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gradimento

Definizione

Il gradimento costituisce, ai sensi dell’art. 4 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961, il presupposto necessario affinché lo Stato accreditante possa effettivamente inviare un agente diplomatico nel Paese di destinazione per svolgere le funzioni di capo della missione diplomatica. In Italia la procedura seguita per la concessione del gradimento prevede che un’Ambasciata provveda a comunicare al Ministero degli Affari Esteri il nominativo dell’Ambasciatore designato, fornendo al contempo tutti i dati biografici rilevanti. Successivamente la Farnesina avvia la procedura volta all’acquisizione di taluni pareri sulla persona indicata forniti dall'Ambasciata presso lo Stato accreditante, dalla Direzione Geografica ministeriale competente e dai Servizi di "Intelligence". Una volta ricevuti i suddetti pareri, il Ministero degli Esteri trasmette la documentazione al Consigliere Diplomatico del Presidente della Repubblica, il quale ha l’ultima parola, secondo quanto disposto dall’art. 87 della Costituzione, in materia di accreditamento. Qualora il Capo dello Stato decida di non concedere il proprio gradimento, l’Italia non è peraltro tenuta, in base allo stesso art. 4 della Convenzione di Vienna, a motivare il diniego. La fase successiva alla concessione del gradimento prevede la presentazione delle Lettere Credenziali al Presidente della Repubblica (e di una copia “d’uso” al Capo del Cerimoniale Diplomatico) e solo a partire da quel momento l’Ambasciatore designato assume effettivamente le piene facoltà di Capo Missione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rimborso spese legali: il caso del dipendente pubblico
Un dipendente di un ente locale, assolto in sede penale per fatti connessi al servizio, ha richiesto il rimborso spese legali sostenute per la propria difesa. La Corte d'Appello aveva riconosciuto tale diritto basandosi esclusivamente sulla legge regionale siciliana, ritenendola prevalente rispetto al contratto collettivo nazionale. Il Comune ha impugnato la decisione sostenendo che il CCNL richieda requisiti aggiuntivi, come l'assenza di conflitto di interessi e il gradimento del legale. La Cassazione, rilevando la mancanza di precedenti specifici e la complessità del rapporto tra norme regionali e contrattazione collettiva, ha rimesso la questione alla sezione semplice per un approfondimento nomofilattico.
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Rimborso spese legali: guida per dipendenti pubblici
Un ex dirigente di un ente locale ha richiesto il rimborso spese legali per un processo penale per abuso d'ufficio conclusosi con assoluzione. La Corte ha confermato il diniego del rimborso poiché il dipendente aveva nominato autonomamente il difensore senza il preventivo concerto con l'amministrazione. Inoltre, la costituzione di parte civile dell'ente nel processo penale ha sancito un conflitto di interessi insuperabile. La decisione ribadisce che il diritto al rimborso spese legali non è assoluto e richiede una valutazione ex ante dell'assenza di conflitti, indipendentemente dall'esito finale del giudizio penale.
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Rimborso spese legali: il diritto del dirigente
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un ex Direttore di un consorzio industriale al rimborso spese legali sostenute per la propria difesa in un giudizio di responsabilità erariale conclusosi con il proscioglimento. Nonostante l'ente ricorrente contestasse la mancanza di un parere preventivo di congruità dell'Avvocatura dello Stato e il mancato gradimento sulla scelta del legale, i giudici hanno stabilito che tali requisiti non sono condizioni di procedibilità per l'azione giudiziaria. Il rimborso spese legali spetta al dirigente pubblico anche qualora il giudice contabile non abbia provveduto alla liquidazione nella sentenza di assoluzione, restando ferma la competenza del giudice ordinario nel valutare la ragionevolezza degli onorari richiesti.
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Rimborso spese legali al dipendente: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due dipendenti pubblici al rimborso spese legali da parte del loro Comune, a seguito di un procedimento penale conclusosi con archiviazione. La Corte ha stabilito che l'assenza di un conflitto di interessi, inteso come condotta del dipendente contraria agli interessi dell'ente, è il requisito fondamentale. Ha inoltre chiarito che la sostenibilità economica della spesa non costituisce un valido motivo per negare il rimborso, né rappresenta un conflitto di interessi. La sentenza ha rigettato tutti i motivi di ricorso del Comune, inclusi quelli sulla quantificazione dei compensi legali.
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