Una società di custodia ha impugnato la decisione del Tribunale che confermava una liquidazione minima per la custodia di beni sequestrati e poi distrutti. Il giudice di merito aveva ridotto drasticamente l'importo ipotizzando la presenza di sole novanta pentole anziché novanta scatole (contenenti novecento pentole) e riducendo la tariffa per il basso valore dei beni. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la liquidazione compenso custode giudiziario per beni non tabellati deve basarsi sugli usi locali provati e non su criteri equitativi arbitrari. Inoltre, il basso valore delle cose non giustifica una riduzione del compenso, poiché il custode mantiene intatta la sua piena responsabilità civile e penale per la conservazione dei beni. La decisione è stata cassata con rinvio.
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