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Giudizio arbitrale

Definizione

Una procedura alternativa al tribunale ordinario, in cui le parti affidano la decisione della loro lite a uno o più arbitri, cioè giudici privati da loro scelti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Azione di arricchimento senza causa e compenso amministratore
L'Amministratore ricopre la carica di presidente di una Società dal 2013 al 2018. Una delibera del consiglio stabilisce un compenso mensile temporaneo fino al giugno 2014, rinviando a una successiva valutazione la determinazione dei compensi futuri. L'Amministratore richiede in sede arbitrale il pagamento delle retribuzioni arretrate e, in via subordinata, propone l'azione di arricchimento senza causa per l'attività svolta. Gli arbitri e la Corte d'Appello rigettano la richiesta. La Corte di Cassazione conferma il verdetto: l'azione di arricchimento senza causa ha natura sussidiaria e non si applica quando esiste un rapporto societario organico tipico. L'Amministratore avrebbe dovuto contestare l'inadempimento della Società nel rivedere il compenso in base all'accordo sociale. Di conseguenza, il ricorso viene interamente respinto.
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Interessi sui compensi professionali: via alla messa in mora
Un avvocato ha chiesto il pagamento delle proprie spettanze per l'attività difensiva svolta a favore di un ente pubblico. Il tribunale ha quantificato la somma basandosi sui minimi tariffari concordati, ma ha stabilito che gli interessi decorressero solo dalla data della sentenza. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che gli interessi sui compensi professionali decorrono dal momento della formale messa in mora (la richiesta scritta di pagamento) e non dalla successiva decisione del giudice. Questo principio si applica anche se la somma finale liquidata dal tribunale è inferiore a quella inizialmente richiesta dal creditore. La causa torna al tribunale per ricalcolare gli interessi.
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Compenso Avvocato: Ente perde ricorso su parcella milionaria
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Ente Pubblico che contestava il compenso professionale di un avvocato, ritenendolo eccessivo. L'Ente sosteneva che il valore della causa originaria, una richiesta di risarcimento da 450 milioni di euro, fosse in realtà 'indeterminabile'. La Corte ha respinto il ricorso dell'Ente, giudicandolo troppo generico e non adeguatamente motivato. Ha così confermato che il compenso professionale dell'avvocato deve essere calcolato sul valore esplicito della domanda iniziale, cioè 450 milioni. L'Ente ha perso la causa e dovrà pagare quanto richiesto dal legale, oltre alle spese del giudizio in Cassazione.
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