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Omicidio Colposo Sul Lavoro

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Omicidio colposo sul lavoro: l’ebbrezza non scusa il datore negligente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo sul lavoro a carico di un datore di lavoro. Un operaio, assunto "in nero" e senza formazione, è precipitato da un cantiere a causa di un argano montato male. Il datore di lavoro era responsabile per l'inadeguata installazione dell'attrezzatura e la mancanza di formazione. La Corte ha escluso che lo stato di ebbrezza del lavoratore interrompesse il nesso di causalità, poiché la causa principale era il difetto dell'attrezzatura. Il ricorso del datore è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Braccio rotto, operaio morto: omicidio colposo sul lavoro
Un armatore è stato condannato per omicidio colposo sul lavoro a seguito della morte di un marinaio, colpito da un braccio meccanico del peschereccio che si è spezzato. La perizia ha accertato che il cedimento è avvenuto per usura e totale assenza di manutenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'armatore, sottolineando che il suo dovere di garantire la sicurezza delle attrezzature prescinde da specifici obblighi di certificazione. La sentenza ha però annullato la decisione sulle attenuanti generiche, rinviando il caso a un nuovo giudice per una nuova valutazione su questo specifico punto, che potrebbe portare a una riduzione della pena.
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Omicidio colposo sul lavoro: visibilità e obblighi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo sul lavoro a carico di un conducente di carrello elevatore che, effettuando una retromarcia con visuale ostruita, aveva investito mortalmente un altro lavoratore. La sentenza sottolinea che la violazione della regola cautelare di base, ovvero l'obbligo di fermarsi e verificare l'assenza di pericoli prima di una manovra 'al buio', fonda la responsabilità penale, a prescindere da eventuali condotte imprevedibili della vittima.
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