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Lavoro Precario

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lavoro precario: stop assunzioni senza concorso
Un gruppo di operatori socio-sanitari ha agito contro un'azienda ospedaliera pubblica denunciando una situazione di lavoro precario derivante da un'illecita intermediazione di manodopera tramite cooperativa. I lavoratori chiedevano la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato o il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nelle pubbliche amministrazioni il divieto di trasformazione del rapporto ex art. 36 d.lgs. 165/2001 è assoluto, anche in caso di violazione di norme imperative. Inoltre, ha negato il risarcimento poiché il danno non era stato provato e non era applicabile la presunzione del danno comunitario, tipica solo della reiterazione abusiva di contratti a termine.
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Lavoro precario: abuso contratti a termine nel Comune
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di lavoro precario protratto per anni all'interno di un'amministrazione comunale. Diversi lavoratori, assunti con contratti a termine successivi per svolgere mansioni istituzionali e stabili, avevano citato in giudizio l'ente. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la reiterazione dei contratti era illegittima e abusiva, poiché non supportata da reali esigenze temporanee ma utilizzata per coprire fabbisogni organici permanenti. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, come previsto dalla legge per il pubblico impiego, ha confermato il diritto dei lavoratori a un cospicuo risarcimento del danno.
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Lavoro precario: contratti a termine e risarcimento
Un'amministrazione comunale ha impiegato diversi lavoratori con una serie di contratti a tempo determinato, giustificandoli sulla base di una legge regionale per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha confermato che tale pratica costituisce un abuso di lavoro precario, poiché le mansioni svolte rispondevano a esigenze permanenti e non temporanee dell'ente. Pur negando la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato, come previsto per il settore pubblico, la Corte ha ribadito il diritto dei lavoratori a ottenere un risarcimento del danno. La sentenza ha inoltre affrontato e respinto le contestazioni relative alla liquidazione delle spese legali, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito in materia.
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