La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna sottoposta alla misura cautelare dei domiciliari. La ricorrente chiedeva l'autorizzazione ad allontanarsi dall'abitazione per due ore al giorno per fare la spesa e sbrigare commissioni quotidiane. La Suprema Corte ha ribadito che la concessione di permessi durante gli arresti domiciliari ed esigenze di vita primarie deve seguire criteri di estremo rigore. L'allontanamento è consentito solo se il soggetto non ha alcun altro modo per provvedere ai propri bisogni. Nel caso specifico, la richiesta è stata ritenuta troppo generica, poiché la donna poteva contare sull'aiuto della figlia non convivente o sui servizi di consegna a domicilio della spesa. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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