Definizione
Magistrato che interviene nella fase delle indagini preliminari per garantire la legalità delle procedure e tutelare i diritti delle parti, senza partecipare al giudizio finale.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 147 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 40% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 40%
- Rigettato 15%
- Inammissibile 34%
- Altro 11%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 238%
- Penale Sez. 135%
- Penale Sez. 427%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 4319/2014in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 21243/2010in 3 provvedimenti
- Cass. 24616/2021in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 4319/2013in 4 provvedimenti
- Cass. S.U. 40984/2018in 5 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni lavoratori condannati per associazione a delinquere e sfruttamento del lavoro, e uno anche per autoriciclaggio. Essi contestavano la "confisca per equivalente" di 451.056 euro, sostenendo che il mancato versamento dei contributi fosse solo un'irregolarità e non profitto di reato. La Cassazione ha rigettato i ricorsi, affermando che il mancato versamento dei contributi previdenziali costituisce effettivamente profitto del reato di sfruttamento del lavoro, legittimando la confisca. La sentenza ha confermato le condanne e la misura ablatoria.
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Un Lavoratore, condannato per omicidio stradale con applicazione della pena su richiesta, aveva subito la revoca della patente di guida come sanzione accessoria. Il Giudice per le indagini preliminari (G.i.p.) aveva respinto la sua richiesta di ottenere la sospensione della patente al posto della revoca. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che le sentenze della Corte Costituzionale (in particolare la n. 68 del 2021) che dichiarano l'illegittimità costituzionale di una norma, e che modificano in senso più favorevole il trattamento sanzionatorio, si applicano anche alle sanzioni amministrative accessorie come la revoca patente di guida, anche se la condanna era già definitiva. Il principio di legalità costituzionale prevale sul giudicato.
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Un Giudice per le indagini preliminari (G.i.p.) aveva disposto la revoca dell'indulto concesso a un Condannato, sostenendo che questi avesse commesso nuovi reati non colposi entro cinque anni dall'entrata in vigore della Legge n. 241/2006. Il Condannato ha presentato ricorso, evidenziando che la legge era entrata in vigore il 1° agosto 2011, mentre i reati contestati erano del 2016, quindi fuori dal quinquennio previsto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza di revoca dell'indulto e rinviando gli atti al G.i.p. di Bari per un nuovo esame, poiché l'ordinanza presentava una palese violazione di legge nell'applicazione dei termini.
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Un soggetto ha subito un sequestro preventivo di beni, ritenuto collegato a reati ambientali e di ricettazione. Ha impugnato tale misura, ma il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro. La Parte ha quindi presentato un ricorso per Cassazione. Tuttavia, il suo difensore ha successivamente comunicato la rinuncia ricorso penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa di questa rinuncia. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma di 500 euro a favore della cassa delle ammende.
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Un tifoso, già soggetto a Daspo, è stato arrestato per rapina aggravata, commessa in occasione di un evento sportivo. L'arresto è avvenuto in forma
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La Cassazione ha annullato un provvedimento del G.i.p. che dichiarava l'estinzione di un reato e disponeva l'archiviazione di un procedimento già definito. Il giudice aveva applicato un lavoro di pubblica utilità per guida in stato di ebbrezza. L'ordinanza presentava gravi anomalie, come la mancata specificazione del reato estinto e l'archiviazione impropria di un caso già concluso con sentenza. La Suprema Corte ha riconosciuto il carattere di **annullamento provvedimento abnorme**, rinviando gli atti al Tribunale per una decisione chiara e completa, evidenziando la necessità di procedure corrette.
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Un Lavoratore, accusato di reati legati agli stupefacenti, aveva raggiunto un accordo di patteggiamento con il Pubblico Ministero. Il G.I.P. di Torino, però, ha invitato le parti a modificare l'accordo, portando a un nuovo patteggiamento. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice non potesse sollecitare una modifica dopo il primo accordo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la modifica patteggiamento è legittima se concordata bilateralmente dalle parti prima della sentenza, non costituendo un difetto di correlazione. Il Lavoratore è stato condannato alle spese.
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Un soggetto, accusato di spaccio di stupefacenti, ha ricevuto un obbligo di dimora. Il Tribunale del Riesame ha confermato questa misura cautelare. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sul pericolo di reiterazione del reato, sostenendo che un precedente di dieci anni fa non bastasse e che non vi fossero rischi di fuga o inquinamento delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la professionalità nello spaccio, gli strumenti trovati, il denaro, la varietà di droga e il precedente specifico giustificassero pienamente il pericolo di reiterazione, confermando la legittimità delle misure cautelari applicate.
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La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che manteneva un sequestro probatorio su una ingente somma di denaro, ritenuta provento di narcotraffico. L'Indagato aveva contestato la decisione del G.I.P. di non restituire i quasi 282.000 euro, bloccati da sette anni. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento mancava di una adeguata motivazione sulle specifiche esigenze investigative che giustificassero il mantenimento del sequestro probatorio per un periodo così lungo, senza che fosse stata esercitata l'azione penale. La decisione sottolinea che il sequestro probatorio non può trasformarsi in un sequestro preventivo senza una chiara indicazione delle finalità. Il denaro deve essere restituito.
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Un tifoso aveva ricevuto un provvedimento che gli imponeva di presentarsi in Questura durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato questo obbligo prima che il tifoso avesse avuto le 48 ore previste dalla legge per esercitare il suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha chiarito che il provvedimento del giudice è valido solo dal momento del suo deposito in cancelleria, non dalla data apposta. Poiché la convalida è avvenuta troppo presto, violando il diritto di difesa del cittadino, la Suprema Corte ha annullato la decisione del giudice, rendendo inefficace l'obbligo di presentarsi in Questura.
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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero. Il Tribunale del riesame aveva annullato una misura cautelare per un indagato, ritenendo insufficienti i gravi indizi di colpevolezza per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Cassazione ha censurato la motivazione del Tribunale, giudicandola inadeguata e insufficiente. Ha rilevato che il Tribunale non aveva considerato numerosi elementi probatori, come intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che indicavano una struttura organizzata e ruoli definiti. La Corte ha quindi rinviato gli atti al Tribunale di Palermo per un nuovo esame, sottolineando la necessità di una valutazione più approfondita di tutti gli elementi a carico dell'indagato.
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Un procedimento penale per ricettazione di un gioiello d'oro si conclude con l'archiviazione. Il G.i.p. ordina la restituzione del bene alla società derubata. Un individuo, sostenendo di aver acquistato il gioiello in buona fede, chiede la restituzione a proprio favore. Il giudice, rilevando una controversia sulla proprietà del bene sequestrato, rimette la questione al giudice civile. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'individuo, stabilendo che il provvedimento di rimessione al giudice civile non è impugnabile in sede penale, poiché non ha contenuto decisorio diretto sui diritti delle parti.
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Un Pubblico Ministero ha presentato ricorso contro l'annullamento degli arresti domiciliari di un Indagato, sostenendo che la motivazione della misura cautelare fosse adeguata. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha rilevato che il ricorso era stato presentato oltre il termine di dieci giorni previsto dalla legge. Pertanto, la questione sulla tempestività del ricorso penale ha prevalso, impedendo l'esame nel merito della validità della motivazione della misura cautelare.
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Due tifosi hanno ricevuto un DASPO di cinque anni, con obbligo di presentazione alla polizia durante le partite del Monza Calcio. Il G.i.p. ha convalidato la misura. La Cassazione ha parzialmente accolto i ricorsi dei tifosi. Ha annullato l'ordinanza nella parte in cui imponeva l'obbligo di doppia presentazione (anche durante il secondo tempo) e ha rilevato la mancanza di motivazione sull'urgenza del provvedimento. Ha invece confermato la durata del DASPO e la sua estensione alle partite amichevoli.
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Il Procuratore Generale ha impugnato una sentenza del G.i.p. che dichiarava estinto un reato di guida in stato di ebbrezza per esito positivo della messa alla prova. L'impugnazione riguardava l'omessa trasmissione degli atti al Prefetto per l'applicazione delle sanzioni amministrative accessorie. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Procuratore non avesse un interesse concreto a ricorrere, poiché la trasmissione degli atti è un'attività materiale che la parte può richiedere direttamente, senza bisogno di un provvedimento giudiziario modificativo. L'omissione non giustificava un appello.
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Il G.i.p. di Firenze ha respinto la richiesta di un Condannato per l'estinzione del reato, oggetto di un decreto penale di condanna. Il Condannato ha presentato ricorso in Cassazione contro questa decisione. La Corte ha chiarito che la via corretta per contestare una decisione del giudice dell'esecuzione sull'estinzione del reato è l'opposizione allo stesso giudice, non il ricorso in Cassazione. Tuttavia, applicando il principio del favor impugnationis, la Cassazione ha convertito il ricorso in opposizione e ha rinviato gli atti al G.i.p. di Firenze per la corretta valutazione della richiesta di estinzione del reato.
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Un cittadino aveva ricevuto un provvedimento dal Questore che gli imponeva di presentarsi in Commissariato durante eventi sportivi. La legge stabilisce un termine massimo di 96 ore per la convalida di tale provvedimento da parte del giudice. Nel caso specifico, la convalida è avvenuta oltre questo termine, rendendo il provvedimento inefficace. La Corte di Cassazione ha chiarito che il mancato rispetto dei termini di convalida provvedimento Questore porta alla perdita di efficacia della misura restrittiva, anche se il termine scade in un giorno festivo.
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Un Lavoratore è stato arrestato per detenzione di marijuana e hashish, ma il G.I.P. non ha convalidato l'arresto, ritenendo le sostanze per uso personale e disponendo la liberazione. La Procura ha ricorso in Cassazione, contestando la mancata valutazione di quantità, bilancino, coltello intriso di droga e confezionamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il G.I.P. non ha correttamente valutato gli elementi indiziari presenti al momento dell'arresto (valutazione ex ante). La Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza del G.I.P., affermando che la Convalida dell'arresto era legittima.
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Un indagato, sottoposto a misura cautelare, aveva nominato un difensore di fiducia. Il G.i.p. non ha avvisato questo avvocato dell'interrogatorio di garanzia. Durante l'interrogatorio, l'indagato ha nominato un nuovo difensore di fiducia senza sollevare obiezioni sul mancato avviso al primo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato. Ha stabilito che l'omesso avviso al difensore di fiducia non comporta la nullità interrogatorio di garanzia se l'indagato, pur potendo, non eccepisce il vizio e nomina un altro legale, sanando di fatto la precedente omissione.
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Un Lavoratore, condannato per guida in stato di ebbrezza tramite patteggiamento, ha contestato la durata della sospensione patente guida di otto mesi. Il Lavoratore chiedeva una riduzione a tre mesi, sostenendo che il giudice non potesse modificare i termini concordati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la durata delle sanzioni amministrative accessorie, come la sospensione patente guida, non rientra nella disponibilità delle parti in un patteggiamento. Il giudice ha il potere di determinare la misura, specialmente in base al tasso alcolemico riscontrato, e la sua motivazione è stata considerata sufficiente.
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