La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due conviventi condannati per il furto di energia elettrica tramite un allaccio abusivo alla rete pubblica. La madre aveva confessato l'allaccio invocando lo stato di necessità, mentre il figlio negava la responsabilità. I giudici hanno confermato la corresponsabilità del figlio, ristretto in quella casa agli arresti domiciliari, poiché l'allaccio era palesemente visibile. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che la mancanza di risorse economiche non giustifica il furto di utenze domestiche. Con la dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi, i condannati perdono anche la possibilità di beneficiare della procedibilità a querela introdotta dalla Riforma Cartabia, venendo condannati al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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