Definizione
Reato previsto dall'art. 642 del codice penale, commesso da chi, al fine di conseguire un indennizzo, distrugge, disperde, deteriora od occulta cose di sua proprietà, falsifica o altera una polizza o la documentazione richiesta per la stipula di un contratto di assicurazione.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 178 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 76% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 14%
- Rigettato 7%
- Inammissibile 76%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 748%
- Penale Sez. 248%
- Penale Sez. 13%
Precedenti più richiamati
- Cass. 8105/2016in 9 provvedimenti
- Cass. 43534/2021in 13 provvedimenti
- Cass. 4389/2018in 6 provvedimenti
- Cass. 48026/2014in 5 provvedimenti
- Cass. 48925/2016in 6 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Due imputati hanno subito una condanna per il delitto di frode assicurativa, commesso attraverso la stipula di polizze auto con documenti contraffatti a danno di più persone offese. La difesa ha impugnato la sentenza d'appello dinanzi alla Suprema Corte, contestando la valutazione delle prove, il diniego di nuove audizioni istruttorie, la mancata applicazione delle attenuanti e l'esclusione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Gli atti difensivi riproponevano infatti argomenti generici già superati dai giudici territoriali, pretendendo una nuova ricostruzione dei fatti preclusa in sede di legittimità. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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L'assicurato e il fornitore hanno concordato richieste di indennizzo per presunti guasti elettrici mai avvenuti. L'assicurato ha presentato alla compagnia i documenti di spesa. Il fornitore ha emesso fatture per riparazioni fittizie senza incassare i corrispettivi. La compagnia ha scoperto gli artifizi tramite indagini private successive alla liquidazione e ha presentato querela. I due imputati sono stati condannati per frode assicurativa. Gli imputati hanno presentato ricorso contestando la tempestività della querela, vizi di notifica e l'assenza di dolo per l'emittente delle fatture. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi confermando le condanne. La Corte ha chiarito che il termine della querela decorre dalla piena scoperta del raggiro e chi emette fatture per lavori inesistenti risponde del reato.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato per simulazione di reato e frode assicurativa. L'uomo aveva simulato un sinistro per ottenere un risarcimento economico indebito dalla compagnia assicurativa. Nei gradi precedenti i giudici di merito avevano accertato la piena responsabilità dell'imputato, respingendo l'efficacia di un verbale difensivo tardivo. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata riapertura del dibattimento in appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile: i giudici di legittimità non possono riesaminare le prove o rivalutare i fatti storici già chiariti. L'imputato perde definitivamente la causa penale e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Un automobilista ha subito la condanna definitiva per frode assicurativa dopo aver denunciato un falso incidente stradale per ottenere un indennizzo illecito. La compagnia assicurativa ha scoperto la truffa attraverso perizie tecniche che dimostravano l'incompatibilità dei danni e tramite le dichiarazioni contraddittorie dei soggetti coinvolti. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la tardività della querela della compagnia e lamentando la mancata escussione di un testimone durante il periodo pandemico. I giudici supremi hanno respinto le difese: il termine per querelare decorre solo dalla piena certezza del reato, emersa dopo i riscontri tecnici. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per il reato di frode assicurativa, respingendo integralmente il suo ricorso. L'imputata contestava la mancata concessione delle attenuanti generiche e la propria responsabilità penale. I giudici supremi hanno rilevato la manifesta infondatezza del ricorso, evidenziando come le circostanze attenuanti fossero già state concesse nei precedenti gradi di giudizio con la massima riduzione possibile della pena. I motivi legati alla responsabilità sono risultati generici e privi di reale confronto con le motivazioni della sentenza di condanna. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, negando altresì le spese alla parte civile per l'assenza di un contributo difensivo utile.
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Un imputato ha denunciato finti incidenti stradali per ottenere rimborsi economici da una compagnia assicurativa, utilizzando un veicolo intestato a una società. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di frode assicurativa continuata e aggravata. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di non essere l'intestatario della polizza né il legale rappresentante della società proprietaria del mezzo, chiedendo di derubricare il fatto a truffa ordinaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il delitto previsto dall'articolo 642 del codice penale non costituisce un reato proprio e punisce chiunque manipoli illecitamente un contratto assicurativo, anche se estraneo alla stipula.
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L'Automobilista ha presentato una falsa richiesta di risarcimento alla compagnia assicurativa, chiedendo somme sproporzionate rispetto ai danni reali del veicolo. L'imputato si è difeso sostenendo che la condotta costituisse soltanto un tentativo privo di profitto concreto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato di frode assicurativa si consuma nel momento stesso in cui la compagnia riceve la domanda risarcitoria fraudolenta. Non occorre incassare il denaro per configurare il reato penale completo. L'Automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Un cittadino ha presentato documentazione medica falsa alla propria compagnia assicurativa per ottenere il risarcimento di traumi mai subiti. Il medico indicato nel certificato ha disconosciuto il documento. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per frode assicurativa. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma nel momento stesso in cui la documentazione falsa viene consegnata all'assicurazione, senza che sia necessario l'effettivo incasso dell'indennizzo. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché generico e privo di confronto con le motivazioni dei giudici di merito. Il genericamente definito assicurato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di frode assicurativa in concorso con altri soggetti. L'imputato ha contestato la decisione dei giudici di merito lamentando l'eccessività della sanzione inflitta e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione a causa della genericità e manifesta infondatezza delle doglianze difensive. La Corte di merito aveva infatti calibrato la misura della pena ben al di sotto della media edittale, valutando attentamente sia la gravità del fatto sia la personalità del reo. Di conseguenza, la Cassazione ha reso definitiva la condanna penale per l'imputato e ha aggiunto a suo carico il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Due individui hanno denunciato un finto incidente stradale per incassare un risarcimento, compilando un modulo di constatazione amichevole falso. L'attività investigativa privata della compagnia assicurativa ha svelato la menzogna: l'auto indicata era stata già venduta prima della data dichiarata e la firma sul documento risultava apocrifa. Gli imputati sono stati condannati per il reato di frode assicurativa. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi difensivi confermando integralmente le sanzioni penali e il risarcimento del danno a carico degli autori della truffa.
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Due soggetti organizzano una frode assicurativa ai danni di una compagnia di assicurazioni per ottenere un risarcimento non dovuto. Il conducente di un pullman denuncia un incidente mai avvenuto, sostenendo che della ghiaia caduta da un autocarro ha rotto il parabrezza del proprio veicolo. Il complice fornisce una falsa testimonianza scritta per confermare la dinamica. Il presunto danneggiante smentisce l'accaduto e dimostra l'incompatibilità dei danni fisici riportati dal mezzo. I giudici di merito condannano entrambi gli imputati per tentata truffa all'assicurazione. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili per assenza di vizi logici e nega la particolare tenuità del fatto a causa del piano fraudolento concordato. I ricorrenti subiscono la condanna definitiva e il pagamento delle spese.
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L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di frode assicurativa previsto dall'articolo 642 del codice penale. Tramite il proprio difensore, ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contestando una presunta illogicità della motivazione e l'errata valutazione delle prove da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti o valutare nuovamente le prove, ma deve limitarsi a verificare la correttezza logica della sentenza impugnata. Avendo la Corte d'Appello fornito una motivazione congrua ed esauriente, la contestazione non poteva trovare accoglimento. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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L'Imputata è stata condannata per frode assicurativa, avendo utilizzato fotocopie di falsi certificati medici per ottenere un risarcimento dopo un sinistro stradale. Il Giudice di Appello aveva già rilevato la contraddittorietà della motivazione. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio. Il reato si è estinto per prescrizione, poiché i fatti risalivano al 2011 e, considerando i termini di legge e le sospensioni, il termine massimo per perseguire il crimine era scaduto. La Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato, permettendo così di dichiarare la prescrizione.
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Un automobilista ha citato in giudizio una compagnia assicurativa per ottenere il risarcimento di danni fisici derivanti da un presunto incidente stradale. L'istruttoria ha svelato la totale falsità dell'evento e della documentazione medica prodotta: la struttura sanitaria indicata non conservava alcun archivio delle visite né fatture a nome dell'uomo, oltre a riscontrare anomalie grafiche nei certificati. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di frode assicurativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'interessato, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati, confermando le condanne per frode assicurativa e simulazione di reato. I ricorrenti contestavano la tempestività della querela, la competenza territoriale del tribunale e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che il termine per la querela decorre dalla piena conoscenza del fatto da parte del legale rappresentante della società e che la competenza si radica dove la richiesta di risarcimento giunge all'assicurazione. Ha inoltre confermato la legittimità del diniego delle attenuanti generiche, anche in assenza di precedenti penali, data la gravità della condotta.
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L'amministratore di una società in grave crisi economica ha simulato un furto all'interno del capannone aziendale. L'imprenditore ha utilizzato il codice identificativo di un dipendente ignaro e ha denunciato la sparizione di merci mai registrate a magazzino per incassare l'indennizzo della polizza. I giudici di merito lo hanno condannato per simulazione di reato e frode assicurativa. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando una scorretta lettura delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: la ricostruzione dei fatti è solida e l'imputato non può chiedere una nuova valutazione del merito in sede di legittimità. La condanna penale resta definitiva con l'addebito delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per **frode assicurativa**. L'imputato aveva fornito dati falsi sul luogo di nascita e residenza per stipulare un contratto assicurativo. La difesa ha presentato ricorso, contestando la motivazione della sentenza d'appello e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni generiche e infondate. Ha sottolineato la "spregiudicatezza e malizia" della condotta e il danno, anche indiretto, causato all'assicurazione. L'individuo deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Un individuo ha denunciato falsamente il furto di un'auto per ottenere 17.000 euro da una compagnia assicurativa, configurando una frode assicurativa. Condannato in primo e secondo grado, l'imputato ha sostenuto in Cassazione che il reato di frode contro l'assicurazione (art. 642 c.p.) potesse essere commesso solo dal contraente della polizza, e lui non lo era. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la denuncia di un sinistro non accaduto può essere commessa da chiunque, anche da chi non è il titolare della polizza, purché concorra a manipolare il rapporto assicurativo. La sentenza ha confermato la condanna e l'obbligo di risarcimento.
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L'Imputato è stato condannato per simulazione di reato e frode assicurativa. Nel ricorso in Cassazione ha lamentato che la Corte d'Appello avrebbe dovuto riconoscergli d'ufficio le circostanze attenuanti generiche, pur non avendole richieste espressamente nei precedenti gradi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Secondo i giudici, il mancato riconoscimento d'ufficio delle circostanze attenuanti generiche non rappresenta un vizio della sentenza se la parte non ha presentato una richiesta specifica sostenuta da fatti concreti durante il giudizio di appello. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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L'Imputata è stata condannata per riciclaggio e frode assicurativa. Aveva alterato l'identificazione di due auto rubate apponendo targa e telaio di un veicolo a lei intestato. Successivamente, ha simulato un incidente stradale per ottenere un risarcimento dall'assicurazione, ma le indagini hanno rivelato la falsità del sinistro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo che le motivazioni dei giudici precedenti fossero logiche e coerenti. Ha ribadito il principio della 'doppia conforme', secondo cui il ricorso in Cassazione non può riesaminare il merito delle prove, ma solo la corretta applicazione della legge e la manifesta illogicità della motivazione. Il ricorso dell'Imputata è stato dichiarato inammissibile.
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