Definizione
La divisione tecnica e catastale di un terreno o di un immobile in più parti distinte.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 71 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 39% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 39%
- Rigettato 33%
- Inammissibile 22%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 270%
- Penale Sez. 317%
- Civile Sez. 513%
Precedenti più richiamati
- Cass. 12322/2020in 6 provvedimenti
- Cass. 1367/2017in 3 provvedimenti
- Cass. 6740/2016in 3 provvedimenti
- Cass. 7453/2008in 3 provvedimenti
- Cass. 15304/2006in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
I proprietari di un immobile abusivo hanno chiesto di bloccare l'ordine di demolizione a causa di tre domande di condono edilizio presentate nel 2004 dalla precedente proprietaria. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta rilevando l'assenza di elementi per prevedere un esito favorevole rapido. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il frazionamento fittizio di un'unica costruzione in più istanze non consente di aggirare le soglie volumetriche di legge. Il superamento della cubatura complessiva rende il manufatto insanabile ed esclude la sospensione della demolizione.
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Un proprietario e una società lamentavano errori in un frazionamento e difformità nella realizzazione di una strada, derivanti da un precedente **accordo conciliativo** con un'altra società. Chiedevano l'accertamento del diritto su una striscia di terreno e il ripristino della strada. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto in gran parte le loro richieste. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni precedenti. I ricorrenti non hanno dimostrato errori nell'interpretazione dell'accordo né vizi procedurali tali da giustificare un riesame dei fatti.
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Un Proprietario ha avviato un'azione di regolamento di confini contro una Società Confinante per definire la linea di separazione tra i loro terreni. Il Proprietario lamentava anche l'occupazione di una porzione di terreno e l'impedimento all'accesso. Il Tribunale ha accolto la domanda, e la Corte d'Appello ha confermato, ordinando alla Società Confinante il rilascio dell'area. La Cassazione ha respinto il ricorso della Società. Ha stabilito che per il regolamento di confini si devono considerare i titoli di acquisto più risalenti e i frazionamenti originari. Le variazioni catastali o i riordini fondiari del demanio marittimo non prevalgono se non hanno coinvolto i proprietari privati confinanti.
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Un proprietario ha contestato le distanze legali di un gazebo e di un ampliamento edilizio sul fondo vicino, oltre a chiedere la definizione del confine. I vicini hanno a loro volta contestato un garage del primo. La Corte d'Appello aveva stabilito il confine basandosi sullo stato di fatto consolidato per decenni, permettendo a entrambi di mantenere le costruzioni. La Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario solo per la questione delle **distanze legali tra costruzioni** relative al gazebo, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione specifica su questo punto. Ha invece confermato la possibilità di usucapire il diritto a mantenere il garage a distanza inferiore, anche se abusivo e poi sanato.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di regolamento di confini tra due proprietari. La controversia riguardava la delimitazione tra diverse particelle di terreno. I giudici di merito avevano erroneamente ignorato la rilevanza del tipo di frazionamento richiamato nei titoli di acquisto delle parti, ritenendolo non probante del confine se non derivante da un unico venditore. La Cassazione ha stabilito che, nell'azione di regolamento di confini, i titoli di acquisto e i frazionamenti in essi richiamati sono sempre fondamentali per individuare il confine, anche se non provengono da un unico originario appezzamento. La sentenza di appello è stata cassata, e la causa rinviata per un nuovo esame, che dovrà considerare correttamente il valore probatorio del frazionamento.
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L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che ha accolto il ricorso di una proprietaria contro una modifica catastale. Tale modifica aveva ridotto la sua proprietà, classificando parte del terreno come demanio marittimo, basandosi su una verifica straordinaria. La questione centrale riguardava la giurisdizione tributaria: se fosse competente il giudice tributario o quello ordinario per controversie su modifiche catastali che incidono sui confini e sulla determinazione dei tributi. La Corte di Cassazione ha confermato la competenza del giudice tributario, poiché la controversia verteva direttamente sulla contestazione delle risultanze catastali e la loro incidenza fiscale. Ha rigettato il ricorso dell'Agenzia.
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Nel 1987, i proprietari di un palazzo a Vicenza frazionarono l'immobile. Un atto di vendita stabilì che un cortile interno era di **proprietà esclusiva nel condominio** di una specifica unità immobiliare, pur essendo gravato da una servitù di passaggio per tutti gli altri condomini. Successivamente, questa unità e il cortile furono rivenduti. Alcuni condomini contestarono la natura esclusiva del cortile, sostenendo fosse comune. La Corte di Cassazione ha confermato che la volontà originaria dei venditori, chiaramente espressa nell'atto del 1987, poteva validamente escludere il cortile dalle parti comuni, riconoscendone la proprietà esclusiva. Il ricorso è stato rigettato, con condanna alle spese per i ricorrenti.
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Un Proprietario ha citato in giudizio i Confinanti per un contrasto sul regolamento di confini tra le loro proprietà, chiedendo anche l'apposizione di termini. I Confinanti sostenevano che il confine fosse già definito da un atto di frazionamento. Il primo giudice aveva rigettato la domanda di regolamento di confini, ritenendo l'incertezza insussistente. La Corte d'Appello ha riformato la sentenza, accogliendo la domanda e stabilendo il confine basandosi su una consulenza tecnica, poiché il frazionamento non era stato materializzato e generava incertezza soggettiva. I Confinanti hanno proposto ricorso in Cassazione, contestando l'ammissibilità dell'azione di regolamento di confini in assenza di incertezza e l'uso della CTU. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'incertezza soggettiva, anche in presenza di un frazionamento non materializzato, giustifica il regolamento di confini e che la CTU può essere usata per determinarlo. I Confinanti sono stati condannati alle spese.
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Una cittadina contesta il provvedimento con cui l'amministrazione finanziaria ha eseguito un frazionamento d'ufficio della sua particella immobiliare, situata al confine con il demanio marittimo. La proprietaria chiede il ripristino dell'originaria consistenza dei registri. L'ente pubblico eccepisce il difetto di giurisdizione del giudice tributario, sostenendo la competenza del giudice ordinario per accertare i limiti della proprietà. I giudici tributari di merito accolgono le richieste della contribuente. La Corte di Cassazione conferma la decisione: quando la controversia mira alla correzione dei dati e alla variazione catastale, la giurisdizione appartiene esclusivamente al giudice tributario, per via dei diretti riflessi fiscali degli atti censurati. L'ente pubblico perde il ricorso e subisce la condanna al rimborso delle spese processuali.
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Un Cittadino è stato condannato per abusi edilizi e gli è stata ordinata la demolizione delle opere. Ha tentato di ottenere il condono edilizio presentando istanze di sanatoria. Il Comune ha inizialmente rilasciato i permessi, ma questi sono stati annullati dalla Corte di Cassazione per illegittimità. Successivamente, il Comune ha annullato i condoni. La Corte d'Appello ha rigettato l'incidente di esecuzione, ritenendo i permessi non conformi alla legge. La Cassazione ha confermato che il condono non è ammissibile se la richiesta fraziona un unico manufatto per aggirare i limiti volumetrici di 750 mc, come accertato nel caso specifico dove la volumetria reale superava quella dichiarata. Il ricorso del Cittadino è stato rigettato.
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Un Consorzio Agrario ha citato in giudizio alcuni confinanti chiedendo la restituzione di una striscia di terreno di circa 60 metri quadri abusivamente occupata. Una delle proprietarie confinanti ha proposto domanda riconvenzionale per usucapione limitatamente a tale porzione di terreno. La Corte d'Appello ha però dichiarato l'usucapione dell'intera particella catastale di oltre 5.000 metri quadri. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Consorzio Agrario, stabilendo che il giudice d'appello ha violato la corrispondenza tra chiesto e pronunciato, avendo attribuito alla donna un'area immensamente più grande rispetto a quella da lei effettivamente richiesta.
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Un proprietario terriero ha avviato un'azione di regolamento di confini contro la società confinante per stabilire l'esatto confine tra i loro terreni. Il Tribunale prima e la Corte d'Appello poi hanno rideterminato il confine tramite consulenze tecniche, respingendo però la tesi della società che rivendicava la proprietà esclusiva di un pozzo. La Corte d'Appello ha quindi posto a carico della società i due terzi delle spese legali, ritenendola prevalentemente soccombente. La società ha fatto ricorso in Cassazione contestando la ripartizione delle spese. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che nell'azione di regolamento di confini il giudice valuta discrezionalmente la soccombenza reciproca e che la parte la cui tesi è maggiormente disattesa deve sopportare il carico principale delle spese processuali. La società perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella sua camera da letto 13,60 grammi di marijuana, equivalenti a 47 dosi medie singole, insieme a strumenti per il confezionamento e il frazionamento della droga. La difesa sosteneva l'uso personale, invocando il proscioglimento. Tuttavia, i giudici hanno confermato che la presenza di strumenti di taglio e confezionamento esclude l'uso personale, provando l'attività di spaccio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di droga di lieve entità. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando elementi oggettivi incompatibili con il consumo personale: l'elevata quantità di droga sequestrata, l'alto principio attivo, il numero di dosi ricavabili e la suddivisione della sostanza in due involucri distinti. La Cassazione ha ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda la tassazione delle plusvalenze derivante dalla vendita di un complesso industriale composto da due edifici. L'azienda aveva rateizzato il guadagno in tre anni, compensando la plusvalenza del primo edificio con la minusvalenza del secondo. L'ufficio tributario riteneva illegittimo il frazionamento e ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale, lamentando una motivazione apparente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che la sentenza d'appello era ampiamente motivata e logica, basandosi su dati contabili precisi e sul calcolo delle superfici. L'azienda ha quindi vinto definitivamente la causa, ottenendo il riconoscimento del diritto alla rateizzazione e la condanna del fisco al pagamento delle spese legali.
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Un erede ha agito in giudizio per ottenere la riduzione della donazione in natura di un terreno, effettuata dal defunto padre in favore del fratello e della cognata, per lesione della propria quota di legittima. La Corte d'Appello ha accolto la domanda disponendo la riduzione in natura, ma ha omesso di individuare materialmente la porzione di terreno da distaccare, rinviando genericamente a un successivo frazionamento catastale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'erede, stabilendo che il giudice non può limitarsi a un calcolo matematico astratto. La sentenza deve identificare con precisione la porzione fisica del bene da attribuire al legittimario, poiché il frazionamento ha solo un ruolo esecutivo e non può integrare una decisione incompleta.
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Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema delle distanze tra costruzioni e della determinazione dei confini. Il Vicino ha citato in giudizio i Proprietari confinanti lamentando la violazione delle distanze legali della loro nuova costruzione. I giudici di merito, basandosi sui rilievi dei tecnici e sul frazionamento allegato all'atto di acquisto, hanno accertato il confine e ordinato l'arretramento dell'edificio, oltre al risarcimento del danno. I Proprietari hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l'incertezza del confine e l'esclusione degli sporti dal calcolo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che nel processo civile vige la regola della "preponderanza dell'evidenza" e che i regolamenti locali non possono modificare la nozione civilistica di costruzione. I Proprietari perdono la causa e devono demolire la parte abusiva e pagare le spese.
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Un acquirente stipula un accordo per l'acquisto di un appartamento. Successivamente, scopre che il frazionamento necessario per l'abitabilità costringe a passare dal bagno per accedere al giardino. Questo dettaglio non era stato chiarito al momento della firma. L'acquirente chiede quindi la risoluzione del contratto preliminare per inadempimento dei venditori. La Corte d'Appello accoglie la domanda, ordinando la restituzione del doppio della caparra e dell'acconto. I venditori ricorrono in Cassazione, sostenendo che la modifica fosse di scarsa importanza. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che la modifica strutturale altera in modo sostanziale il bene promesso in vendita. L'acquirente vince definitivamente la causa e i venditori devono rimborsare tutte le spese legali.
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L'Agenzia delle Entrate ha revocato le agevolazioni prima casa a una contribuente che aveva acquistato un immobile in corso di costruzione. Successivamente, l'acquirente ha frazionato l'immobile in due unità, lasciandone una incompiuta oltre il termine di tre anni dalla registrazione dell'atto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che i lavori di costruzione devono essere completati entro il termine triennale di decadenza previsto per i controlli dell'amministrazione finanziaria. Di conseguenza, la contribuente perde definitivamente i benefici fiscali ed è condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Nel 2005, i Proprietari del Fondo Confinante hanno citato in giudizio i Vicini per ottenere la rimozione di una recinzione abusiva e l'accertamento dell'inesistenza di una servitù di passaggio. I Vicini sostenevano che il confine coincidesse con la mezzeria di una strada interpoderale, basandosi su un frazionamento del 1984. I giudici di merito hanno accolto la domanda dei Proprietari del Fondo Confinante, accertando lo sconfinamento tramite perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei Vicini, confermando che, in tema di regolamento di confini, il frazionamento allegato all'atto di acquisto più antico ha un valore sussidiario e si applica solo in mancanza di altri elementi certi di prova. I Vicini perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
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