Definizione
Espressione latina che significa 'a colpo d'occhio', usata per indicare un'evidenza immediata che non richiede approfondimenti.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 911 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 52% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 27%
- Rigettato 14%
- Inammissibile 52%
- Estinto 0%
- Altro 7%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 759%
- Penale Sez. 523%
- Penale Sez. 319%
Precedenti più richiamati
- Cass. 27310/2019in 31 provvedimenti
- Cass. 33030/2023in 19 provvedimenti
- Cass. 19601/2011in 20 provvedimenti
- Cass. 10284/2014in 20 provvedimenti
- Cass. S.U. 35490/2009in 161 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Appello riqualifica la condotta contestata all'imputato in bancarotta semplice documentale e dichiara il reato estinto per intervenuta prescrizione, in un processo privo di costituzione di parte civile. L'imputato ricorre per cassazione chiedendo l'assoluzione piena nel merito: sostiene l'evidente carenza della qualifica di amministratore di fatto e contesta la logica della sentenza impugnata. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità chiariscono che l'assoluzione nel merito prevale sulla prescrizione solo quando la prova dell'innocenza emerge dagli atti in modo palese e immediato (a prima vista), senza richiedere alcuna rivalutazione probatoria. Poiché i giudici di merito hanno ampiamente motivato l'effettiva ingerenza decisionale dell'imputato negli affari aziendali, non sussiste alcuna evidenza della sua estraneità ai fatti.
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Un cittadino ha utilizzato un documento d'identità contraffatto presso uno sportello postale per compiere un'operazione fraudolenta. I giudici territoriali hanno condannato l'individuo per tentata truffa, possesso e uso di atto falso. L'autore ha proposto ricorso per cassazione invocando l'impunibilità per falso grossolano, sostenendo che l'inganno fosse evidente e incapace di trarre in errore il personale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. La contraffazione non risultava riconoscibile a colpo d'occhio da chiunque, escludendo così l'inidoneità dell'azione. L'imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha subito una condanna per possesso e fabbricazione di documenti falsi. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'ipotesi di falso grossolano, poiché le anomalie sul documento risultavano evidenti. Inoltre, il ricorrente ha lamentato la mancata applicazione delle pene sostitutive da parte del giudice d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che il falso grossolano ricorre solo quando l'alterazione è immediatamente riconoscibile da qualsiasi cittadino comune. Dettagli tecnici come l'autorità emittente o la data di scadenza richiedono verifiche non immediate. Inoltre, il giudice non deve concedere d'ufficio le pene sostitutive senza una richiesta motivata dell'imputato. L'Imputato perde la causa e deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
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Due imputati hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello che dichiarava la prescrizione per bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e reati tributari. I ricorrenti chiedevano l'assoluzione nel merito ed estinzione del reato non ritenendosi responsabili. La Corte di Cassazione ha rigettato le censure e dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che, intervenuta la prescrizione, il giudice può prosciogliere nel merito solo se l'innocenza emerge subito e in modo palese dagli atti. Nel caso in esame servivano invece complessi approfondimenti contabili e istruttori. I due imputati sono stati condannati a pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e sei mesi di reclusione inflitta a un individuo responsabile di una odiosa truffa agli anziani e di spendita di banconote contraffatte. Il condannato avvicinava persone vulnerabili fingendosi un infermiere dell'ospedale in cui erano state precedentemente ricoverate. Con insistenza e sfruttando lo stato di timore delle vittime, l'uomo convinceva i pensionati a scambiare il proprio denaro contante autentico con banconote false. I giudici hanno respinto l'ipotesi di reato impossibile, poiché la falsità del denaro non appariva evidente a prima vista ma richiedeva un confronto comparativo. Inoltre, la Suprema Corte ha negato le attenuanti generiche e la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali specifici del truffatore, dichiarando inammissibile il ricorso e imponendo il pagamento delle spese legali.
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Un imprenditore e la moglie citavano in giudizio la banca per ammanchi di quarantamila euro, provocati da un collaboratore tramite reiterate operazioni e assegni con firma falsa. I giudici hanno ravvisato la colpa dell'operatore bancario per non aver colto l'evidente contraffazione grafica. Allo stesso tempo, i magistrati hanno applicato il concorso di colpa del cinquanta per cento a carico dei correntisti, rimasti del tutto inerti per oltre due anni e mezzo senza verificare estratti conto o scritture aziendali. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questo riparto di responsabilità, dichiarando inammissibile l'impugnazione dei clienti. L'istituto di credito versa solo la metà dell'importo indebitamente sottratto, mentre i correntisti sopportano la restante perdita a causa dell'omesso controllo.
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Un'Agenzia Immobiliare ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il saldo di una provvigione. Il Cliente ha contestato, presentando una fattura con la dicitura 'saldo totale provvigioni'. L'Agenzia ha promosso una **querela di falso**, sostenendo che tale dicitura fosse stata aggiunta da una mano diversa e senza il suo consenso. I giudici hanno accertato la falsità della dicitura, ritenendo inattendibile la testimonianza del terzo che l'aveva apposta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che l'onere di provare la validità dell'alterazione ricadeva sul Cliente. Il Cliente deve quindi pagare la provvigione residua e le spese legali.
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Un lavoratore ha ottenuto una decisione a proprio favore contro la società datrice di lavoro. La Suprema Corte ha tuttavia commesso una svista nell'intestazione del provvedimento, inserendo un nome di battesimo errato per il cittadino difeso. Il lavoratore ha quindi presentato un'istanza per richiedere la correzione di errore materiale. I giudici hanno accolto la domanda verificando gli atti difensivi depositati e la procura speciale originaria. L'inesatta indicazione non genera nullità quando l'identità del soggetto emerge con assoluta certezza dal contesto processuale. La Corte ha pertanto ordinato la rettifica del nome proprio nell'ordinanza senza addebitare spese di lite, data la natura strettamente amministrativa del procedimento.
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Una compagnia assicurativa ha chiesto il risarcimento dei danni per l'incasso di un assegno di traenza non trasferibile pagato da un intermediario a un presunto truffatore. L'assicurazione sosteneva la responsabilità oggettiva dell'ente pagatore. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che l'intermediario risponde del pagamento solo se agisce con negligenza. Se il nome sul titolo coincide con il documento esibito e l'alterazione non è visibile ad occhio nudo, la responsabilità è esclusa. Il cassiere non deve essere un perito grafologo né deve richiedere due documenti d'identità. La compagnia assicurativa ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Un'Azienda Assicurativa ha emesso un assegno di traenza non trasferibile a favore di un beneficiario. L'incasso è avvenuto presso La Banca da parte di un soggetto rivelatosi poi non legittimato. L'Assicurazione ha richiesto il risarcimento dei danni sostenendo che La Banca rispondesse a titolo oggettivo per l'incasso dell'assegno non trasferibile falsificato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Assicurazione. I giudici hanno chiarito che la responsabilità della banca non è oggettiva, ma fondata sulla colpa. La Banca ha agito con la diligenza professionale dovuta: il titolo non presentava alterazioni visibili a prima vista (ictu oculi), e l'identificazione del cliente, già titolare di un conto attivo, era avvenuta regolarmente. L'Assicurazione è stata condannata al pagamento delle spese di lite.
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Un Imprenditore subiva un danno a causa di assegni circolari falsi, dopo che la sua Banca aveva rassicurato sulla loro validità tramite una verifica telefonica. Chiedeva il risarcimento per la presunta responsabilità bancaria assegni falsi, sostenendo una mancata diligenza professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la Banca non era responsabile, poiché la verifica eseguita (chiamata alla banca emittente per "bene emissione") era quella richiesta dal cliente e non vi erano segni evidenti di falsificazione. La Banca non era tenuta a indagini più approfondite o a garantire l'autenticità materiale del titolo.
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Un'Assicurazione ha inviato un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. L'assegno è stato rubato e incassato da un soggetto non autorizzato presso un Servizio Postale. L'Assicurazione ha chiesto al Servizio Postale la restituzione della somma. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il Servizio Postale non era responsabile per l'incasso illegittimo, avendo identificato il presentatore con documenti validi. La spedizione per posta ordinaria di un assegno non trasferibile configura un concorso di colpa del mittente, che si assume il rischio. Questo chiarisce la Responsabilità assegno non trasferibile in caso di smarrimento.
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L'Assicurazione ha citato in giudizio L'Istituto di Credito per aver pagato un assegno di traenza con clausola di intrasferibilità, nonostante il nome del beneficiario fosse stato falsificato. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo che L'Istituto di Credito avesse agito con la dovuta **diligenza bancaria falsificazione assegno**, in quanto la contraffazione non era visibile a un esame superficiale e il portatore era conosciuto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la diligenza richiesta alla banca per rilevare una falsificazione è quella dell'"accorto banchiere", che non implica l'uso di strumenti sofisticati o competenze da grafologo. L'Istituto di Credito non è responsabile se la falsificazione non era riconoscibile a prima vista da un impiegato medio.
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Una società inviava un assegno postale di piccolo importo, poi sottratto durante la consegna e incassato fraudolentemente per oltre novantasettemila euro presso un istituto di credito da un soggetto illegittimo. La società creditrice citava in giudizio le banche e l'ente postale per ottenere l'integrale risarcimento del danno subito. I giudici di merito escludevano la responsabilità delle banche e limitavano l'indennizzo dovuto dal servizio postale. La Corte di Cassazione ha confermato che la falsificazione dell'assegno bancario comporta la responsabilità dell'istituto solo qualora l'alterazione risulti visibile a prima vista da un impiegato medio, senza l'uso di attrezzature speciali o competenze grafologiche. Inoltre, l'omessa custodia della corrispondenza da parte del dipendente postale ricade nell'ambito contrattuale e non integra responsabilità aquiliana verso il mittente.
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Un'azienda conduttrice di un immobile commerciale ha rinunciato alla sua indennità di avviamento in una clausola del contratto di locazione. Dopo la scadenza, il locatore ha pagato la prima indennità, ma l'azienda ha chiesto anche la seconda, sostenendo la nullità della clausola di rinuncia. La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia all'indennità di avviamento, se inserita nel contratto iniziale senza un chiaro vantaggio reciproco per il conduttore (come un canone ridotto), è nulla. La sentenza precedente è stata annullata e il caso rinviato per una nuova valutazione, riconoscendo il diritto del conduttore all'indennità.
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Un'assicurazione ha emesso un assegno non trasferibile, spedendolo con posta ordinaria. Un impostore lo ha incassato presso un ufficio postale usando un documento falso, aprendo un conto per depositare la somma. L'assicurazione ha citato in giudizio l'ufficio postale per la `Responsabilità banca assegno`. Il Tribunale ha inizialmente escluso la responsabilità, ma la Corte d'Appello l'ha riconosciuta. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio postale. Ha chiarito che la diligenza della banca si limita alla verifica di un documento d'identità valido e non alterato, senza obblighi di indagine su circostanze 'extracartolari'. Ha anche evidenziato l'omissione della valutazione del concorso di colpa dell'assicurazione per la spedizione non assicurata. La sentenza d'Appello è stata cassata e rinviata.
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La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza di una Società per la correzione errore materiale di una precedente ordinanza. L'errore consisteva nell'aver erroneamente condannato un'altra Società di Assicurazioni e un privato a pagare le spese legali, anziché il Comune. La Corte ha riconosciuto un evidente lapsus calami, ovvero un errore di scrittura. Ha quindi disposto la modifica del dispositivo dell'ordinanza originaria, stabilendo che fosse il Comune a dover rimborsare le spese legali alla Società ricorrente.
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Una compagnia assicurativa ha chiesto il risarcimento dei danni a un istituto di credito per l'incasso assegno non trasferibile effettuato da un soggetto frodatore. Il truffatore si era presentato allo sportello fornendo documenti falsi ma apparentemente regolari per incassare la somma. La Corte di Cassazione ha confermato che l'istituto di credito non risponde del danno se ha agito con la diligenza professionale richiesta. La banca ha identificato il cliente con patente e codice fiscale privi di segni di falsità rilevabili a prima vista e ha controllato che il titolo non risultasse rubato. I giudici hanno stabilito che l'istituto non è tenuto a svolgere accertamenti complessi presso i Comuni o richiedere un secondo documento. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento formulata dall'assicurazione è stata definitivamente respinta.
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Una società di assicurazione ha citato l'ente postale per ottenere il risarcimento del danno derivante dal pagamento inadeguato di un titolo di credito. L'assicurazione sosteneva che il titolo fosse stato incassato da una persona diversa dal reale beneficiario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, definendo i criteri relativi all'incasso assegno non trasferibile. I giudici hanno chiarito che la banca negoziatrice non risponde a titolo di responsabilità oggettiva, ma deve agire secondo la diligenza professionale del buon bancario. Avendo l'operatore identificato il cliente attraverso due documenti validi e privi di anomalie, ed essendo l'assegno privo di alterazioni visibili ad occhio nudo, l'ente non è considerato responsabile. L'assicurazione è stata condannata alle spese di lite.
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Una società, incerta sulla cumulabilità di incentivi fiscali (GSE e Tremonti ambientale) per un impianto fotovoltaico, non li aveva inizialmente dichiarati, salvo poi rettificare. L'Amministrazione Fiscale ha emesso una cartella di pagamento senza avviso di accertamento per le annualità pregresse, ritenendo tardiva la correzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in presenza di oggettiva incertezza normativa che ha generato un'erronea dichiarazione, l'ente impositore deve sempre emettere un avviso di accertamento preliminare. Questo garantisce il diritto al contraddittorio preventivo del contribuente. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Fiscale.
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