La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una proprietaria condannata per un rilevante abuso edilizio consistente nella realizzazione di tre interi fabbricati senza titolo abilitativo. La ricorrente sosteneva la propria buona fede, l'avvenuta prescrizione del reato e chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto ogni argomentazione, evidenziando che l'imputata partecipava attivamente agli incontri con i tecnici e ai sopralluoghi, elementi incompatibili con l'assenza di colpa. Inoltre, l'imponente consistenza delle opere esclude ogni lieve entità del danno, mentre il calcolo della prescrizione teneva conto di ben 884 giorni di sospensione processuale. La proprietaria è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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