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Inesistenza relativa

Definizione

Si verifica quando un'operazione commerciale è realmente avvenuta, ma per importi o quantità inferiori rispetto a quelli indicati nella fattura.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Dichiarazione fraudolenta e fatture: la Cassazione non perdona
L'Imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per dichiarazione fraudolenta commessa mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. L'imputato sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato, la mancanza dell'elemento psicologico e l'avvenuto saldo del debito con il Fisco. La Corte Suprema ha respinto le tesi difensive, confermando che per i delitti tributari i termini di prescrizione aumentano di un terzo per legge. Inoltre, i giudici hanno ribadito la sussistenza del reato anche nell'ipotesi di inesistenza relativa, provata dal fatto che le somme fittiziamente pagate tornavano rapidamente indietro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fatture per operazioni inesistenti: risponde il consigliere
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo nei confronti di un Consigliere d'Amministrazione di una cooperativa sociale. L'indagato era accusato di reati fiscali legati all'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La difesa sosteneva l'assenza di responsabilità penale del consigliere privo di deleghe specifiche. I giudici hanno invece stabilito che, in assenza di deleghe, tutti i membri del consiglio di amministrazione rispondono penalmente per omesso controllo se non esprimono formalmente il proprio dissenso. Nel caso specifico, sono emersi gravi indizi di frode, tra cui pagamenti a società fittizie prive di dipendenti e strutture operative, e vistose sovrafatturazioni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando il sequestro dei beni dell'amministratore.
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Fatture per operazioni inesistenti: condannato lo sponsor d’oro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imprenditore e il presidente di un'associazione sportiva coinvolti in una frode fiscale basata sulla sovrafatturazione di sponsorizzazioni. L'azienda pagava cifre sproporzionate rispetto ai servizi pubblicitari ricevuti, per poi ottenere la restituzione in contanti di gran parte del denaro. La Corte ha ribadito che il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti si configura anche in caso di sovrafatturazione qualitativa, quando cioè i prezzi dichiarati superano ampiamente il valore reale delle prestazioni. Inoltre, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso del presidente dell'associazione perché presentato personalmente, violando le regole procedurali che impongono la firma di un difensore abilitato. Il ricorso dell'imprenditore è stato rigettato, confermando l'autonomia del processo penale rispetto alle decisioni del giudice tributario.
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