Definizione
Contratto di locazione finanziaria che permette l'utilizzo di un bene dietro pagamento di un canone periodico.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 94 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 34% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 32%
- Rigettato 34%
- Inammissibile 28%
- Estinto 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 542%
- Civile Sez. 338%
- Penale Sez. 520%
Precedenti più richiamati
- Cass. 9427/2011in 3 provvedimenti
- Cass. 33380/2008in 5 provvedimenti
- Cass. 44350/2016in 4 provvedimenti
- Cass. 21933/2018in 4 provvedimenti
- Cass. 44898/2015in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate contestava a un agricoltore un maggior reddito ai fini Irpef mediante accertamento sintetico. L'ufficio fondava la pretesa su investimenti patrimoniali, tra cui l'acquisto di materie prime, la restituzione di un finanziamento fondiario per terreni destinati all'allevamento e un'autovettura. Il contribuente impugnava l'atto sostenendo la natura strumentale dei beni agricoli e l'acquisizione dell'auto in leasing. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'agricoltore. I giudici hanno chiarito che i beni impiegati nella coltivazione non giustificano la ricostruzione induttiva del reddito. Il Fisco può utilizzare tale strumento solo in presenza di elementi estranei alla gestione agricola. Inoltre, i giudici di merito hanno trascurato il contratto di leasing, il quale comporta esborsi rateali differenti dal costo pieno di acquisto.
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La Corte d'Appello confermava la condanna di un imprenditore per il delitto di bancarotta fraudolenta per aver sottratto beni aziendali, tra cui un bene concesso in leasing mai rinvenuto. L'imprenditore impugnava la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la violazione di legge e il vizio di motivazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'atto difensivo conteneva censure generiche e prive di riscontri specifici sui fatti esaminati nei gradi precedenti. Inoltre, l'imputato sollevava contestazioni nuove sul bene in leasing, mai formulate durante l'appello. La Suprema Corte ha confermato la condanna penale definitiva dell'imprenditore, imponendogli il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un'azienda bancaria ha chiesto il rimborso dell'IMU per un immobile oggetto di un contratto di leasing risolto anticipatamente. L'azienda sosteneva di non dover più pagare l'IMU dopo la risoluzione, anche se non aveva ancora riavuto la disponibilità fisica del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'IMU è dovuta per l'intera durata contrattuale del leasing, indipendentemente dalla riconsegna materiale del bene. Il principio chiave è che il presupposto impositivo dell'IMU leasing risolto è la vigenza del contratto, non il possesso fisico.
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Un Comune ha contestato alla Società di Leasing il mancato pagamento dell'IMU su immobili concessi in leasing. I conduttori non avevano pagato i canoni e la Società aveva risolto il contratto, ma gli immobili non erano stati riconsegnati. Il Comune riteneva la Società responsabile per la soggettività passiva IMU leasing. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso tale obbligo dopo la risoluzione. In Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale, portando all'estinzione del giudizio e alla compensazione delle spese. La questione sulla soggettività passiva IMU leasing è rimasta quindi senza una decisione di merito.
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Una società cessionaria ha chiesto l'ammissione al passivo di una banca in `liquidazione coatta amministrativa` per canoni di locazione non pagati e un equo indennizzo. Il liquidatore della banca ha contestato la validità dei complessi contratti di leasing e locazione. Il Tribunale ha riconosciuto i crediti della società cessionaria. La Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale del liquidatore, che contestava la validità delle operazioni e la quantificazione dell'indennizzo, sia il ricorso incidentale della società cessionaria, confermando le decisioni del Tribunale sulla validità dei contratti e l'ammontare dell'equo indennizzo. La Suprema Corte ha così stabilito la correttezza della valutazione dei crediti.
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Un imprenditore è stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione a causa della scomparsa di un macchinario industriale acquistato tramite leasing. I curatori fallimentari non hanno rinvenuto il bene presso la sede aziendale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando le testimonianze e la ricostruzione dei fatti effettuata nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile riesaminare le prove e le questioni di fatto quando la motivazione della sentenza impugnata risulta logica e coerente. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore. L'uomo aveva sottratto un'autovettura concessa in leasing alla società, poi dichiarata fallita. Il veicolo è stato ritrovato presso la madre dell'imputato. La Cassazione ha ribadito che la distrazione di un bene in leasing integra il reato di bancarotta fraudolenta se impedisce l'acquisizione alla massa fallimentare o crea un onere economico per il fallimento. Il ricorso dell'amministratore è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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L'amministratore di fatto e un soggetto esterno sono stati condannati per il reato di bancarotta fraudolenta per aver sottratto beni aziendali, tra cui un impianto da cucina in leasing e alcuni veicoli, oltre ad aver tenuto irregolarmente i libri contabili. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale degli imputati, ribadendo che la distrazione di beni presi in leasing arreca un danno alla massa dei creditori. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla durata delle pene accessorie fallimentari. I giudici hanno stabilito che la durata di tali sanzioni non può essere fissata automaticamente al massimo di dieci anni basandosi solo su precedenti penali generici, ma richiede una motivazione specifica e individualizzata legata alla gravità del fatto e alle esigenze di prevenzione.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Amministratore di fatto per bancarotta fraudolenta, sia patrimoniale che documentale. L'imputato aveva contestato il suo ruolo effettivo nella gestione della società fallita, la distrazione di veicoli in leasing e la presunta sottrazione di scritture contabili. La Corte ha ribadito che il ruolo di amministratore di fatto si desume dalle attività concrete svolte. Ha inoltre chiarito che la disponibilità materiale dei beni in leasing è sufficiente per configurare la bancarotta fraudolenta per distrazione e che una contabilità confusa, anche per presunto furto, integra la bancarotta documentale se impedisce la ricostruzione degli affari. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato, confermando la condanna.
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Un'azienda utilizzatrice di un immobile in leasing ha concesso il bene in subaffitto a un'altra società. A causa dell'inadempimento dell'utilizzatrice, la società concedente e proprietaria del bene ha attivato la clausola risolutiva espressa, provocando la risoluzione del leasing e sublocazione. L'utilizzatrice, poi fallita, ha comunque preteso i canoni di occupazione dal subconduttore, il quale si è opposto eccependo il difetto di legittimazione dell'ex intermediario. La Corte di Cassazione ha confermato che, sciolto il leasing principale, il sublocatore perde ogni diritto di incassare i canoni. Il subconduttore deve versare l'indennità direttamente alla società proprietaria dell'immobile. Il ricorso della curatela fallimentare è stato rigettato con condanna alle spese di lite.
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L'amministratore di una società fallita ha inserito a bilancio come beni di proprietà due impianti fotovoltaici detenuti solo tramite contratto di leasing. Questo falso contabile ha mostrato una solidità inesistente, permettendo all'azienda di ottenere nuovi prestiti bancari e di continuare l'attività economica, aggravando la crisi finanziaria. La Corte di Appello ha condannato il dirigente per il reato di bancarotta fraudolenta impropria causata da false comunicazioni sociali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando integralmente la condanna e sanzionando il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Società Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per l'anno 2008 relativo a costi di leasing ritenuti fittizi. La difesa sosteneva che l'Amministrazione Finanziaria non potesse utilizzare i documenti acquisiti durante una verifica autorizzata solo per il 2007. Inoltre, chiedeva l'applicazione retroattiva delle sanzioni più lievi introdotte nel 2024. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena utilizzabilità dei dati fiscali anche per annualità diverse da quella indicata nell'autorizzazione all'accesso, purché acquisiti legittimamente. La Corte ha altresì escluso la retroattività delle nuove sanzioni tributarie per le violazioni commesse prima del primo settembre 2024, ritenendo legittima la deroga temporale stabilita dal legislatore. La Società Contribuente è stata condannata al pagamento delle spese.
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L'Azienda ha stipulato una transazione ottenendo un risarcimento danni per il mancato godimento di un immobile in leasing. L'Agenzia delle Entrate ha qualificato la somma residua di circa 328.000 euro come sopravvenienze attive tassabili. L'Azienda contestava la tassazione, sostenendo che l'indennizzo compensasse canoni di leasing non dedotti in precedenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che le indennità risarcitorie costituiscono sopravvenienze attive assimilate e sono pienamente tassabili. Non rileva la mancata deduzione dei canoni passati, poiché il rapporto tributario e quello contrattuale rimangono distinti. L'Azienda perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Amministratore condannato per appropriazione indebita di un'auto in leasing. L'imputato non aveva pagato i canoni e non aveva restituito il veicolo, sostenendo che il fatto fosse già assorbito in una precedente condanna per bancarotta fraudolenta. I giudici hanno chiarito che si tratta di reati distinti e autonomi: la bancarotta colpisce la distrazione di beni societari, mentre l'appropriazione indebita riguarda il possesso illegittimo del veicolo altrui. Di conseguenza, non si applica il divieto di doppio giudizio.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento sintetico nei confronti di un contribuente, rideterminando il suo reddito ai fini IRPEF. L'ufficio ha basato l'atto sull'acquisto in leasing di un'autovettura di lusso. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo che il veicolo fosse un bene strumentale per la sua attività di riparazione di pneumatici e che i canoni di leasing non potessero dimostrare una maggiore capacità contributiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che i canoni di leasing per beni di lusso costituiscono validi indici di spesa per ricostruire sinteticamente il reddito. Inoltre, la Cassazione ha confermato la valutazione del giudice di merito, il quale ha escluso la natura strumentale dell'auto rispetto all'attività svolta. Il contribuente perde definitivamente la causa.
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Gli Utilizzatori di un immobile in locazione finanziaria si sono opposti a un decreto ingiuntivo richiesto dalla Banca per il pagamento di canoni scaduti, eccependo l'avvenuta prescrizione canoni leasing. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli Utilizzatori, stabilendo che il leasing costituisce un'operazione di finanziamento unitaria. Di conseguenza, la prescrizione decennale del diritto di credito della Banca non decorre dalle singole scadenze mensili, bensì dalla scadenza dell'ultima rata del contratto o dalla sua formale risoluzione. Poiché il contratto è stato risolto solo nel 2018 e la richiesta di pagamento è avvenuta nello stesso anno, il diritto di credito della Banca non è estinto.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione a carico dell'ex amministratore unico di una società di costruzioni fallita. L'imputato aveva sottratto un escavatore cingolato ottenuto in leasing e fatto sparire i libri contabili obbligatori, lasciando un debito di oltre due milioni di euro. La difesa sosteneva che il contratto di leasing fosse stato firmato dal precedente amministratore e che mancassero le competenze tecniche per la tenuta delle scritture. I giudici hanno respinto la tesi: chi assume la carica di amministratore ha l'obbligo legale di conoscere le norme e conservare i beni aziendali. La distrazione di un bene in leasing danneggia i creditori poiché priva la società della possibilità di riscattarlo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Una società di leasing ha impugnato tre avvisi di accertamento per il pagamento dell'IMU emessi da un Comune. La società sosteneva di non dover pagare l'imposta poiché, nonostante la risoluzione del contratto di leasing, l'utilizzatore non aveva ancora riconsegnato l'immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la soggettività passiva IMU torna in capo alla società di leasing (proprietaria) immediatamente dopo la risoluzione del contratto. Non rileva il fatto che l'ex utilizzatore trattenga ancora materialmente il bene senza titolo. La società proprietaria deve quindi pagare l'imposta ed eventualmente rivalersi sull'utilizzatore inadempiente per il recupero del bene e il risarcimento dei danni.
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L'Azienda ha utilizzato in compensazione un credito d'imposta per l'acquisto di un macchinario industriale, usufruendo dell'agevolazione nota come detassazione investimenti in macchinari. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione, sostenendo che l'acquisto fosse avvenuto prima del periodo di validità della norma. I giudici di merito hanno confermato il recupero del credito, ritenendo che il contratto si fosse perfezionato prima dell'entrata in vigore dell'agevolazione e che il successivo collaudo e il contratto di leasing fossero irrilevanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Azienda inammissibile, confermando la decisione dei giudici tributari. Di conseguenza, l'Azienda perde definitivamente la causa, deve restituire le somme contestate e pagare le spese processuali.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società immobiliare la deduzione di costi Ires e la detrazione dell'IVA per i lavori di costruzione di un centro commerciale su un terreno preso in leasing. Secondo il fisco, tali spese spettavano al proprietario del terreno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che il principio di inerenza dei costi aziendali si applica anche ai lavori eseguiti su beni di proprietà di terzi, purché esista un nesso di strumentalità, anche solo potenziale o futuro, con l'attività d'impresa. Di conseguenza, la società ha il diritto di dedurre le spese e detrarre l'IVA, poiché i lavori erano strettamente collegati al suo oggetto sociale di costruzione e vendita di immobili. Gli accordi privati sulla ripartizione delle spese non hanno rilevanza fiscale di fronte a tale inerenza.
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