La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex arbitro contro l'ordinanza che disponeva gli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. La difesa sosteneva l'insussistenza delle esigenze alla base delle misure cautelari personali, poiché l'indagato era stato sospeso dalla federazione calcistica, perdendo lo status di arbitro. La Suprema Corte ha invece confermato il provvedimento, evidenziando il ruolo di spicco dell'indagato come intermediario e organizzatore del gruppo criminale. Secondo i giudici, le condotte illecite erano del tutto indipendenti dalla sua qualifica ufficiale, persistendo il concreto pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove, in particolare per il rischio di occultamento di flussi finanziari. L'indagato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »