LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Libertà Vigilata E Pericolosità Sociale

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Libertà vigilata e pericolosità sociale: mafia e rigetto
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della libertà vigilata per tre anni nei confronti di un individuo condannato per associazione mafiosa di vertice. I giudici hanno ribadito il legame tra libertà vigilata e pericolosità sociale, evidenziando che l'attualità del rischio di recidiva si desume legittimamente dalla gravità dei delitti commessi e dal ruolo direttivo rivestito nell'organizzazione criminale. Il mancato riscontro di elementi concreti capaci di dimostrare un reale affievolimento della condotta pericolosa giustifica il rigetto del ricorso e la condanna al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Libertà vigilata e pericolosità sociale: conferma per ex detenuto
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di un anno nei confronti di un uomo condannato per associazione mafiosa e riciclaggio, al termine della pena detentiva. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno accertato il legame tra libertà vigilata e pericolosità sociale attuale. I giudici hanno valorizzato il rientro del condannato nello stesso contesto criminale familiare e territoriale, la mancata revisione critica dei reati commessi e la persistente operatività del clan. La Suprema Corte ha chiarito che la buona condotta carceraria e la revoca di precedenti misure di prevenzione non cancellano la pericolosità sociale accertata, giustificando pienamente la vigilanza.
Continua »
Libertà vigilata e pericolosità sociale: la recidiva blocca il ricorso
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che confermava l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata. Il ricorrente sosteneva l'assenza di una sua reale pericolosità sociale attuale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che i motivi presentati riproducevano semplicemente contestazioni già esaminate e respinte dai giudici di merito. La valutazione sulla pericolosità sociale attuale è stata ritenuta corretta e logica, in quanto fondata sulle ripetute ricadute nel crimine da parte del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »