Un cittadino ha subito una condanna dal Tribunale per il porto ingiustificato di coltello lungo ventuno centimetri, con una lama di otto centimetri, portato fuori dalla propria abitazione. Il giudice ha inflitto una pena di ottocento euro di ammenda, ordinando la confisca e la distruzione dell'arma impropria. L'interessato ha presentato ricorso sostenendo che l'oggetto fosse un banale utensile da cucina trasportato per ragioni lecite, chiedendo l'assoluzione o la causa di non punibilità per particolare tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha aggiunto il pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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