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Intercettazioni captative

Definizione

Registrazioni di conversazioni telefoniche o ambientali autorizzate dal giudice, utilizzate come mezzo di ricerca della prova nel processo penale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di ricettazione: ricorso tardivo e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di ricettazione continuata. L'imputato era accusato di aver commercializzato occhiali e alimenti conservati di provenienza furtiva, come emerso da alcune intercettazioni. Nel ricorso, la difesa lamentava il mancato accoglimento della richiesta di trattazione orale dell'udienza e contestava la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di discussione orale era tardiva rispetto ai termini perentori previsti dalla normativa emergenziale Covid-19. Inoltre, i giudici hanno ribadito che la Cassazione non può rivalutare il merito delle prove se la motivazione della sentenza d'appello è logica e coerente. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Gravi indizi di colpevolezza: in carcere la reggente del clan
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per l'Indagata, ritenuta figura di vertice di un'associazione mafiosa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che le intercettazioni fossero indirette e che mancassero prove dirette del suo ruolo di comando. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione degli elementi indiziari, comprese le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, spetta esclusivamente al giudice di merito. La motivazione del Tribunale è risultata logica, coerente e dettagliata, evidenziando come l'Indagata avesse assunto la reggenza del clan dopo la morte del marito e l'arresto del figlio. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere è stata confermata.
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Tentata estorsione aggravata: condannati padre e figlio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione aggravata a carico di due soggetti, padre e figlio, che avevano minacciato e pedinato la vittima per costringerla a pagare una somma di denaro. La difesa contestava la mancanza di prove sulla condotta intimidatoria e sul ruolo del figlio. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno evidenziato che le intercettazioni telefoniche e ambientali provavano in modo inequivocabile la pianificazione di un'aggressione fisica e il monitoraggio costante della vittima. Il figlio ha partecipato attivamente ai pedinamenti. Di conseguenza, la gravità dei fatti giustifica la condanna e il diniego del beneficio della non menzione.
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