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Fiduciante

Definizione

Il soggetto che rimane proprietario effettivo e beneficiario economico di un bene, pur intestandolo formalmente a una società fiduciaria.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Bancarotta fraudolenta fiduciaria: beni dei clienti o della società?
Un amministratore di una società fiduciaria, poi insolvente, è stato condannato per **bancarotta fraudolenta fiduciaria**, sia patrimoniale che documentale. Ha distratto circa 21 milioni di euro appartenenti ai clienti (fiducianti), usando i fondi per altri scopi o come garanzia. La difesa sosteneva che i beni restassero dei clienti, non della società fallita. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che i beni affidati a una fiduciaria, sebbene formalmente dei clienti, rientrano nel patrimonio della società per scopi fallimentari se la società ne ha la disponibilità autonoma. La distrazione di questi fondi costituisce reato, danneggiando i creditori. L'amministratore dovrà risarcire le parti civili.
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Tassa automobilistica: paga la fiduciaria, non il proprietario
Una società fiduciaria ha impugnato l'avviso di pagamento della Regione Lombardia relativo alla tassa automobilistica per un veicolo registrato a suo nome nel Pubblico Registro Automobilistico (PRA). La società sosteneva di non essere la proprietaria effettiva del mezzo, amministrato per conto di un cliente terzo (fiduciante), e di essere coperta dal segreto professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'intestazione al PRA fa scattare una presunzione di responsabilità. Pertanto, la società fiduciaria è obbligata al pagamento della tassa automobilistica come responsabile d'imposta, salvo il suo diritto di rivalsa (richiesta di rimborso) nei confronti del reale proprietario. L'amministrazione finanziaria non deve cercare il proprietario effettivo, gravando sulla fiduciaria l'onere di indicarlo o pagare il tributo.
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Intestazione fiduciaria e fisco: vince il socio, non la forma
Un contribuente finanziava società le cui quote erano a lui riconducibili tramite società fiduciarie. L'Agenzia delle Entrate lo ha accusato di esercitare un'abusiva attività creditizia, considerando i finanziamenti come prestiti a terzi. La Corte di Cassazione ha annullato l'accertamento, stabilendo un principio chiave su intestazione fiduciaria e fisco: la proprietà sostanziale del fiduciante prevale sempre sulla proprietà formale del fiduciario. Di conseguenza, i versamenti non erano prestiti a terzi, ma legittimi finanziamenti alle proprie società. Il contribuente ha vinto la causa, vedendo riconosciuta la realtà economica dell'operazione rispetto all'apparenza formale.
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