Un dipendente di un consorzio per la raccolta dei rifiuti è stato condannato per il reato di furto di carburante. L'uomo sottraeva sistematicamente gasolio dai serbatoi dei mezzi aziendali, manomettendo i veicoli e falsificando i documenti di rifornimento per simulare furti notturni. La Corte d'appello ha confermato la pena di due anni e sei mesi di reclusione, superiore al minimo edittale, evidenziando la gravità del comportamento e l'ingente profitto. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità della pena a causa della particolare raffinatezza degli artifici utilizzati e della sistematicità della condotta. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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