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mono-committenza

Definizione

La condizione di un lavoratore autonomo che presta la propria attività in favore di un unico cliente o committente. Sebbene indichi una dipendenza economica, non è di per sé sufficiente a qualificare il rapporto come subordinato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Abuso di dipendenza economica: il fornitore perde la causa
Un'impresa appaltatrice cita in giudizio una committente e una cooperativa subentrante, lamentando l'abuso di dipendenza economica, la concorrenza sleale per storno di dipendenti e il mancato rinnovo dei contratti. La società sostiene di essere stata gravemente danneggiata dalla cessazione del rapporto e dal passaggio del proprio personale alla nuova impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'appaltatrice. I giudici chiariscono che la mono-committenza non prova automaticamente l'abuso di dipendenza economica se manca la dimostrazione di condotte vessatorie o di un arbitrario rifiuto di contrattare. Inoltre, il mancato rinnovo contrattuale è avvenuto nel rispetto delle scadenze pattuite e il passaggio dei lavoratori è legittimo in quanto imposto dalle norme della contrattazione collettiva sul cambio appalto.
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Fallimento per dipendenza economica? No al controllo esterno di società
I fallimenti di due società del settore telecomunicazioni hanno citato in giudizio un'importante azienda del settore, accusandola di aver esercitato un'eterodirezione abusiva e un controllo esterno di società. Secondo le accuse, la grande azienda, tramite la propria posizione dominante e specifici vincoli contrattuali, avrebbe causato il dissesto delle altre. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la semplice dipendenza economica e tecnologica, o il fatto di avere un solo cliente (mono-committenza), non sono sufficienti a dimostrare l'esistenza di un controllo esterno di società. Per configurare tale fattispecie, è necessaria la prova di vincoli contrattuali specifici che attribuiscano alla società dominante un potere di ingerenza e direzione sulle scelte strategiche della controllata.
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Lavoro autonomo avvocato: quando è genuino
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28274/2024, ha stabilito che la collaborazione di un legale con un grande studio legale si qualifica come lavoro autonomo avvocato quando, nonostante l'integrazione organizzativa, il professionista mantiene autonomia decisionale sul contenuto tecnico della prestazione. La Corte ha rigettato il ricorso di un'avvocata che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, sottolineando che elementi come la mono-committenza, l'uso di risorse dello studio e un compenso fisso non sono sufficienti a provare la subordinazione in assenza di un potere direttivo e conformativo del committente.
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