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Invasione Di Edifici Pubblici

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Invasione di edifici pubblici: l’illusione della buona fede
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di invasione di edifici pubblici. L'imputato aveva occupato abusivamente un immobile di proprietà pubblica per trarne profitto, utilizzandolo senza alcuna autorizzazione. La difesa sosteneva la mancanza di prove sull'elemento psicologico del reato, ossia la consapevolezza dell'altruità del bene. I giudici hanno invece confermato che la natura pubblica e l'altruità dell'immobile erano elementi del tutto evidenti e facilmente percepibili dall'occupante. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Invasione di edifici pubblici: processo anche senza querela
Alcuni cittadini venivano accusati di aver occupato abusivamente i locali di un ospedale pubblico. Il Giudice di Pace dichiarava l'estinzione del procedimento per intervenuta remissione tacita della querela. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione, sostenendo che l'occupazione di una struttura sanitaria pubblica configurasse il reato di invasione di edifici pubblici, procedibile d'ufficio e non soggetto a querela. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, trattandosi di un immobile destinato a uso pubblico, il reato è procedibile d'ufficio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ordinando la trasmissione degli atti al Giudice di Pace per la celebrazione del regolare processo.
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Invasione di edifici pubblici: condannata anche la convivente
Una coppia viene condannata per l'occupazione abusiva di un alloggio popolare. La donna si difende sostenendo di essere solo la convivente e di non aver partecipato all'invasione iniziale. La Corte di Cassazione conferma la condanna per entrambi per il reato di invasione di edifici pubblici. I giudici stabiliscono che la convivenza stabile e consapevole nell'immobile occupato costituisce una forma di concorso nel reato. Viene inoltre esclusa la possibilità di considerare il fatto di 'particolare tenuità', data la natura permanente del reato e il danno arrecato alla gestione degli alloggi pubblici. I ricorsi della coppia vengono quindi dichiarati inammissibili.
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