La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di furto di rame, in particolare di mille metri di cavi sottratti da una linea telefonica. L'imputato sosteneva che i cavi fossero abbandonati a causa dello stato di degrado del terreno e della fitta vegetazione. I giudici hanno chiarito che la scarsa manutenzione non equivale all'abbandono volontario del bene da parte del proprietario. Inoltre, l'uso di attrezzi per tagliare i cavi dimostrava che la linea era ancora attiva e collegata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità penale dell'imputato e l'applicazione dell'aggravante per il furto ai danni di infrastrutture destinate a servizi pubblici, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali.
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