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Irap Avvocati Pubblici

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

IRAP avvocati pubblici: chi paga il conto finale?
Un avvocato dipendente di un ente comunale ha contestato la trattenuta a titolo di IRAP operata dal Comune sui suoi compensi professionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4681/2024, ha stabilito che l'onere relativo all'IRAP avvocati pubblici grava esclusivamente sull'ente datore di lavoro. Di conseguenza, la trattenuta diretta dalla retribuzione del legale è illegittima. L'ente deve, invece, accantonare preventivamente le somme necessarie a coprire l'imposta dal fondo destinato ai compensi, sulla base di un regolamento o di un accordo collettivo.
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IRAP avvocati pubblici: illegittima la trattenuta
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che l'IRAP sui compensi professionali degli avvocati dipendenti di enti pubblici grava esclusivamente sull'ente datore di lavoro. È stata dichiarata illegittima qualsiasi forma di trattenuta o riduzione del compenso finalizzata a coprire tale imposta, in quanto configurerebbe un'indebita traslazione del carico fiscale. La decisione chiarisce che le norme sulla contabilità pubblica e i vincoli di bilancio non possono prevalere sul diritto retributivo del lavoratore, che trova fondamento nella legge e nella contrattazione collettiva. Pertanto, in tema di IRAP avvocati pubblici, la Corte ha annullato la decisione d'appello e ha affermato il diritto dei legali a ricevere i compensi in misura integrale.
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IRAP avvocati pubblici: la Cassazione vieta la rivalsa
Un avvocato di un ente pubblico ha contestato le trattenute effettuate dal suo datore di lavoro sui compensi professionali a titolo di IRAP. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la questione dell'IRAP per gli avvocati pubblici è chiara: l'imposta è a carico esclusivo dell'ente e non può essere in alcun modo trasferita sul dipendente attraverso decurtazioni. La necessità di copertura della spesa pubblica, secondo la Corte, non può giustificare la violazione del diritto del lavoratore alla piena retribuzione.
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