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Patteggiamento In Appello

Definizione

Procedura prevista dall'art. 599-bis del codice di procedura penale, con cui le parti (imputato e pubblico ministero) concordano sui motivi di appello, chiedendo al giudice di accoglierli e di rideterminare la pena di conseguenza. L'accordo vincola il giudice, salvo che non ritenga di dover prosciogliere l'imputato.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 447 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 97% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 2%
  • Rigettato 2%
  • Inammissibile 97%

Provvedimenti per anno

2019 2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 762%
  • Penale Sez. 228%
  • Penale Sez. 510%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 52803/2018in 117 provvedimenti
  • Cass. 35108/2003in 52 provvedimenti
  • Cass. 15505/2018in 104 provvedimenti
  • Cass. 3391/2009in 46 provvedimenti
  • Cass. 19983/2020in 97 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Patteggiamento in appello: nessun ricorso sui reati
Un imputato accusato di tentato omicidio stipula un concordato sulla pena davanti ai giudici di secondo grado, ottenendo una condanna a otto anni di reclusione e mille euro di multa. Successivamente, l'uomo impugna la pronuncia dinanzi alla Suprema Corte, lamentando una motivazione insufficiente riguardo alla corretta qualificazione giuridica del reato. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile. La Corte sancisce che il patteggiamento in appello comporta la rinuncia tacita e irrevocabile a sollevare qualsiasi altra contestazione, comprese le cause di non punibilità e i profili di qualificazione del reato, lasciando aperto il ricorso soltanto nell'ipotesi eccezionale di irrogazione di una pena del tutto contraria alla legge. Il ricorrente subisce anche la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in appello: l’accordo esclude il ricorso
L'Imputato, accusato di tentato omicidio e porto illegale di armi, ha concordato con la pubblica accusa una riduzione della pena a sei anni e dieci mesi di reclusione davanti ai giudici di secondo grado. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e la mancata applicazione di cause di proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il patteggiamento in appello comporta infatti la rinuncia espressa a tutte le altre questioni difensive, impedendo qualsiasi ripensamento successivo, comprese le contestazioni rilevabili d'ufficio, ad eccezione del solo caso di una pena del tutto illegale.
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Patteggiamento in appello: accordo sulla pena e stop al ricorso
Un imputato condannato per violazione delle misure di prevenzione ha concordato la rideterminazione della pena in secondo grado. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione lamentando un vizio di motivazione dei giudici territoriali. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. Chi sceglie il patteggiamento in appello rinuncia a contestare la responsabilità penale o la qualificazione del fatto nei gradi successivi. Questo accordo preclude la proposizione di nuove censure in sede di legittimità, salvo l'ipotesi eccezionale di applicazione di una sanzione illegale. La Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in appello: accordo sulla pena e stop al ricorso
L'imputato ha risposto del reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale sull'identità personale. Nel giudizio di secondo grado, la difesa e la pubblica accusa hanno concordato l'accoglimento parziale dell'impugnazione, riducendo la sanzione a un anno e sei mesi di reclusione. Tale accordo ha comportato la rinuncia espressa a tutti gli altri motivi di contestazione sulla responsabilità penale. Subito dopo la decisione, l'imputato ha promosso ricorso per cassazione lamentando l'eccessiva severità della sanzione concordata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il patteggiamento in appello impedisce ogni successiva contestazione sulla misura della sanzione liberamente concordata, salvo violazioni di legge. L'imputato perde la causa e subisce la condanna alle spese e al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Pena concordata: il patteggiamento in appello blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. L'uomo aveva raggiunto un accordo formale con la Procura generale durante il giudizio di secondo grado, ottenendo una riduzione della condanna tramite il patteggiamento in appello. Successivamente, la difesa ha impugnato la decisione davanti ai giudici di legittimità, lamentando l'omessa o insufficiente motivazione sulla quantificazione della pena e sulla mancata massima concessione delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno ribadito che l'intesa sanzionatoria liberamente concordata tra le parti non può essere contestata unilateralmente, a meno che la pena applicata non sia contraria alla legge. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente a pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in appello: patto vincolante, ricorso vietato
L'imputato concordava la pena davanti alla Corte d'Appello attraverso l'istituto del patteggiamento in appello, rinunciando contestualmente agli altri motivi di impugnazione. Successivamente, il difensore dell'imputato proponeva ricorso per Cassazione contestando il calcolo della pena base per supposta illogicità della motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso palesemente inammissibile senza formalità di udienza. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla sanzione costituisce un negozio processuale liberamente pattuito e vincolante. L'imputato non può contestare unilateralmente la quantificazione della sanzione concordata, salvo i rari casi in cui essa risulti del tutto contraria alla legge. Per effetto della decisione, l'accordo resta pienamente valido e l'imputato subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Ammissione di Colpa vs. Appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da due imputati. Uno di loro aveva ammesso la propria responsabilità per diversi reati, ma contestava l'omessa pronuncia su alcuni motivi di appello e la gestione della recidiva. L'altro imputato lamentava la sproporzione della pena. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di patteggiamento in appello e rinuncia ai motivi, il giudice non deve motivare sul mancato proscioglimento. L'ammissione di responsabilità rende il ricorso inammissibile, così come le questioni sulla recidiva che richiedono accertamenti di fatto.
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Patteggiamento in appello: L’accordo vincola, il ricorso è vano
Un imputato, condannato per rapina e lesioni personali, aveva raggiunto un accordo in appello per la rideterminazione della pena, noto come patteggiamento in appello. Nonostante l'accordo, ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e il mancato riconoscimento di una circostanza attenuante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'accordo di patteggiamento in appello rende definitive le questioni su cui si è rinunciato, impedendo successive contestazioni. L'imputato deve quindi sostenere le spese legali e una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento in Appello: Ricorso Inammissibile per Mancato Proscioglimento
Un individuo, condannato per false dichiarazioni, ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello. Il suo ricorso contestava il mancato proscioglimento nonostante avesse richiesto il patteggiamento in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, a seguito del patteggiamento in appello, il giudice di secondo grado non deve motivare sul mancato proscioglimento se l'imputato ha rinunciato ai motivi di appello. La cognizione del giudice si limita ai motivi non oggetto di rinuncia. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Estorsione aggravata: Cassazione conferma condanne per pizzo mafioso
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per estorsione aggravata a carico di tre persone: un Contabile, un Datore di Lavoro e una Collaboratrice. Il Contabile era accusato di riscuotere il "pizzo" (denaro estorto) per conto di un clan camorristico, sfruttando la sua posizione. Il Datore di Lavoro e la Collaboratrice erano coinvolti in reati simili, con l'aggravante del metodo mafioso. I ricorsi presentati dagli imputati sono stati dichiarati inammissibili, poiché la Corte ha ritenuto le motivazioni delle sentenze precedenti logiche e coerenti, e le contestazioni dei ricorrenti infondate o già rinunciate.
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Patteggiamento in appello: il ricorso bocciato
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che aveva accolto la richiesta di patteggiamento in appello concordata con la Procura. L'Imputato lamentava la mancata motivazione del giudice sul mancato proscioglimento o su eventuali cause di nullità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Quando le parti stipulano un accordo in secondo grado, l'imputato rinuncia ai motivi di impugnazione originari e limita il potere di decisione del giudice ai soli punti concordati. Il giudice d'appello non ha quindi l'obbligo di motivare sul mancato proscioglimento. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in Appello: La rinuncia che preclude il ricorso
Un Imputato, condannato per bancarotta fraudolenta, ha presentato ricorso in Cassazione dopo aver concordato un "patteggiamento in appello". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il "patteggiamento in appello" implica la rinuncia ai motivi di impugnazione, precludendo ulteriori ricorsi. L'Imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso in Cassazione
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza emessa a seguito di patteggiamento in appello, lamentando la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento o sulla validità delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Quando le parti raggiungono un accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis del codice di procedura penale, l'imputato rinuncia espressamente a tutti gli altri motivi di censura. Il giudice di appello non è quindi tenuto a motivare sulle cause di non punibilità né su presunte nullità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in appello: l’accordo sulla pena è vincolante
Tre individui sono stati condannati per furto in abitazione aggravato. Dopo una condanna in primo grado, hanno raggiunto un accordo con il Pubblico Ministero per una pena ridotta tramite patteggiamento in appello. Nonostante l'accordo, hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando le aggravanti e la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il patteggiamento in appello crea un vincolo sulla pena concordata, impedendo ulteriori impugnazioni salvo illegalità della pena stessa. I ricorrenti hanno perso il loro ultimo appello.
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Patteggiamento in Appello: Ricorso Inammissibile, le Ragioni della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che aveva precedentemente concordato un "patteggiamento in appello" (un accordo sulla pena in secondo grado). La Suprema Corte ha chiarito che un ricorso in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento in appello è inammissibile se contesta la mancata verifica di cause di non punibilità (Art. 129 c.p.p.) o la mancanza di motivazione. Il giudice d'appello, accettando il patteggiamento, non deve motivare il mancato proscioglimento se l'imputato ha rinunciato a tutti i motivi di appello. Nel caso specifico, l'imputato aveva espressamente rinunciato a tutti i motivi. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: il patteggiamento blocca la non punibilità
Un Lavoratore, condannato per un reato legato agli stupefacenti, aveva ottenuto in appello una riduzione della pena tramite patteggiamento. Successivamente, ha presentato un ricorso per Cassazione, sostenendo che la Corte d'Appello avrebbe dovuto dichiararlo non punibile. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha chiarito che il patteggiamento in appello implica l'accettazione della responsabilità, precludendo una successiva richiesta di non punibilità senza specifici elementi. Il ricorso mancava di tali prove. Il Lavoratore ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento in appello: la Cassazione limita il ricorso senza motivazione
Un individuo, condannato per tentato furto e possesso di strumenti da scasso tramite un "patteggiamento in appello", ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il giudice che accetta un "patteggiamento in appello" non deve motivare il mancato proscioglimento per cause di non punibilità (Art. 129 c.p.p.). Il ricorso è limitato agli aspetti non rinunciati. L'individuo ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Riconoscimento Recidiva: Patteggiamento in Appello Blocca il Ricorso
Un Imputato, condannato per rapina aggravata, ha visto la sua pena rideterminata in appello. Ha poi presentato ricorso in Cassazione contestando il `riconoscimento recidiva`, basato su una condanna svizzera, sostenendo l'irregolarità della procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, avendo l'Imputato concordato la pena in appello (patteggiamento in appello), aveva rinunciato ai motivi di impugnazione. La questione della `recidiva` non rientrava tra le "pene illegali" che avrebbero consentito un ricorso, in quanto richiedeva accertamenti di fatto non ammissibili in quella sede.
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Patteggiamento in appello: spese processuali sempre a carico
Un imputato condannato per estorsione stipula un concordato di pena in secondo grado. Successivamente l'imputato ricorre in Cassazione contestando la decisione del giudice di addossargli il pagamento delle spese processuali. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La giurisprudenza chiarisce che il patteggiamento in appello non attribuisce alcun diritto all'esonero dalle spese del grado, a differenza di quanto accade nel patteggiamento di primo grado. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese giudiziarie, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento in Appello: L’Accordo Vincola, il Ricorso Fallisce
Due imputati, condannati per rapina aggravata, avevano concordato una riduzione di pena in appello tramite "patteggiamento in appello". Hanno poi presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento e l'ammontare della pena pecuniaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il "patteggiamento in appello" implica la rinuncia a contestare la qualificazione del fatto o la determinazione della pena, a meno che quest'ultima non sia "illegale". I ricorsi non rientravano in queste eccezioni, rendendo le condanne definitive.
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