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Introduzione irregolare

Definizione

L'ingresso di merci nel territorio doganale in violazione delle norme, ad esempio dichiarando un prodotto per un altro per pagare meno tasse o aggirare dei divieti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Elusione dazi doganali: e-bike a pezzi, conto intero per tutti
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di elusione dazi doganali riguardante l'importazione di biciclette elettriche. Un'azienda, con la consulenza di due professionisti, importava le e-bike smontate in più spedizioni, dichiarandole come singole componenti per beneficiare di dazi inferiori. L'Agenzia delle Dogane ha riqualificato la merce come prodotto finito, applicando i dazi più alti (inclusi quelli antidumping). La Cassazione ha confermato la decisione: l'operazione è un'introduzione irregolare di merce. Anche se importate a pezzi, le componenti che richiedono solo assemblaggio vanno tassate come prodotto completo. I giudici hanno ritenuto responsabili in solido non solo l'azienda importatrice, ma anche i consulenti che hanno partecipato all'operazione, condannandoli al pagamento dei maggiori dazi.
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E-bike a pezzi: Fisco vince, scatta l’obbligazione doganale
Un'azienda importava parti di biciclette elettriche dichiarandole separatamente per beneficiare di dazi inferiori. L'Agenzia delle Dogane ha riqualificato la merce come prodotto finito smontato, applicando tasse più alte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dell'Agenzia, stabilendo che importare componenti che richiedono solo assemblaggio equivale a importare il prodotto finito. Questa condotta costituisce una violazione della legge doganale. Di conseguenza, sorge una specifica 'obbligazione doganale per violazione normativa' a carico non solo dell'importatore ma anche dell'intermediario consapevole dell'operazione. L'azienda ha perso la causa e deve pagare i maggiori dazi e l'IVA.
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Importazione irregolare: l’acquirente non paga i dazi del fornitore
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità solidale per importazione irregolare a carico di un'azienda che aveva acquistato merce da un importatore autore di una frode IVA. L'Agenzia delle Dogane riteneva l'acquirente complice, ma i giudici hanno stabilito che gli indizi presentati, come una minima differenza di prezzo, non erano sufficienti a dimostrare la malafede o la mancanza di diligenza dell'acquirente. Per affermare la responsabilità solidale, l'Agenzia deve provare con elementi concreti che l'acquirente sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando l'ordinaria diligenza professionale, dell'irregolarità dell'operazione. In assenza di tale prova, l'acquirente in buona fede è tutelato e non deve pagare i debiti altrui.
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