LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Giudice Ad Quem

Definizione

Espressione latina che indica il giudice o la corte a cui è rivolto un appello o un ricorso, ovvero il giudice del grado superiore.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 85 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 60% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 19%
  • Rigettato 10%
  • Inammissibile 60%
  • Estinto 1%
  • Altro 10%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 339%
  • Penale Sez. 732%
  • Penale Sez. 129%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 17454/2010in 10 provvedimenti
  • Cass. 23557/2023in 5 provvedimenti
  • Cass. 4077/2005in 9 provvedimenti
  • Cass. 728/2015in 9 provvedimenti
  • Cass. 1725/1978in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Deposito telematico dell’impugnazione: la PEC errata costa cara
Un detenuto presenta reclamo contro una decisione del magistrato di sorveglianza inviando una PEC all'indirizzo del tribunale di sorveglianza anziché a quello dell'ufficio di sorveglianza. La cancelleria ricevente stampa l'atto e lo consegna a mano all'ufficio competente entro i termini di legge. Nonostante il tempestivo recapito fisico, il giudice dichiara l'inammissibilità dell'atto. Il detenuto ricorre in Cassazione contestando l'eccessivo rigore formale, dato che i due uffici condividono la stessa sede fisica. La Suprema Corte respinge il ricorso e conferma che il deposito telematico dell'impugnazione a un indirizzo errato non si sana con il passaggio cartaceo.
Continua »
Inammissibilità dell’impugnazione telematica tra PEC ed errore
Un detenuto ha presentato reclamo contro il diniego della liberazione anticipata inviando una PEC all'indirizzo del Tribunale di sorveglianza anziché a quello del Magistrato di sorveglianza che aveva emesso il provvedimento. La cancelleria ricevente ha poi stampato il reclamo e lo ha consegnato a mano all'ufficio competente prima della scadenza dei termini. Il magistrato ha comunque dichiarato il reclamo inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, escludendo qualunque sanatoria. La trasmissione cartacea tra uffici non rimedia al mancato inoltro telematico formale: scatta quindi l'inammissibilità dell'impugnazione telematica se l'atto non viaggia da cancelleria a cancelleria tramite PEC ufficiale entro i termini di legge.
Continua »
Qualificazione della Domanda: Comune perde su canoni enfiteutici
Il Comune aveva emesso avvisi di pagamento per canoni enfiteutici. I debitori contestarono questi avvisi. Il Giudice di Pace annullò i pagamenti. La società di riscossione, per conto del Comune, propose appello. Il Tribunale dichiarò l'appello inammissibile. Ritenne che l'azione originaria fosse una "opposizione all'esecuzione". La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che il giudice può sempre procedere alla `qualificazione della domanda` basandosi sulla sostanza della pretesa, non solo sulle parole usate. Il ricorso del Comune è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Regolamento di Competenza d’Ufficio: La Cassazione Blocca il Rinvio Tardivo
Un Cittadino ha impugnato una sanzione amministrativa. Il Tribunale d'appello, dopo aver già fissato l'udienza per la decisione, ha sollevato un "regolamento di competenza d'ufficio", chiedendo alla Cassazione di stabilire quale fosse il giudice competente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il regolamento di competenza d'ufficio. Ha stabilito che un giudice non può sollevare la questione di competenza dopo aver già avviato la fase decisoria della causa. La competenza deve essere rilevata tempestivamente, prima che la causa sia pronta per la discussione finale. La causa tornerà al Tribunale originario per la prosecuzione.
Continua »
Conversione dell’impugnazione: bloccato l’errore del tribunale
L'Imputato è stato condannato dal Giudice di Pace al pagamento di un'ammenda. Il difensore ha presentato appello al Tribunale, che ha dichiarato l'atto inammissibile perché le sentenze con sola pena pecuniaria non sono appellabili. L'Imputato ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso applicando la conversione dell'impugnazione. Secondo l'articolo 568 del codice di procedura penale, l'errore della parte nella scelta dell'atto o del giudice non causa l'inammissibilità. Se il provvedimento è astrattamente impugnabile, il giudice adito deve riqualificare l'atto e trasmettere i fascicoli al giudice competente. Poiché la sentenza era comunque ricorribile in Cassazione, il Tribunale ha sbagliato a chiudere il processo. La Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale.
Continua »
Rinuncia al Ricorso Penale: Appello Inammissibile, Spese a Carico
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Ricorrente che aveva presentato un ricorso contro una condanna. Tuttavia, il suo difensore ha successivamente depositato una formale rinuncia al ricorso penale, sottoscritta anche dall'imputato. La Suprema Corte ha riconosciuto questa rinuncia come un atto processuale valido e irrevocabile. Di conseguenza, ha dichiarato il ricorso inammissibile, impedendone l'esame nel merito. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità dell’impugnazione: la Cassazione annulla per errore di forma
Un imputato ha presentato ricorso contro un'ordinanza del Giudice di Pace che aveva dichiarato l'inammissibilità dell'appello per un presunto vizio di forma, ovvero la mancata sottoscrizione digitale di allegati informatici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il Giudice di Pace aveva erroneamente applicato la norma emergenziale sulla inammissibilità dell'impugnazione, poiché non c'erano allegati informatici da sottoscrivere. La Corte ha annullato l'ordinanza e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Roma per un nuovo esame dell'appello.
Continua »
Ricorso Telematico Inammissibile: La Cassazione Conferma la Sottoscrizione Digitale
Un Lavoratore aveva chiesto la liberazione anticipata, ma la sua istanza è stata respinta. Ha poi presentato un ricorso telematico, ma il Tribunale di Sorveglianza lo ha dichiarato inammissibile. Il motivo? La copia del provvedimento allegata al ricorso non aveva la necessaria sottoscrizione digitale di conformità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che la mancanza della firma digitale sugli allegati rende l'impugnazione inammissibile, come previsto dalla normativa emergenziale. La Corte ha anche respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate, condannando il Lavoratore al pagamento delle spese.
Continua »
Espulsione sanzione alternativa: illegittimo lo stop del giudice
Il Magistrato di Sorveglianza ha disposto l'espulsione sanzione alternativa alla detenzione nei confronti di un cittadino straniero. Il difensore del detenuto ha presentato opposizione, evidenziando la mancata notifica del decreto originale. Tuttavia, lo stesso Magistrato di Sorveglianza ha dichiarato autonomamente tardiva e inammissibile l'opposizione. Il difensore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto la richiesta e ha annullato il provvedimento senza rinvio. I giudici hanno chiarito che il Magistrato di Sorveglianza ha esercitato un potere non suo. Infatti, soltanto il Tribunale di Sorveglianza ha la competenza per decidere sulla procedibilità e sull'ammissibilità dell'opposizione contro l'espulsione sanzione alternativa. Di conseguenza, gli atti sono stati trasmessi al giudice competente.
Continua »
Rinuncia all’impugnazione: ricorso ritirato ma scatta la sanzione
Un imputato, condannato con applicazione della pena per reati in materia di stupefacenti, ha proposto ricorso per cassazione lamentando un errore nella qualificazione giuridica dei fatti. Successivamente, il suo difensore ha depositato formale rinuncia all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, agendo con apposita procura speciale. La Corte di Cassazione ha esaminato la validità dell'atto rinunciativo, accertando il pieno rispetto delle formalità prescritte dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile e hanno condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e di un'ammenda pecuniaria.
Continua »
Annullamento con rinvio: il processo resta nella stessa città
Gli Imputati hanno richiesto la correzione di un presunto errore materiale contenuto in una sentenza della Corte di Cassazione. La Suprema Corte aveva disposto l'annullamento con rinvio di una precedente condanna, rimettendo gli atti a un'altra sezione della stessa Corte d'Appello. Gli Imputati sostenevano che la causa dovesse essere trasferita a un distretto diverso, poiché l'altra sezione interna si era già occupata di un coimputato. La Cassazione ha rigettato la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge impone solo che il nuovo giudizio si svolga davanti a una sezione diversa da quella che ha emesso la sentenza annullata, anche se appartenente allo stesso ufficio giudiziario. Gli Imputati sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rinuncia all’impugnazione: la libertà negata costa 500 euro
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la sua custodia cautelare in carcere per reati di droga. Prima dell'udienza, la difesa ha depositato l'atto di rinuncia all'impugnazione firmato personalmente dall'interessato. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia è un atto formale e irrevocabile che rende il ricorso inammissibile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato Il Ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Regolamento di competenza: scontro tra giudici per il fango
Un proprietario agricolo ha citato in giudizio un Consorzio di bonifica per i danni da allagamento causati dal malfunzionamento di un canale di scolo delle acque piovane. Il Tribunale ordinario si è dichiarato incompetente a favore del Tribunale delle Acque Pubbliche. Quest'ultimo ha sollevato un regolamento di competenza d'ufficio davanti alla Cassazione, sostenendo che le acque piovane non sono acque pubbliche e che la competenza spetterebbe al giudice ordinario per valore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il regolamento di competenza. Di conseguenza, il Tribunale delle Acque Pubbliche è obbligato a decidere la causa, poiché la contestazione riguardava solo una questione di valore e non di materia, rendendo vincolante la prima decisione di incompetenza.
Continua »
Allagamento e rimpallo tra giudici: il regolamento di competenza
Il proprietario di un locale commerciale ha chiesto il risarcimento dei danni causati dall'allagamento di fanghi e acque nere provenienti dalla rete fognaria comunale ostruita. Il Tribunale ordinario ha dichiarato la propria incompetenza a favore del Tribunale delle Acque Pubbliche. Quest'ultimo ha sollevato il regolamento di competenza d'ufficio, sostenendo che le acque fognarie non sono acque pubbliche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il conflitto d'ufficio non può essere sollevato se il secondo giudice nega la propria competenza per materia ritenendo che la questione sia regolata solo da criteri ordinari di valore, senza indicare una specifica competenza per materia di un altro giudice. La causa deve quindi proseguire davanti al Tribunale delle Acque Pubbliche.
Continua »
Sequestro preventivo negato: la Cassazione frena la Procura
Il Tribunale di Isernia ha respinto la richiesta del Pubblico Ministero di applicare il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, nei confronti di alcuni soggetti indagati per associazione a delinquere e riciclaggio. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un'errata valutazione della competenza territoriale, basandosi su un reato diverso rispetto a quello originariamente dedotto in sede di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che nel giudizio di appello cautelare si applica il principio devolutivo: non è possibile introdurre per la prima volta in Cassazione motivi nuovi o profili di fatto diversi da quelli presentati al giudice di secondo grado. Di conseguenza, il provvedimento di diniego della misura cautelare reale resta confermato.
Continua »
Regolamento di competenza d’ufficio: no al ping-pong tra giudici
Un correntista ha citato in giudizio un istituto di credito davanti al Giudice di Pace per ottenere la restituzione di circa 1.700 euro, trattenuti per l'estinzione anticipata di un finanziamento. Il Giudice di Pace ha declinato la propria competenza a favore del Tribunale, calcolando erroneamente il valore sulla base dell'intero finanziamento. Riassunta la causa, il Tribunale ha sollevato il regolamento di competenza d'ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta. La Suprema Corte ha chiarito che il regolamento di competenza d'ufficio può essere sollevato dal secondo giudice solo per ragioni di materia o territorio inderogabile, e mai per questioni di valore o territorio semplice. Di conseguenza, il Tribunale dovrà decidere la causa nel merito.
Continua »
Rapina: negata l’attenuante del danno di speciale tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un'imputata condannata per rapina, furto e lesioni. Un ricorso è stato respinto perché depositato direttamente in Cassazione anziché presso il giudice che ha emesso la sentenza, violando le regole procedurali. L'altro ricorso contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità non può essere applicata alla rapina basandosi solo sul modesto valore economico del bene sottratto, come un'agendina e pochi soldi. La rapina è infatti un reato plurioffensivo che lede anche la libertà e l'integrità fisica della vittima, aggredita con un coltello. L'imputata è stata condannata a pagare le spese processuali, tremila euro alla Cassa delle ammende e le spese di difesa delle parti civili.
Continua »
Principio di soccombenza: chi vince la causa non paga le spese
Una società fornitrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un consumatore. Quest'ultimo si è opposto eccependo l'incompetenza territoriale. Il Tribunale ha revocato il decreto rimettendo la decisione sulle spese al nuovo giudice. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte d'Appello in sede di rinvio ha compensato le spese dei primi due gradi, liquidando solo quelle di legittimità. Il consumatore ha fatto ricorso in Cassazione contestando tale parcellizzazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ribadendo che il giudice del rinvio deve applicare il principio di soccombenza valutando l'esito globale del processo e non i singoli gradi in modo isolato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Inammissibilità dell’appello telematico: firma assente e condanna
Un cittadino, condannato in primo grado per furto ed estorsione, ha proposto appello tramite posta elettronica certificata. La Corte di appello ha dichiarato l'atto inammissibile perché privo di firma digitale e inviato a un indirizzo PEC errato. Il difensore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che solo il giudice di primo grado avesse il potere di rilevare tali vizi formali. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'inammissibilità dell'appello telematico per mancanza di firma digitale può essere rilevata d'ufficio in ogni stato e grado del processo, anche dal giudice di secondo grado o dalla Cassazione. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Regolamento di giurisdizione: stop al rimpallo tra i giudici
Un Comune ha impugnato un'ingiunzione per canoni di scarico acque emessa da un Consorzio di bonifica. Il giudice tributario di primo grado ha negato la propria giurisdizione a favore del giudice ordinario. In appello, la decisione è stata ribaltata, riaffermando la giurisdizione tributaria e rimettendo le parti davanti al primo giudice. Quest'ultimo ha sollevato d'ufficio il regolamento di giurisdizione davanti alle Sezioni Unite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il regolamento di giurisdizione. Ha stabilito che il giudice di primo grado, a cui la causa è rimessa dal giudice d'appello che ha riformato la declinatoria, non può sollevare il conflitto d'ufficio, ma deve decidere la causa nel merito, poiché è vincolato dalla decisione d'appello non impugnata.
Continua »