L'Imputato era accusato di truffa online per aver venduto un bene senza consegnarlo, incassando 280 euro. Il Tribunale lo aveva assolto applicando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso, sostenendo che il danno non fosse esiguo e che la truffa online fosse intrinsecamente insidiosa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il danno era ridotto e che l'agire dell'Imputato non era insidioso, avendo usato il proprio vero nome, un'utenza telefonica a sé intestata e un conto corrente personale. L'assenza di precedenti penali è stata correttamente valutata per escludere l'abitualità del comportamento.
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