Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando l'applicazione di una presunta pena sostitutiva illegale da parte del giudice d'appello, in violazione della legge sulle sanzioni sostitutive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una sanzione può definirsi pena sostitutiva illegale solo se risulta contraria fin dall'inizio (ab origine) al quadro normativo vigente, superando i limiti edittali previvi dall'articolo 20-bis del codice penale. Nel caso specifico, invece, il giudice di secondo grado si era limitato a regolamentare le concrete modalità esecutive della misura, senza violare alcun limite di legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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