Definizione
Espressione latina che significa 'il medesimo fatto'. È il criterio utilizzato per applicare il principio del ne bis in idem, concentrandosi sull'identità storica e materiale dell'evento, indipendentemente dalla sua qualificazione giuridica.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 42 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 37% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 34%
- Rigettato 37%
- Inammissibile 29%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 552%
- Penale Sez. 126%
- Penale Sez. 222%
Precedenti più richiamati
- Cass. 15630/2022in 3 provvedimenti
- Cass. 32631/2020in 4 provvedimenti
- Cass. 12175/2017in 3 provvedimenti
- Cass. 42994/2021in 4 provvedimenti
- Corte cost. 200/2016in 21 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti de L'Imputato per la detenzione illegale di un fucile da caccia. In precedenza, un altro tribunale aveva già assolto in via definitiva la stessa persona dall'accusa di detenzione di arma clandestina, riferita al medesimo fucile. Nonostante l'assoluzione irrevocabile, la Procura aveva promosso una seconda azione penale qualificando la condotta come detenzione illecita di arma comune da sparo. L'Imputato ha proposto ricorso denunciando la violazione della regola che impedisce il doppio giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il divieto di ne bis in idem preclude un nuovo processo se la condotta materiale è identica, a prescindere dal nome formale del reato contestato. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato la sentenza di condanna senza rinvio.
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L'amministratore unico di una società immobiliare incassa 200.000 euro a titolo di caparra per la vendita di un immobile non di proprietà della società. L'uomo viene condannato in via definitiva per truffa aggravata. A seguito del fallimento della società, i giudici contestano all'amministratore anche il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione per aver sottratto la somma dai conti sociali destinandola a scopi personali. L'imputato ricorre in Cassazione invocando il divieto di doppio giudizio, sostenendo l'identità del fatto materiale. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e conferma la condanna a tre anni di reclusione. I giudici chiariscono che l'acquisizione illecita tramite truffa e la successiva distrazione integrano due condotte autonome con eventi di danno differenti.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato già condannato con patteggiamento per l'omicidio colposo della moglie, deceduta nell'incendio della propria automobile. Anni dopo, la Procura ha aperto un nuovo procedimento accusandolo di omicidio volontario premeditato per la stessa vicenda. La Corte d'Assise d'Appello ha bloccato il processo applicando il divieto di bis in idem. La Suprema Corte ha confermato la decisione e ha respinto i ricorsi dell'accusa e delle parti civili. L'identità del fatto materiale sussiste se coincidono condotta, evento mortale e nesso di causalità. Le nuove circostanze aggravanti e la diversa qualificazione dell'elemento psicologico, dal profilo colposo a quello doloso, non permettono un secondo processo contro la medesima persona.
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L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la violazione del principio del ne bis in idem processuale in un procedimento per truffa. Il ricorrente sosteneva che i giudici di merito avessero giudicato nuovamente un fatto già oggetto di una precedente decisione giudiziaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il divieto di secondo giudizio scatta solo quando vi è una perfetta coincidenza tra condotta, nesso causale ed evento naturalistico concreto. Se l'azione ha prodotto un evento storico diverso o leso una persona non compresa nel primo processo, il nuovo giudizio è pienamente legittimo.
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L'Imputata è stata condannata per truffa dalla Corte di appello. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la violazione del divieto di doppio giudizio, poiché l'imputata era già stata condannata per la truffa della stessa auto e ai danni delle stesse persone. La Cassazione ha accolto il ricorso evidenziando che, per applicare il divieto di doppio giudizio, serve la perfetta coincidenza di condotta, nesso causale ed evento. Se le vittime sono diverse, il fatto non è lo stesso. Tuttavia, nel caso specifico, i documenti mostravano una profonda incertezza sull'identità delle vittime nei due procedimenti. Non potendo la Cassazione valutare le prove nel merito, ha annullato la sentenza con rinvio alla Corte di appello per un nuovo esame.
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Un uomo, condannato per danneggiamento e invasione di suolo privato, ha impugnato la sentenza sostenendo la violazione del principio del ne bis in idem processuale. L'imputato evidenziava di essere già stato assolto in un altro processo per minacce avvenute nello stesso luogo e momento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nonostante la coincidenza temporale e geografica, i fatti storici erano diversi per condotte materiali e vittime coinvolte. Di conseguenza, non sussiste alcuna violazione del divieto di doppio giudizio, poiché manca l'identità del fatto storico concreto (*idem factum*). L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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L'Imputato, condannato per il furto pluriaggravato di un portafogli contenente denaro e una carta bancomat, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha invocato la violazione del divieto di bis in idem, sostenendo che il fatto fosse già stato giudicato in un precedente processo terminato con l'assoluzione per il reato di abusiva detenzione di codici di accesso informatici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, evidenziando che i due processi riguardavano fatti storici diversi: il primo concerneva l'uso dei codici, mentre il secondo riguardava la sottrazione fisica del portafogli. Non essendoci identità del fatto storico, il divieto di bis in idem non trova applicazione. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro la sentenza che aveva prosciolto l'Imputato per il reato di esercizio abusivo di scommesse. La Corte d'Appello aveva ritenuto che tale condotta fosse già stata giudicata nella precedente condanna per associazione mafiosa, applicando il divieto di bis in idem. La Cassazione ha invece chiarito che non vi è identità del fatto storico (idem factum) tra la partecipazione all'associazione mafiosa e la gestione del lotto clandestino. Le due condotte sono distinte, tutelano beni giuridici diversi e si fondano su prove differenti, come il materiale informatico sequestrato all'Imputato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di proscioglimento, ordinando un nuovo processo d'appello.
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Un imprenditore, già condannato per reati fiscali come l'emissione di fatture false, viene successivamente condannato anche per bancarotta fraudolenta. L'imprenditore si oppone, sostenendo una violazione del divieto di bis in idem, cioè il principio che vieta di essere processati due volte per lo stesso fatto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che evasione fiscale e bancarotta sono reati diversi. Il primo mira a ingannare il Fisco, il secondo a danneggiare i creditori. Anche se le azioni possono essere collegate, gli scopi e gli interessi protetti dalla legge sono differenti. Pertanto, non sussiste lo stesso fatto e la doppia condanna è legittima.
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Una persona, dopo aver presentato una singola falsa denuncia di smarrimento, ha causato l'avvio di procedimenti penali contro più soggetti diversi, ricevendo più condanne. Ha quindi fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la violazione del principio del 'ne bis in idem', secondo cui non si può essere processati due volte per lo stesso fatto. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che ogni falsa accusa contro una persona diversa costituisce un fatto storico distinto e autonomo. Pertanto, le molteplici condanne sono legittime perché non si riferiscono allo stesso reato, ma a reati diversi, sebbene scaturiti da un'unica azione iniziale.
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Un uomo, condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti in due procedimenti separati, ha presentato ricorso in Cassazione invocando il principio del ne bis in idem. Sosteneva di essere stato processato due volte per la stessa condotta. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il principio del ne bis in idem si applica solo quando vi è identità del fatto storico ('idem factum'). Nel caso specifico, un procedimento riguardava la detenzione di droga accertata in un singolo giorno, mentre l'altro concerneva numerose cessioni avvenute in un arco temporale di circa due mesi. Trattandosi di due fatti storici distinti e separati, la Corte ha confermato che non vi è stata alcuna violazione del divieto di doppio processo, rendendo definitiva la condanna.
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Un imprenditore, già destinatario di una sanzione amministrativa definitiva, viene condannato in sede penale per la stessa violazione fiscale: l'uso di fatture false. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, richiamando il divieto di ne bis in idem. I giudici hanno stabilito che la Corte d'Appello aveva errato non verificando se il 'fatto storico' alla base dei due procedimenti (amministrativo e penale) fosse identico. La Cassazione ha quindi rinviato il caso a un nuovo giudice, che dovrà prima accertare la coincidenza dei fatti e, in caso positivo, applicare il principio che vieta la doppia punizione. Dovrà inoltre valutare l'applicabilità di una nuova, più favorevole, causa di non punibilità.
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Un uomo viene condannato per ricettazione di un orologio di lusso. Si difende invocando il divieto di ne bis in idem, poiché un'indagine precedente per furto sullo stesso orologio era stata archiviata. La Corte di Cassazione conferma la condanna. I giudici stabiliscono due principi chiave: un decreto di archiviazione non impedisce un nuovo processo, a differenza di una sentenza definitiva. Inoltre, furto e ricettazione sono reati strutturalmente diversi e non costituiscono lo 'stesso fatto' (idem factum). Di conseguenza, il divieto di ne bis in idem non è stato violato e la condanna è legittima.
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Tre persone, condannate per furto in abitazione, hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo la violazione del principio del 'ne bis in idem'. Affermavano di essere già state giudicate per ricettazione in un altro processo per fatti avvenuti lo stesso giorno. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, chiarendo che il principio del ne bis in idem si applica solo allo stesso identico fatto storico (idem factum). In questo caso, il processo per furto riguardava una vittima, un luogo e una refurtiva diversi da quelli del processo per ricettazione. Anche se i reati erano collegati e avvenuti nello stesso arco di tempo, i fatti materiali erano distinti. Pertanto, non c'era alcuna duplicazione di processo e la condanna per furto è stata confermata.
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Un ufficiale della Guardia di Finanza, già assolto per rivelazione di segreto d'ufficio, viene nuovamente processato per accesso abusivo a sistema informatico per lo stesso episodio. Il secondo processo si conclude con la prescrizione. L'ufficiale ricorre in Cassazione, sostenendo la violazione del principio del **ne bis in idem**. La Suprema Corte gli dà ragione, affermando il suo concreto interesse a ottenere un'assoluzione piena, più favorevole della prescrizione, soprattutto in vista di possibili procedimenti disciplinari. La sentenza di prescrizione viene annullata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sul divieto di doppio processo.
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Un automobilista, per sfuggire a un controllo, si dava alla fuga ad alta velocità, compiendo manovre pericolose e ignorando il semaforo rosso. La sua difesa sosteneva che si trattasse solo di infrazioni al Codice della Strada. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I giudici hanno stabilito che una guida deliberatamente pericolosa, tale da mettere a rischio l'incolumità altrui per ostacolare l'intervento delle forze dell'ordine, integra la 'violenza' richiesta dalla norma penale. La condotta non può essere declassata a semplice illecito amministrativo.
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L'amministratore di un frantoio viene condannato per lo smaltimento illecito di acque di vegetazione. L'uomo, però, era già stato processato e assolto per lo stesso episodio, anche se la contestazione nel secondo processo copriva un arco temporale più ampio che includeva il giorno del primo giudizio. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il suo ricorso, applicando il fondamentale **divieto di ne bis in idem**. La Corte stabilisce che non si può essere processati due volte per lo stesso fatto storico. Di conseguenza, annulla la condanna limitatamente all'episodio già giudicato e riduce la pena, confermando la responsabilità per la restante parte della condotta.
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La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto condannato in quattro diversi procedimenti per traffico di stupefacenti, il quale invocava il principio del ne bis in idem. Il ricorrente sosteneva che le condanne riguardassero la medesima associazione criminale, nonostante i diversi periodi temporali contestati. La Suprema Corte ha invece confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, rilevando che le organizzazioni coinvolte erano strutturalmente e operativamente distinte. In particolare, una si occupava di importazione internazionale di cocaina, mentre le altre gestivano piazze di spaccio locali con gerarchie differenti. La sentenza chiarisce che la sovrapposizione temporale o la comunanza di alcune prove non determinano automaticamente l'identità del fatto se i gruppi criminali mantengono autonomia decisionale.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falso ideologico a carico di un soggetto che sosteneva la violazione del principio del Ne bis in idem. L'imputato era stato precedentemente assolto dal reato di riciclaggio per la medesima compravendita di un veicolo. La Suprema Corte ha stabilito che non vi è identità di fatto tra la condotta di riciclaggio (assenza di alterazioni materiali del bene) e quella di falso documentale (falsa attestazione al P.R.A.), rigettando l'eccezione di improcedibilità poiché le condotte materiali risultano distinte e non sovrapponibili.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina albanese contro l'ordinanza di estradizione. La Corte ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem estradizione' non opera se i reati sono distinti, anche se collegati. Nello specifico, la condanna in Italia per spaccio di droga non impedisce l'estradizione in Albania per il reato di partecipazione a un gruppo criminale strutturato, poiché si tratta di fatti materialmente diversi. Inoltre, le norme sulla durata della custodia cautelare interna non si applicano al procedimento di estradizione.
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