Definizione
Il reato di furto si considera completato quando l'autore si è impossessato della cosa altrui, sottraendola al controllo del proprietario, anche solo per un breve periodo. Nel caso di supermercati, avviene con il superamento della barriera delle casse.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 302 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 81% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 7%
- Rigettato 12%
- Inammissibile 81%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 765%
- Penale Sez. 526%
- Penale Sez. 49%
Precedenti più richiamati
- Cass. 48880/2018in 86 provvedimenti
- Cass. 26749/2016in 59 provvedimenti
- Cass. 4868/2021in 18 provvedimenti
- Cass. S.U. 52117/2014in 67 provvedimenti
- Cass. 7704/1993in 12 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un dipendente sottrae ripetutamente merce da un supermercato, disattivando l'allarme con codici ottenuti indebitamente e caricando i beni nella propria auto parcheggiata nell'area sotterranea. La polizia predispone un appostamento e lo blocca solo prima dell'uscita. La difesa sostiene che la condotta integri solo un tentativo perché le forze dell'ordine controllavano la scena a distanza. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e conferma la condanna per furto consumato, aggravato dall'uso di mezzo fraudolento e dall'abuso della prestazione d'opera. La Suprema Corte stabilisce che il reato è perfetto quando l'agente acquisisce l'autonoma disponibilità materiale della refurtiva, anche temporanea, senza che l'osservazione a distanza della polizia impedisca il compimento dell'azione criminosa prima del fermo finale.
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L'Imputato ha asportato dei cavi e li ha nascosti in un luogo appartato, al di fuori del controllo del proprietario. Successivamente le Forze dell'Ordine hanno ritrovato la refurtiva solo grazie alle indicazioni fornite dallo stesso autore del fatto e dal suo complice. Nei gradi di merito l'uomo ha subito una condanna per il reato di furto aggravato. Con il ricorso alla Suprema Corte, la difesa ha sostenuto che l'azione integrasse un mero tentativo e non un furto consumato, data la brevità del possesso. I giudici di legittimità hanno respinto questa ricostruzione e dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che la piena ed effettiva disponibilità dei beni, pur se mantenuta per breve tempo al di fuori della vigilanza della vittima, perfeziona il reato.
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Un uomo ha sottratto beni ed è stato bloccato dalle forze dell'ordine dopo un breve pedinamento a distanza. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il fatto integrasse soltanto un tentativo e non un furto consumato, chiedendo inoltre l'assorbimento del possesso ingiustificato di arnesi da scasso nel delitto principale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'acquisizione di un'autonoma e concreta disponibilità della refurtiva, seppur temporanea, perfeziona il delitto consumato anche in presenza di un monitoraggio esterno della polizia. Inoltre, gli strumenti da scasso non utilizzati non vengono assorbiti nella condanna per sottrazione patrimoniale. La Cassazione ha confermato integralmente la penale responsabilità dell'imputato, condannandolo alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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I giudici hanno confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione per furto in abitazione a carico di un imputato sorpreso subito dopo l'azione criminosa. La difesa sosteneva che il reato dovesse qualificarsi come tentativo, poiché le forze dell'ordine avevano monitorato l'uomo a distanza prima di bloccarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La vittima aveva perso di vista l'autore della sottrazione, consentendo a quest'ultimo di acquisire la piena e autonoma disponibilità dei beni, seppur per pochi istanti. Tale circostanza integra pienamente la fattispecie di furto consumato ed esclude il semplice tentativo. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
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Un uomo si impossessa di alcuni beni e viene bloccato dalle forze dell'ordine subito dopo il fatto, mentre veniva sorvegliato a distanza. I giudici di merito lo condannano a tre mesi di reclusione e cento euro di multa per furto aggravato da recidiva specifica e reiterata. L'uomo ricorre in Cassazione chiedendo di degradare l'accusa a semplice tentativo, di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e di concedere le attenuanti generiche. I Giudici Supremi dichiarano il ricorso inammissibile. La Corte afferma che sussiste il furto consumato ogni volta che l'autore consegue, anche solo per brevissimo tempo, la piena e autonoma disponibilità della refurtiva prima del blocco. L'abitualità criminale e il corposo casellario giudiziale precludono inoltre sia la tenuità sia le attenuanti. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese legali con tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per furto aggravato. L'autore del reato ha sottratto oltre settecento euro all'interno di un'area sorvegliata da telecamere, fuggendo con la refurtiva prima di essere fermato casualmente da finanzieri in borghese. L'imputato sosteneva che la videosorveglianza riducesse l'azione a un mero tentativo e chiedeva l'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha escluso il tentativo e ha qualificato l'azione come furto consumato. I giudici hanno chiarito che gli impianti di registrazione servono solo all'identificazione successiva e non impediscono l'impossessamento. Inoltre, l'importo consistente esclude qualunque particolare tenuità, a prescindere dal patrimonio della persona offesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Due individui sono stati condannati per furto pluriaggravato dopo aver asportato materiale ferroso da una stazione di servizio dismessa. Hanno sostenuto che il materiale fosse "res derelicta" (cosa abbandonata) e che il furto fosse solo tentato, non consumato. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il materiale di una struttura dismessa, se conserva valore e non è facilmente smantellabile, non è "res derelicta". Il furto pluriaggravato si considera consumato se una parte della refurtiva è già stata caricata sul veicolo, anche se l'asportazione non è del tutto terminata.
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Un uomo ha rubato uno smartphone dalla borsa di una cliente all'interno di un bar e si è dato alla fuga. L'impianto di videosorveglianza lo ha immortalato e alcuni clienti lo hanno riconosciuto prima che le forze dell'ordine lo fermassero con la refurtiva. L'imputato ha proposto ricorso chiedendo di considerare l'azione un mero tentativo di furto e invocando il valore economico lievissimo del bene sottratto. La Corte di Cassazione ha confermato che si tratta di furto consumato, poiché l'autore della sottrazione ha acquisito, anche solo per breve tempo, la piena e autonoma disponibilità del telefono uscendo dal locale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e condannato l'imputato al pagamento delle spese.
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Un uomo ha forzato la catena e il lucchetto di una barca ormeggiata sulla spiaggia, spingendola in mare per sottrarla al proprietario. La difesa ha sostenuto che la condotta integrasse un semplice tentativo, non avendo l'agente acquisito un dominio duraturo sul bene. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna per furto consumato con l'aggravante della violenza sulle cose. I giudici hanno chiarito che il delitto di furto consumato si perfeziona nell'istante in cui la cosa viene rimossa dal luogo originario ed esce dalla sfera di disponibilità della persona offesa. La durata del possesso e il successivo recupero della refurtiva da parte delle forze dell'ordine non trasformano l'illecito in tentato.
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L'Imputato è stato condannato per furto aggravato dopo aver sottratto borse, cellulari e portafogli sotto gli ombrelloni in spiaggia. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'ipotesi di reato tentato, poiché inseguito subito dopo l'allarme, e lamentando difetti nella notifica degli atti e la mancata concessione delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando la differenza tra Furto consumato e tentato furto. I giudici hanno stabilito che il reato è consumato se l'autore ottiene l'autonoma disponibilità della refurtiva, anche solo per pochi istanti e a breve distanza. Inoltre, la rinuncia del difensore al mandato non cancella l'elezione di domicilio. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Un amministratore d'azienda è stato condannato per concorso nel furto di diverse automobili sequestrate e rimosse da un piazzale tramite una bisarca. La difesa ha chiesto la riqualificazione del fatto in tentativo di furto, sostenendo che i veicoli non fossero mai usciti dalla sfera di controllo delle forze dell'ordine a causa del tracciamento satellitare immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito la distinzione tra **furto consumato e tracciamento GPS**: se la refurtiva esce dal piazzale e la vigilanza sul bene si interrompe, il reato è consumato anche se un dispositivo satellitare consente di rintracciare i veicoli in un secondo momento. La condanna dell'imputato è diventata definitiva.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per "furto aggravato" a due persone che avevano sottratto capi di abbigliamento rimuovendo i dispositivi antitaccheggio. Le imputate avevano chiesto di riqualificare il fatto come "tentativo di furto", ma la Suprema Corte ha ribadito che il "furto consumato" si verifica quando il ladro ottiene il possesso della merce, anche per un breve periodo e senza sorveglianza costante. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna alle spese.
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Un Lavoratore ha rubato uno zaino a una Turista in un locale pubblico. Condannato per furto aggravato, ha sostenuto che si trattasse di furto tentato, poiché le Forze dell'Ordine lo stavano "monitorando". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che il furto è consumato quando il ladro ottiene la piena disponibilità del bene, anche per poco. Nel caso specifico, le Forze dell'Ordine non hanno osservato direttamente il furto, ma hanno agito dopo che il Lavoratore aveva già preso lo zaino. Questo conferma il "Furto consumato e monitoraggio" come reato pienamente realizzato.
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Un uomo ha infranto la vetrina di una farmacia per sottrarre cinquecento euro dalla cassa. L'intervento immediato delle forze dell'ordine ha costretto l'autore ad abbandonare subito il denaro rubato durante la fuga. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse un mero tentativo e non un furto aggravato, chiedendo inoltre il riconoscimento del danno economico lieve. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. Il delitto si considera pienamente consumato nel momento in cui il ladro acquisisce l'autonoma disponibilità dei beni, pur se per brevissimo tempo. L'effrazione della vetrata integra la violenza sulle cose, mentre l'importo rubato sommato al danno materiale esclude ogni attenuante.
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Due imputati hanno sottratto due zaini dall'interno di un'automobile parcheggiata sulla pubblica via. Le forze dell'ordine hanno monitorato l'azione a distanza e hanno bloccato i responsabili subito dopo la fuga. La difesa ha sostenuto la sussistenza del solo tentativo, poiché gli agenti avevano controllato l'intera dinamica del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e ha ribadito che si configura il furto consumato quando il soggetto ottiene la piena e autonoma disponibilità della refurtiva, anche solo per un breve lasso temporale. La sorveglianza a distanza operata dalla polizia giudiziaria non impedisce il compimento del reato né esclude l'impossessamento effettivo dei beni sottratti.
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L'Imputato ha subito una condanna per furto aggravato a quattro mesi di reclusione e centoventi euro di multa. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la derubricazione del reato, invocando la distinzione tra furto consumato e tentato. Secondo la tesi difensiva, la brevità del possesso impediva il perfezionamento del delitto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato è consumato quando l'agente consegue, anche per un breve lasso temporale, la piena, autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona condannata per furto pluriaggravato in un negozio. La difesa sosteneva che si trattasse di furto tentato, dato che l'azione era stata monitorata dal personale di sorveglianza. La Cassazione ha confermato la condanna per furto consumato. Ha chiarito che il furto è consumato quando il ladro acquisisce la piena e autonoma disponibilità della merce, anche se per breve tempo, e anche se l'azione è monitorata, se il controllo non impedisce l'impossessamento immediato. Nel caso specifico, il sorvegliante ha interrotto il monitoraggio, permettendo l'acquisizione della refurtiva.
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Due donne hanno sottratto il portafoglio a una cliente all'interno di un supermercato. La vittima si è accorta del fatto solo alla cassa. Un passante all'esterno ha notato le donne mentre frugavano nel portafoglio e le ha seguite fino a uno sportello bancario, dove le stesse hanno prelevato contanti usando la carta bancomat rubata. I giudici di merito hanno condannato le imputate per furto e per l'indebito utilizzo della carta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi difensivi, chiarendo che sussiste il furto consumato ogni volta che l'autore acquisisce l'autonoma disponibilità del bene, anche se un cittadino qualunque osserva casualmente la scena all'esterno.
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Un Lavoratore ha rubato gronde e lastre di rame da un cimitero. Scoperto dai militari, è fuggito ad alta velocità, mettendo in pericolo le persone. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che si trattasse di furto tentato e non di **furto consumato**. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il furto è consumato quando il ladro ottiene, anche per un breve periodo, il controllo del bene, anche se osservato dalle forze dell'ordine. Il Lavoratore aveva sottratto il rame e tentato la fuga, dimostrando il possesso.
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Due soggetti hanno sottratto merce all'interno di un esercizio commerciale eludendo i controlli. I due si sono allontanati con la refurtiva prima che la persona offesa si accorgesse del fatto, superando l'allarme antitaccheggio. La difesa ha sostenuto che si trattasse di tentato furto. La Corte di Cassazione ha invece confermato l'imputazione di **Furto consumato**, poiché gli autori hanno acquisito l'autonomo possesso dei beni portandoli fuori dal negozio. La Corte ha inoltre giudicato corretto il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti e della condotta penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giustizia e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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