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Istruttoria rafforzata

Definizione

Un'indagine particolarmente approfondita che il giudice deve condurre per verificare la sussistenza di specifici e rigorosi requisiti richiesti dalla legge, specialmente per concedere benefici a detenuti non collaboranti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Colloqui detenuti in videoconferenza: il recupero è consentito
Un detenuto ammesso ai colloqui detenuti in videoconferenza con i familiari ristretti ha chiesto di recuperare nel mese successivo un incontro non fruito, svolgendo due ore consecutive. Il Ministero della Giustizia ha contestato il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza. Secondo l'amministrazione, serviva una nuova istruttoria con il parere della Direzione Distrettuale Antimafia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno chiarito che il parere dell'autorità antimafia serve solo al momento della prima autorizzazione. Per spostare o sommare un colloquio già autorizzato non occorre chiedere un nuovo parere. Il recupero dell'incontro non altera i profili di sicurezza dell'istituto penitenziario.
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Permesso premio non collaborante: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11201 del 2024, ha rigettato il ricorso di un detenuto condannato per reati di tipo mafioso, confermando il diniego del permesso premio. La decisione si fonda sull'applicazione della nuova normativa (D.L. 162/2022) che impone un onere probatorio aggravato per i non collaboranti. La Corte ha stabilito che la sola dichiarazione di dissociazione non è sufficiente, essendo necessario per il detenuto fornire prove concrete dell'assenza di legami attuali con la criminalità organizzata e della partecipazione a percorsi di giustizia riparativa. Questo caso definisce i rigorosi requisiti per ottenere un permesso premio non collaborante.
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Permesso premio per reati ostativi: i requisiti
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto per reati di mafia, negando il permesso premio. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, ritenendo insufficienti la dichiarata dissociazione e le simboliche azioni riparatorie, data l'eccezionale gravità dei crimini e la mancanza di una profonda revisione critica del passato criminale.
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Pericolosità sociale: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, condannato per traffico internazionale di stupefacenti, contro il diniego di misure alternative alla detenzione. La sentenza stabilisce che un'istruttoria più approfondita del necessario da parte del Tribunale di Sorveglianza non invalida la decisione, in virtù del principio di tassatività delle nullità. Inoltre, la valutazione della pericolosità sociale deve basarsi sulla personalità attuale del condannato e sulla sua mancata resipiscenza, non solo sulla qualificazione formale del reato. Infine, viene ribadito che la detenzione domiciliare speciale per assistere un figlio disabile richiede la prova di un'impossibilità oggettiva e assoluta della madre a provvedere, non una mera difficoltà economica.
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