La Corte di Cassazione ha stabilito che la contestazione di un presunto malfunzionamento contatore, se sollevata per la prima volta in appello, è tardiva e quindi inefficace. Nel caso specifico, una cliente si opponeva al pagamento di una bolletta energetica. La compagnia fornitrice ha dimostrato il proprio credito attraverso prove documentali e indiziarie, come i dati di consumo associati al codice POD dell'utenza. I giudici hanno ritenuto sufficienti tali prove e hanno respinto il ricorso della cliente, sottolineando che l'eccezione sul difetto del misuratore andava sollevata fin dal primo grado di giudizio. Di conseguenza, la cliente è stata condannata al pagamento.
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