Il Tribunale di sorveglianza di Roma ha negato la liberazione anticipata a una condannata per due semestri trascorsi agli arresti domiciliari, a causa di ripetute violazioni delle prescrizioni imposte. La donna ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le violazioni non dimostrassero una mancata volontà di risocializzazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che, in regime di arresti domiciliari, il rispetto delle prescrizioni è fondamentale per valutare la condotta. Le violazioni commesse escludono la partecipazione attiva al percorso rieducativo, rendendo legittimo il diniego del beneficio. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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