Il Detenuto, sottoposto a custodia cautelare in carcere, aveva ottenuto l'autorizzazione a fare visita alla nonna morente. L'uscita non era mai avvenuta. Dopo il decesso e la tumulazione della donna, il giudice negava un nuovo permesso di necessità per pregare sulla tomba al cimitero, ritenendo l'esigenza spirituale soddisfabile all'interno della cella. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, accogliendo il ricorso dell'uomo. I giudici hanno chiarito che la mancata esecuzione della prima autorizzazione non cancella la gravità eccezionale del lutto familiare. Il raccoglimento intimo presso il luogo di sepoltura costituisce un bisogno interiore non surrogabile con la preghiera in carcere. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza, disponendo un nuovo giudizio per consentire la visita al cimitero con adeguate cautele di sicurezza.
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