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Occupazione Demaniale Abusiva

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occupazione demaniale abusiva: la Cassazione annulla lo stop
Un cittadino ha installato una recinzione sulla spiaggia senza autorizzazione, occupando illegittimamente il suolo pubblico. Il Giudice per le indagini preliminari ha emesso un decreto penale di condanna. A seguito dell'opposizione dell'imputato, lo stesso giudice ha dichiarato l'estinzione dei reati per prescrizione. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'occupazione demaniale abusiva costituisce un reato permanente che continua finché l'opera non viene rimossa. Inoltre, il giudice non possedeva il potere di cancellare il reato dopo l'opposizione senza avviare il processo. La Cassazione ha annullato la sentenza e ha ordinato la prosecuzione del giudizio.
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Occupazione demaniale abusiva: la sanatoria non salva dal processo
Il Tribunale di Larino aveva dichiarato estinti per intervenuta sanatoria i reati contestati a tre cittadini, accusati di aver realizzato un immobile abusivo occupando arbitrariamente un'area demaniale marittima. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, stabilendo che l'occupazione demaniale abusiva e la costruzione nella fascia di rispetto senza autorizzazione costituiscono reati penali non sanabili. La successiva autorizzazione a mantenere le opere non cancella l'illecito penale, poiché non esiste alcuna norma che preveda l'estinzione del reato per sanatoria in questi casi. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Occupazione demaniale abusiva: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imprenditore condannato per occupazione demaniale abusiva di un'area di 120 mq sulla spiaggia, utilizzata per il noleggio di ombrelloni e sdraio senza concessione. La difesa sosteneva l'assenza di responsabilità poiché l'imputato era solo socio e non amministratore della società. La Corte ha rigettato tale tesi, confermando che il reato è comune e punisce chiunque occupi materialmente lo spazio pubblico. Tuttavia, i giudici hanno annullato la sentenza senza rinvio limitatamente alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena, riconosciuta in virtù dell'incensuratezza dell'imputato.
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