Definizione
Un tipo di obbligazione in cui il debitore si impegna a svolgere un'attività con la dovuta diligenza, ma senza garantire il raggiungimento di un risultato specifico.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 64 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 56% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 23%
- Rigettato 56%
- Inammissibile 21%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 345%
- Civile Sez. 229%
- Civile Sez. 126%
Precedenti più richiamati
- Cass. 2913/2020in 5 provvedimenti
- Cass. 9572/2024in 3 provvedimenti
- Cass. 7618/1997in 3 provvedimenti
- Cass. 27045/2024in 3 provvedimenti
- Cass. 18705/2016in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un socio cede le proprie quote societarie e accusa il professionista incaricato della perizia contabile di aver causato una grave perdita economica con una stima errata. Il venditore chiede quindi il risarcimento dei danni, ma i giudici respingono la domanda e confermano l'obbligo di pagare l'onorario professionale. La Cassazione chiarisce che la responsabilità del commercialista richiede la prova rigorosa dell'accordo contrattuale e dei dati consegnati. Nella vicenda, il mandato riguardava una perizia a meri fini fiscali basata su carte parziali, senza alcun incarico di revisione contabile né garanzia sul prezzo finale di vendita. Trattandosi di un'obbligazione di mezzi, il consulente non risponde dell'esito della compravendita se ha adempiuto con diligenza ai compiti effettivamente assegnati dal cliente.
Continua »
La Corte d'Appello di Venezia ha revocato un decreto ingiuntivo relativo a un contratto di consulenza per comunicazione. La decisione si fonda sul mancato assolvimento dell'onere della prova adempimento da parte della società fornitrice, che non è riuscita a dimostrare l'esecuzione integrale delle prestazioni pattuite, limitandosi ad attività marginali rispetto all'ampiezza dell'incarico ricevuto.
Continua »
La Banca concede un mutuo fondiario garantito da ipoteca su un immobile. A seguito del mancato pagamento delle rate, l'istituto di credito avvia il pignoramento. Il perito nominato dal giudice scopre però che il terreno è gravato da un uso civico, rendendo il bene incommerciabile e bloccando l'esecuzione. La Banca cita quindi il pubblico ufficiale per ottenere il risarcimento del danno subito. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità professionale del notaio. Il professionista deve verificare la piena commerciabilità e libertà da vincoli dell'immobile, eseguendo tutte le ricerche storiche necessarie. La presenza di una perizia tecnica disposta dalla banca non esonera il notaio dai propri specifici obblighi di diligenza e consiglio.
Continua »
Un avvocato ha chiesto di essere pagato dal fallimento di una società per l'assistenza fornita nella presentazione di una domanda di concordato preventivo, successivamente dichiarata inammissibile. La curatela fallimentare si è opposta al pagamento sollevando l'eccezione di inadempimento del professionista, poiché la proposta redatta violava palesemente le norme di legge inderogabili. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda del legale. I giudici hanno stabilito che l'eccezione di inadempimento del professionista trova piena applicazione quando l'attività difensiva o consulenziale risulta del tutto inidonea a tutelare il cliente e priva della diligenza qualificata richiesta. Di conseguenza, il credito per il compenso professionale è stato integralmente escluso dal passivo fallimentare e il legale è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Un cliente cita in giudizio il proprio legale per far valere la responsabilità professionale dell'avvocato a seguito della proposizione di un appello palesemente inammissibile contro una decisione arbitrale. Nonostante l'assicurazione del difensore abbia transatto parte del contenzioso, il cliente ottiene la restituzione dei compensi corrisposti per l'impugnazione inutile. Il professionista ricorre in Cassazione contestando la valutazione della propria prestazione e la gestione delle spese processuali. La Suprema Corte respinge definitivamente il ricorso del legale. I giudici confermano che il compimento di un gravissimo errore processuale obbliga alla restituzione degli onorari incassati, poiché arreca un danno patrimoniale ingiustificato all'assistito. Il difensore perde la causa e deve pagare anche le spese di legittimità.
Continua »
L'amministratore di una società indicava nella dichiarazione fiscale una fattura da 2.400 euro emessa da una ditta individuale priva di reale struttura. I giudici di merito accertavano l'utilizzo illecito di fatture per operazioni inesistenti, concedendo però la non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'imprenditore ricorreva in Cassazione sostenendo la regolarità dell'incarico promozionale, il pagamento in contanti tramite intermediari e l'assenza di interesse a evadere vista la presenza di consistenti crediti fiscali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la falsità della prestazione per via della natura fittizia dell'emittente, della genericità della causale e della mancanza di prove sull'effettiva attività svolta, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Committente di un complesso turistico-alberghiero cita in giudizio il Direttore dei Lavori per gravi difetti costruttivi legati alla mancata insonorizzazione dei mini-appartamenti. La perizia tecnica accerta uno spessore dell'isolante inferiore alle prescrizioni e l'omissione di pannelli fonoassorbenti. Mentre la Corte d'Appello esclude colpe professionali invocando la mera alta sorveglianza e l'inapplicabilità dei limiti acustici agli alberghi, la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte afferma la piena responsabilità del direttore dei lavori: il professionista deve verificare la corretta posa dei materiali prima della chiusura dei solai. La disciplina sui requisiti acustici si applica a tutte le unità abitative di un albergo. La causa torna alla Corte d'Appello per la quantificazione dei danni.
Continua »
Un legale ha richiesto il pagamento dei compensi per l'attività di recupero crediti svolta per conto di un cliente. Il cliente ha contestato la parcella, lamentando strategie esecutive inutilmente costose e un consiglio errato: l'acquisto all'asta di un usufrutto intestato al figlio, poi estintosi quasi subito per la morte della debitrice. I giudici territoriali hanno ridotto la parcella ma negato il risarcimento al cliente per presunto difetto di legittimazione attiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista e accolto quello del cliente, stabilendo che la responsabilità professionale dell'avvocato legittima il cliente a chiedere i danni se ha finanziato l'operazione dannosa suggerita dal difensore.
Continua »
Un acquirente recede dal contratto preliminare dopo aver scoperto, grazie al proprio notaio di fiducia, che l'immobile sorge su un terreno agricolo con forte sospetto di lottizzazione abusiva. I venditori, costretti a restituire la caparra, chiamano in causa il notaio che nel 2003 aveva redatto il loro atto d'acquisto, chiedendo il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità professionale del notaio originario. Anche se l'atto di vendita del 2003 non è nullo, il professionista ha violato i doveri di diligenza e consiglio, non rilevando le evidenti irregolarità urbanistiche dell'immobile. Il notaio è quindi tenuto a risarcire i venditori per aver trasferito un bene irregolare che ha poi fatto saltare la successiva vendita.
Continua »
Un cliente ha citato in giudizio il proprio difensore per presunta responsabilità professionale dell'avvocato, lamentando un errore nell'individuazione del soggetto da convenire in giudizio e carenze probatorie in una causa immobiliare. La Corte d'Appello ha escluso la colpa del legale, ritenendo la questione giuridica affrontata complessa e ampiamente opinabile al momento della scelta strategica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cliente. I giudici hanno chiarito che la scelta del difensore, se basata su una questione giuridica opinabile, non costituisce negligenza. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di riesaminare il merito dei fatti e delle prove in sede di legittimità. Il cliente perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Una coltivatrice ha fatto causa al proprio agronomo chiedendo il risarcimento dei danni per la perdita di finanziamenti pubblici, attribuita a errori del professionista. L'agronomo ha risposto chiedendo il pagamento del proprio compenso. I giudici di merito hanno respinto la domanda della cliente, ritenendo che il progetto respinto riguardasse opere in cemento armato di competenza di un ingegnere e non dell'agronomo. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso della donna. I giudici hanno confermato l'assenza di responsabilità professionale in capo all'agronomo, in quanto questi non poteva firmare progetti strutturali senza commettere un abuso di professione. La cliente è stata condannata a pagare le spese di giudizio e il compenso del professionista.
Continua »
Due coniugi hanno citato in giudizio un professionista chiedendo il risarcimento dei danni per la perdita di un immobile, pignorato dall'Erario. Secondo i coniugi, sussisteva la responsabilità professionale del notaio per il ritardo del Comune nell'annotare il fondo patrimoniale a margine dell'atto di matrimonio, rendendolo inopponibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, escludendo qualsiasi responsabilità professionale del notaio. La Corte ha chiarito che il notaio ha l'obbligo di richiedere tempestivamente l'annotazione entro trenta giorni, ma non ha il dovere di vigilare sull'operato della pubblica amministrazione né di garantirne il risultato. Inoltre, i coniugi non hanno dimostrato che il debito fosse estraneo ai bisogni familiari, elemento indispensabile per rendere il fondo opponibile al creditore. La domanda di risarcimento è stata quindi rigettata.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del direttore dei lavori per i gravi difetti di ristrutturazione di un immobile che avevano causato allagamenti. Il professionista si era difeso sostenendo di aver espresso il proprio dissenso per iscritto rispetto alle opere errate eseguite dall'appaltatore. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la semplice segnalazione scritta non basta a escludere la responsabilità del direttore dei lavori. Egli avrebbe dovuto ordinare la rimozione delle opere difformi o, in caso di rifiuto, dimettersi dall'incarico. Inoltre, la Corte ha negato la copertura assicurativa poiché il professionista aveva nascosto alla propria compagnia l'esistenza di una precedente lettera di contestazione prima di firmare la polizza. Il ricorso del direttore dei lavori è stato quindi rigettato, confermando la sua condanna a risarcire i proprietari.
Continua »
Due investitori citano in giudizio una banca, una società di gestione e il loro promotore finanziario per la perdita del capitale investito in una gestione patrimoniale. La Corte d'appello dichiara inammissibile l'appello contro il promotore per vizio di notifica e rigetta la domanda contro le società per mancanza di prova sul nesso causale. La Cassazione accoglie parzialmente il ricorso degli investitori: la notifica effettuata al vecchio indirizzo del difensore è nulla e non inesistente, quindi sanabile con effetto retroattivo. Di conseguenza, la Cassazione rinvia la causa alla Corte d'appello per valutare nel merito la responsabilità del promotore. Conferma invece il rigetto verso la banca, ribadendo che per la violazione degli obblighi informativi attivi è necessario dimostrare il nesso causale nell'intermediazione finanziaria tra l'omessa informazione e la scelta di investire.
Continua »
I Committenti hanno citato in giudizio l'Impresa Appaltatrice e il Direttore dei Lavori per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da gravi vizi dell'opera edile. Il Tribunale si era dichiarato incompetente a causa di una clausola compromissoria inserita nel contratto di appalto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Committenti, stabilendo che la clausola compromissoria binaria, valida solo tra committente e appaltatore, non può applicarsi quando nel processo è coinvolto un terzo, come il Direttore dei Lavori, che rappresenta un centro di interessi autonomo e contrapposto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale ordinario.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione dallo stato passivo del compenso richiesto da un sindaco di una società in liquidazione. La curatela ha legittimamente sollevato l'eccezione di inadempimento, dimostrando che il professionista non aveva svolto i necessari controlli. Il sindaco, infatti, si era limitato a prendere atto dei dati contabili forniti dagli amministratori, ignorando macroscopici segnali di crisi e la perdita totale del capitale sociale. La Corte ha chiarito che la responsabilità del collegio sindacale impone un dovere di vigilanza attiva e ispezioni mirate, non una passiva accettazione dei bilanci. Di conseguenza, l'omessa vigilanza fa perdere al professionista il diritto al compenso.
Continua »
Durante una partita di calcio, un tifoso muore a causa del lancio di un ordigno. I familiari chiedono il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha ridefinito le responsabilità dei soggetti coinvolti sul tema della sicurezza negli stadi. La Corte ha escluso la responsabilità del Ministero dell'Interno, poiché le forze dell'ordine hanno un'obbligazione di mezzi e non di risultato, e all'epoca dei fatti non erano consentiti controlli invasivi. Ha inoltre escluso la responsabilità del Comune, mero esecutore delle direttive sulla barriera divisoria. Al contrario, è stata confermata la responsabilità della società calcistica, in quanto l'acquisto del biglietto garantisce allo spettatore non solo la visione della partita, ma anche la tutela della propria incolumità fisica rispetto a eventi prevedibili come le violenze tra tifoserie.
Continua »
Una cliente ha citato in giudizio il proprio legale chiedendo la restituzione di 130.000 euro concessi in prestito e il risarcimento dei danni per negligenza professionale. A sostegno del prestito, la cliente ha prodotto la registrazione di una conversazione in cui il professionista ammetteva il debito. Il legale ha contestato genericamente la prova. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che il disconoscimento della registrazione fonografica deve essere chiaro, specifico e circostanziato, e non può limitarsi a una generica contestazione. Di conseguenza, l'avvocato è stato condannato a restituire l'intera somma ricevuta a titolo di mutuo e a risarcire i danni causati dalla sua superficiale gestione delle cause della cliente, oltre al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Una proprietaria immobiliare, gravata da debiti, stipula un contratto preliminare con un acquirente per vendere i suoi beni ed estinguere le pendenze. L'accordo prevede una condizione risolutiva: se i debiti non vengono pagati, il contratto si scioglie. Poiché i debiti rimangono, la proprietaria chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni, ma non formula una specifica domanda di restituzione degli immobili. La Corte d'Appello dichiara risolto il contratto ma rigetta la restituzione dei beni. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la risoluzione del contratto, pur avendo effetto retroattivo, non consente al giudice di ordinare d'ufficio la restituzione delle prestazioni eseguite se la parte non ha presentato un'esplicita e formale domanda restitutoria.
Continua »
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'azienda per un credito di oltre 43.000 euro, relativo a una consulenza per la riorganizzazione aziendale. Il Tribunale ha respinto la domanda poiché il consulente, già a conoscenza del grave dissesto finanziario dell'impresa, avrebbe dovuto astenersi dall'accettare un incarico palesemente inutile e dannoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore autonomo. I giudici hanno stabilito che la diligenza del professionista impone l'obbligo di informare e dissuadere il cliente dal compiere operazioni destinate al fallimento, evitando così di aggravare il dissesto economico. Di conseguenza, il professionista perde la causa e non ha diritto al compenso per la consulenza prestata.
Continua »