I giudici di merito hanno condannato l'imputata per furto di energia elettrica mediante un bypass che azzerava i consumi del contatore della sua abitazione. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la prova della responsabilità, l'elemento soggettivo del reato e l'ammontare della pena pecuniaria. La Suprema Corte ha confermato la colpevolezza della donna, sottolineando che l'effettiva dimora nell'immobile e l'intestazione dell'utenza a consumo zero provano l'illecito godimento della corrente. La Cassazione ha però accolto l'ultimo motivo sul calcolo sanzionatorio: a seguito del bilanciamento tra attenuanti e aggravanti, il tetto edittale applicabile era quello ordinario. I giudici di legittimità hanno dunque rideterminato la multa al minimo di legge pari a 154 euro, dichiarando inammissibile il ricorso nel resto.
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