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Indennità Sostitutiva Del Preavviso

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Provvedimenti

Indennità sostitutiva preavviso: fuori dal calcolo pensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva di includere l'indennità sostitutiva del preavviso nel calcolo della sua pensione. La Corte ha confermato che i contributi versati per periodi successivi alla data di decorrenza della pensione non possono essere utilizzati per ricalcolarla, ma possono solo dar luogo a un supplemento di pensione, previa apposita domanda. La decisione ribadisce anche l'importanza dell'onere della prova e i rigidi requisiti di specificità per i ricorsi in Cassazione.
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Indennità sostitutiva preavviso: contributi dovuti
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 2025, ha stabilito che la rinuncia del lavoratore all'indennità sostitutiva del preavviso non ha effetto sul dovere del datore di lavoro di versare i relativi contributi previdenziali. L'obbligo contributivo ha natura pubblicistica e sorge per legge nel momento del licenziamento senza preavviso, indipendentemente dal fatto che la somma sia stata effettivamente pagata. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva escluso tale obbligo, riaffermando il principio del minimale contributivo, secondo cui i contributi si calcolano sulla retribuzione legalmente dovuta e non su quella corrisposta.
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Indennità di preavviso: spetta dopo la CIGS?
Una società ha contestato il diritto di un ex dipendente all'indennità di preavviso dopo un licenziamento seguito a un lungo periodo di CIGS. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che senza una prova chiara di un accordo risolutorio o della piena consapevolezza del lavoratore sulla futura cessazione del rapporto, il diritto all'indennità di preavviso sussiste. La Cassa Integrazione e l'indennità di preavviso, infatti, hanno finalità distinte e non sono automaticamente incompatibili.
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Responsabilità solidale appalto: preavviso escluso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11577/2025, ha chiarito i limiti della responsabilità solidale appalto. La Corte ha stabilito che l'indennità sostitutiva del preavviso non rientra tra i "trattamenti retributivi" per i quali il committente è solidalmente responsabile ai sensi dell'art. 29 del D.Lgs. 276/2003, in quanto ha natura indennitaria e non retributiva. La decisione ribalta le sentenze di merito che avevano condannato una società committente a pagare tale indennità ai dipendenti dell'appaltatore.
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Fallimento del preponente: indennità e contratto d’agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5603/2025, interviene su un caso di contratto di agenzia interrotto dal fallimento del preponente. La Corte stabilisce un principio fondamentale: il fallimento non comporta la risoluzione automatica e incolpevole del contratto. Si applica invece la disciplina dei contratti pendenti (art. 72 Legge Fallimentare), che prevede la sospensione del rapporto. Questa decisione apre alla possibilità per l'agente di ottenere le indennità di fine rapporto, come quella di preavviso e di clientela, cassando la precedente decisione del Tribunale che le aveva escluse.
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Indennità dirigente: CCNL CONFAPI e licenziamento
Un dirigente, licenziato per soppressione del posto, contesta l'importo dell'indennità ricevuta, basandosi sul CCNL CONFAPI. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la Corte di Cassazione, riconoscendo la novità e l'importanza della questione sull'indennità dirigente, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione che avrà valore di precedente.
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Indennità preavviso: quando il datore non ha diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda non può trattenere l'indennità sostitutiva preavviso dalle somme di fine rapporto se, al momento delle dimissioni del lavoratore, non ha più alcun interesse concreto a ricevere la prestazione lavorativa. Nel caso specifico, l'azienda aveva perso un appalto, cessato l'attività e già esonerato i dipendenti dal lavoro, rendendo illegittima la trattenuta.
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Recesso contratto agenzia: quando è illegittimo?
Un agente ha citato in giudizio la sua società preponente dopo che questa, dopo aver già comunicato un recesso con preavviso, ha risolto il contratto per una presunta giusta causa (mancato raggiungimento degli obiettivi di fatturato) sorta durante il periodo di preavviso. Il Tribunale di Milano ha dichiarato illegittimo il recesso per giusta causa, ritenendolo contrario al principio di buona fede, poiché la motivazione era già nota o prevedibile al momento della prima comunicazione. Di conseguenza, ha condannato la preponente al pagamento dell'indennità per il preavviso residuo e di altre indennità collegate, ma ha respinto la richiesta di indennità di scioglimento ex art. 1751 c.c. per mancata prova da parte dell'agente.
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Licenziamento illegittimo: decadenza eccezione e danni
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'eccezione di decadenza per l'impugnativa del recesso datoriale deve essere sollevata dalla parte convenuta, trattandosi di un diritto disponibile. Ha inoltre confermato la corretta determinazione del risarcimento danni, ritenendola logica e coerente. Il ricorso è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Patto di prova agenzia: valido senza preavviso?
Un agente ha contestato la validità del patto di prova agenzia dopo il recesso della società preponente. Il Tribunale di Monza ha respinto il ricorso, confermando che la clausola che esclude il preavviso durante la prova è legittima. La sentenza chiarisce che l'indennità di cessazione è dovuta solo se l'agente dimostra di aver procurato nuovi clienti o vantaggi sostanziali per la preponente, prova che in questo caso è mancata.
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