La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina aggravata e ricettazione a carico di due soggetti. Il Secondo Imputato contestava la validità dell'indagine dattiloscopica che aveva riscontrato la corrispondenza di 23 minuzie. La Suprema Corte ha ribadito che la corrispondenza di almeno 16 o 17 punti d'impronta digitale garantisce la certezza dell'identificazione, costituendo piena prova di colpevolezza. Il Primo Imputato contestava invece l'identificazione fotografica e fisionomica. I giudici hanno rigettato le doglianze, valorizzando la corrispondenza dei tratti somatici rilevata dai carabinieri e dai RIS, oltre al rinvenimento di foto sui social network che lo ritraevano con gli stessi occhiali usati durante la rapina. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso del Primo Imputato e dichiarato inammissibile quello del Secondo Imputato, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese processuali.
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