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Fornitura Di Acqua Non Potabile

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Fornitura di acqua non potabile: la prescrizione è di 10 anni
Un utente ha citato in giudizio il gestore del servizio idrico per chiedere la riduzione del prezzo del canone e il risarcimento dei danni a causa della fornitura di acqua non potabile erogata per diversi anni. I giudici di merito avevano dichiarato la prescrizione dell'azione, applicando il termine breve di un anno previsto per i vizi della cosa venduta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'utente. I giudici supremi hanno stabilito che l'erogazione di acqua priva dei requisiti di potabilità costituisce una consegna di bene del tutto diverso, nota come aliud pro alio, o un inesatto adempimento contrattuale. Pertanto, l'azione legale è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella annuale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al tribunale per un nuovo giudizio.
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Fornitura di acqua non potabile: gestore condannato e Regione in causa
Tre utenti hanno citato in giudizio il gestore idrico chiedendo la restituzione di metà delle bollette e il risarcimento dei danni per la fornitura di acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il gestore ha chiamato in causa la Regione per essere manlevato. Il Tribunale aveva escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che spetta al giudice ordinario decidere sia sulla domanda degli utenti per la fornitura di acqua non potabile, sia sulla richiesta di garanzia del gestore contro la Regione. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del gestore su questo punto, rinviando la causa al Tribunale per decidere sulla responsabilità della Regione, confermando però la condanna del gestore a risarcire gli utenti.
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Fornitura di acqua non potabile: risarcimento al giudice civile
Due utenti hanno citato in giudizio il gestore idrico chiedendo il risarcimento dei danni causati dalla fornitura di acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il gestore ha chiamato in causa la Regione per essere sollevato da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di risarcimento per la fornitura di acqua non potabile rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di un inadempimento contrattuale del gestore. Inoltre, anche la domanda di manleva contro la Regione spetta al giudice ordinario, poiché strettamente collegata alla causa principale di risarcimento. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per decidere sul merito della garanzia.
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Fornitura di acqua non potabile: rimborso sicuro anche dopo anni
Gli eredi di un'utente hanno citato in giudizio il gestore idrico lamentando la fornitura di acqua non potabile e chiedendo il rimborso parziale delle bollette pagate. Il gestore si è difeso eccependo la decadenza e la prescrizione annuale previste per i vizi della vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del gestore, confermando che la fornitura di acqua non potabile, a fronte di un contratto per acqua potabile, costituisce un'ipotesi di "aliud pro alio" (consegna di una cosa completamente diversa). Di conseguenza, non si applicano i termini brevi di decadenza e prescrizione, ma la prescrizione ordinaria decennale per inadempimento contrattuale. Gli utenti hanno quindi ottenuto definitivamente il rimborso del 50% dei canoni versati.
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