Definizione
Un furto (cioè rubare qualcosa) che diventa più grave perché chi lo commette usa un'abilità particolare per non farsi notare, rendendo difficile alla vittima accorgersene subito.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 39 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 70% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 22%
- Rigettato 8%
- Inammissibile 70%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 543%
- Penale Sez. 741%
- Penale Sez. 416%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 34090/2017in 20 provvedimenti
- Cass. 139/2019in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 40150/2018in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Due clienti di un supermercato hanno distratto la cassiera con una falsa richiesta di informazioni su una ricarica telefonica, costringendola ad alzarsi dalla cassa. In quel frangente, una delle due donne ha sottratto un sacchetto contenente cento euro dall'area riservata ai dipendenti. I giudici di merito hanno condannato entrambe per furto aggravato dalla destrezza. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna e ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo. I giudici hanno chiarito che creare intenzionalmente un diversivo per allontanare la vittima e rubare costituisce piena destrezza, non un semplice approfittamento di una disattenzione casuale. Inoltre, il risarcimento parziale di trecento euro non ha garantito l'attenuante economica, poiché non ha coperto l'intero danno subito dall'attività commerciale.
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Un figurante in abiti storici ha chiesto una donazione a un turista dopo uno scatto fotografico. Mentre la vittima estraeva cinque euro dal portafoglio, l'uomo ha sfilato repentinamente ottanta euro con una mossa fulminea, nascondendoli sotto il proprio mantello. All'arrivo della polizia, il soggetto ha opposto resistenza colpendo un agente con una spallata durante l'identificazione. I giudici hanno qualificato il fatto come furto aggravato con destrezza e non come controversia contrattuale, poiché il denaro era già uscito dalla sfera di custodia della vittima grazie a un'azione rapida e ingannevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando in via definitiva la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da una persona condannata per furto aggravato dalla destrezza. L'imputata contestava l'illogicità della motivazione della sentenza d'appello, ma la Suprema Corte ha ribadito che in sede di legittimità non è possibile riesaminare i fatti o la valutazione delle prove. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore ha distratto la Proprietaria di un'auto posizionando della pizza sul parabrezza, inducendola a scendere e lasciando la portiera aperta, per poi sottrarle la borsa. In primo grado, è stato condannato per furto aggravato dal mezzo fraudolento. La Corte di Cassazione ha riqualificato il fatto come furto aggravato dalla destrezza, ritenendo che l'azione di distrazione non costituisse un vero e proprio inganno per la consegna del bene. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato, confermando la condanna e l'aggravante, ma con una diversa qualificazione giuridica.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato dalla destrezza a carico di un imputato che si era impossessato rapidamente di un bene altrui. La difesa sosteneva l'assenza dell'aggravante, ritenendo il fatto un semplice approfittamento senza previa creazione di un diversivo. I giudici hanno invece dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che il gesto fulmineo integra pienamente la destrezza se sorprende la vittima e ne neutralizza la reazione immediata. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Una persona è stata condannata per tentato furto aggravato dalla destrezza. La Corte d'Appello di Milano aveva confermato la sentenza di primo grado. La persona ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione dell'aggravante della destrezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'aggravante sussiste quando il ladro usa particolare abilità o astuzia per sorprendere o eludere la sorveglianza del proprietario. Il caso rientrava in questa definizione, come nel tipico borseggio. La condanna è stata quindi confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Un giovane è stato condannato per il reato di Furto aggravato dalla destrezza in concorso con altri complici. Il gruppo era entrato in un locale pubblico e aveva circondato due clienti intenti a giocare a un videogame. Mentre alcuni membri del gruppo parlavano con le vittime, toccando la spalla di uno di loro per ostacolare la visuale, un altro complice sfilava il portafogli dalla borsa adagiata sul tavolo. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la vittima avesse lasciato la borsa incustodita e negando l'esistenza di un piano per creare un muro umano. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la destrezza sussiste quando gli autori provocano attivamente la distrazione della vittima con astuzia, impedendo il controllo sui propri beni, confermando così la penale responsabilità.
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Un individuo ha rubato un tablet da un negozio, usando una tecnica per eludere la sorveglianza. La Corte d'Appello lo ha condannato per **furto aggravato dalla destrezza**. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la destrezza che il mancato riconoscimento del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la destrezza sussiste quando l'agente agisce con abilità per sorprendere la sorveglianza. Ha escluso il danno di speciale tenuità, dato il valore di 550 euro del bene rubato. L'individuo deve pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di furto con strappo. L'Imputato aveva cercato di far qualificare il fatto come furto aggravato dalla destrezza o truffa, ma i giudici hanno ribadito che l'azione di strappare le banconote configurava violenza sulle cose, elemento chiave del furto con strappo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese processuali.
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Un Lavoratore ha sottratto un telefonino durante un'aggressione, e la Corte d'Appello ha confermato il furto aggravato dalla destrezza. L'imputato ha presentato ricorso, contestando l'applicazione dell'aggravante. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la destrezza sussiste anche quando l'agente contribuisce a creare la situazione di disattenzione della vittima. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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L'Imputata è stata condannata per "tentato furto aggravato dalla destrezza". Ha presentato ricorso contestando l'applicazione dell'aggravante di destrezza e il mancato riconoscimento di un'attenuante per il valore del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la destrezza sussiste quando il ladro usa particolare abilità per eludere la sorveglianza, come nascondere i movimenti con vestiti. L'attenuante non era applicabile per il valore non insignificante e i danni aggiuntivi. L'Imputata deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato dalla destrezza per aver sottratto 30 euro da un marsupio nel furgone di un Panettiere, approfittando di una sua distrazione. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'identificazione, l'inammissibilità di un rinvio per impedimento del difensore e la sussistenza dell'aggravante. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i primi due motivi. Ha invece accolto il ricorso sull'aggravante della destrezza, annullando la sentenza su questo punto e rinviando il caso a una diversa sezione della Corte d'Appello per una nuova valutazione, basata sulla corretta interpretazione della destrezza che richiede abilità o astuzia specifica.
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Un Lavoratore è stato condannato per un caso di furto aggravato dalla destrezza. Ha presentato ricorso, sostenendo che le circostanze attenuanti generiche dovessero prevalere sull'aggravante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che la valutazione comparativa tra circostanze aggravanti e attenuanti è una decisione discrezionale dei giudici di merito, non sindacabile in Cassazione se ben motivata. Il ricorso del Lavoratore non ha dimostrato illogicità o arbitrio nella sentenza impugnata. Di conseguenza, il Lavoratore ha perso e ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due soggetti per furto consumato e tentato furto. Gli imputati avevano proposto ricorso contestando la sussistenza della circostanza che configura il furto aggravato con destrezza e lamentando un'errata quantificazione della pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili i ricorsi, precisando che la destrezza sussiste ogni volta che l'autore del reato adotta accorgimenti ulteriori rispetto al minimo indispensabile, idonei a eludere la sorveglianza della vittima. Inoltre, la determinazione della pena e il bilanciamento delle circostanze rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e non possono essere riesaminati in Cassazione se motivati in modo logico. Gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Tre individui fingono un'avaria all'auto per impietosire una passante e chiederle dell'acqua. Mentre la donna si allontana lasciando la borsa nel veicolo, i soggetti le sottraggono il portafoglio per poi fuggire. I giudici territoriali condannano i complici per concorso in furto aggravato dalla destrezza. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente i ricorsi ed esclude l'aggravante contestata. La Suprema Corte chiarisce che la messa in scena preliminare integra semmai l'uso di un mezzo fraudolento e non la destrezza, la quale richiede un'abilità fisica specifica durante la materiale sottrazione. Il provvedimento viene quindi annullato con rinvio per una nuova qualificazione.
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Un cliente ha sottratto tre paia di occhiali da un negozio di ottica sfruttando la distrazione del commerciante, impegnato a servire la moglie e il figlio dell'autore del reato. I familiari erano del tutto ignari del piano delittuoso. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione invocando lo stato di necessità economico dovuto alla perdita del lavoro, l'insussistenza dell'aggravante e la particolare tenuità del danno. I giudici supremi hanno respinto ogni tesi difensiva. La Corte ha confermato la condanna per furto aggravato dalla destrezza. L'uso astuto di terzi inconsapevoli per eludere la vigilanza integra pienamente l'aggravante. La semplice indigenza economica non legittima il compimento di reati predatori in presenza dei servizi di assistenza sociale.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due donne accusate di furto aggravato con destrezza. Le imputate, insieme a un complice, avevano accerchiato la vittima in un'area di servizio per distrarla e sottrarle il portafoglio dalla borsa. La difesa sosteneva che il semplice approfittare della distrazione altrui non bastasse a configurare l'aggravante. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che l'azione di accerchiamento rappresenta una condotta attiva e astuta, specificamente preordinata a eludere la sorveglianza della vittima. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando le ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Un giovane entra in un negozio e, approfittando del momentaneo allontanamento della commerciante nel retrobottega, le sottrae il portafogli dalla borsa per poi tentare di usare il bancomat digitando codici casuali. Condannato nei gradi precedenti, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte stabilisce che l'uso indebito del bancomat si configura anche senza conoscere il PIN. Tuttavia, accoglie il ricorso sul Furto aggravato dalla destrezza: questa aggravante richiede una speciale abilità o astuzia idonea a eludere la vigilanza, e non la semplice e passiva strumentalizzazione della distrazione o dell'assenza temporanea della vittima, non provocata dall'autore. La sentenza viene annullata limitatamente all'aggravante, con rinvio alla Corte d'appello per rideterminare la pena.
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Il caso riguarda la condanna di un uomo per il reato di furto aggravato dalla destrezza di un telefono cellulare all'interno di un bar. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di dolo a causa del proprio stato di ebbrezza, l'immediata restituzione del bene e la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di alterazione alcolica non esclude la colpevolezza e che la restituzione è avvenuta solo grazie all'intervento dei carabinieri. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata esclusa poiché il furto di un cellulare comporta una grave violazione della privacy a causa dei dati sensibili in esso contenuti. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Una donna è stata condannata per furto aggravato dalla destrezza commesso all'interno di una gioielleria, in concorso con un complice. La difesa ha sostenuto l'insussistenza dell'aggravante, affermando che solo il complice avesse distratto la vittima e che la donna non avesse avuto un ruolo attivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che i filmati delle telecamere dimostrano chiaramente il contributo causale della donna nel reato, applicando le regole sul concorso di persone. Di conseguenza, la condanna è definitiva e la ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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