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Occupazione Abusiva Di Spazio Demaniale

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occupazione abusiva di spazio demaniale: condanna e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del gestore di uno stabilimento balneare per l'occupazione abusiva di spazio demaniale marittimo. L'imputato aveva posizionato manufatti e attrezzature su un'area demaniale di gran lunga superiore a quella autorizzata. La difesa sosteneva l'intervenuta prescrizione del reato, individuando la cessazione dell'illecito con la fine della stagione estiva o con il primo controllo degli operanti. I giudici di legittimita hanno chiarito che l'occupazione abusiva di spazio demaniale e un reato permanente. La condotta illecita cessa soltanto con lo sgombero effettivo dell'area o con il rilascio di una regolare concessione. Di conseguenza, il termine di prescrizione non era decorso. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di spazio demaniale: no al ricorso generico
Un imprenditore è stato condannato per l'occupazione abusiva di spazio demaniale, avendo posizionato 15 ombrelloni e 26 sdraio sulla spiaggia antistante il proprio ristorante senza alcuna concessione. L'imputato ha proposto ricorso contestando l'utilizzabilità delle dichiarazioni rese dal padre coimputato, ritenendo la condanna priva di prove valide. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando si contesta una specifica prova, occorre dimostrare che le restanti prove non siano sufficienti a giustificare la condanna. Nel caso di specie, la titolarità dell'impresa, il posizionamento degli arredi davanti al locale e l'intervento diretto dell'imprenditore durante il controllo della Capitaneria di Porto confermano la responsabilità penale. L'imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ristorante e occupazione abusiva di spazio demaniale: condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della proprietaria di un ristorante, condannata per il reato di occupazione abusiva di spazio demaniale. La donna contestava la natura demaniale dell'area occupata dal suo locale, lamentando l'assenza di confini catastali certi. I giudici hanno invece chiarito che l'appartenenza di un'area al demanio marittimo non richiede necessariamente risultanze catastali, ma può essere desunta dalle caratteristiche naturali del bene e dalla sua funzione di servizio ai pubblici usi del mare. Di conseguenza, la condanna a un'ammenda di 300 euro è stata confermata e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Furgone o negozio: l’occupazione abusiva di spazio demaniale
Un commerciante è stato condannato per il reato di occupazione abusiva di spazio demaniale per aver posizionato stabilmente un furgone adibito a panineria su un'area marittima pubblica, sollevandolo da terra e allacciandolo alla rete elettrica. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice illecito amministrativo e lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'occupazione con un veicolo diventa reato se il mezzo perde la capacità di circolare e non è immediatamente rimovibile. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alla mancata valutazione della causa di non punibilità, annullando la sentenza con rinvio al Tribunale per un nuovo esame su questo specifico punto.
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