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Illecita Concorrenza Con Minaccia

Definizione

Reato commesso da chi usa violenza o minaccia per ostacolare o alterare l'attività commerciale altrui.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Illecita concorrenza con minaccia: condanna per il venditore
Un commerciante ha minacciato pesantemente un coltivatore diretto per costringerlo a cessare la vendita di prodotti ortofrutticoli su strada e per imporre i prezzi delle ciliegie. L'autore delle intimidazioni ha sostenuto la legittimità del proprio intervento, affermando che la vittima non possedeva le autorizzazioni commerciali necessarie. I giudici di merito hanno condannato l'imputato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di illecita concorrenza con minaccia, sia consumata che tentata. I giudici supremi hanno chiarito che nessun presunto abuso amministrativo giustifica l'intimidazione violenta per alterare il mercato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Illecita concorrenza con minaccia: la condanna decade per tempo
Un guidatore ha compiuto atti aggressivi e intimidatori contro un conducente concorrente per impedire il trasporto di turisti. I comportamenti violenti comprendevano minacce, scontri fisici e il danneggiamento dell'autovettura della vittima. Il responsabile è stato accusato del reato di illecita concorrenza con minaccia e di calunnia per aver falsamente incolpato la persona offesa. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza delle condotte illecite e la solidità delle prove testimoniali. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno preso atto del lungo tempo trascorso dai fatti, avvenuti nel mese di agosto 2016. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio perché i reati si sono estinti per intervenuta prescrizione.
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Illecita concorrenza con minaccia: la Cassazione nega la revisione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per il delitto di illecita concorrenza con minaccia o violenza. La difesa contestava l'attendibilità della persona offesa e lamentava l'assenza di riscontri oggettivi o testimonianze terze, evidenziando alcune discordanze temporali nella denuncia. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la valutazione della credibilità delle dichiarazioni e l'apprezzamento delle prove spettano esclusivamente ai giudici di merito. La Cassazione non può riesaminare i fatti qualora la sentenza impugnata presenti una motivazione coerente, esauriente e priva di vizi logici. L'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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