La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità degli arresti domiciliari per un cittadino italiano destinatario di un mandato di arresto internazionale dall'Uruguay per traffico di stupefacenti. La Procura Generale aveva impugnato la misura, ritenendo necessario il carcere a causa della gravità del reato e del rischio di allontanamento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il pericolo di fuga nell'estradizione deve fondarsi su elementi concreti e non su semplici presunzioni. Nel caso specifico, l'assenza di precedenti penali, il forte radicamento familiare e l'inquadramento del reato come spaccio singolo (e non associazione a delinquere) giustificano la misura meno afflittiva dei domiciliari, rispettando i principi di adeguatezza e proporzionalità.
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