L'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'applicazione dell'aliquota del 3% per l'imposta di registro su indennità di esproprio, determinata all'esito di una sentenza civile di opposizione alla stima. I proprietari espropriati hanno contestato l'atto impositivo, sostenendo la debenza dell'imposta in misura fissa di 200 euro, tesi inizialmente accolta dai giudici tributari regionali. La Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che la pronuncia giudiziale non condanna al pagamento diretto, ma accerta un diritto a contenuto patrimoniale ordinando il deposito delle somme. Di conseguenza, l'atto giudiziario sconta l'aliquota proporzionale dell'1% e non quella del 3% né la tassa fissa. I giudici hanno rideterminato l'imposta e compensato le spese di lite.
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