Definizione
Reato commesso da un pubblico ufficiale che, nell'esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente in un atto pubblico fatti di cui l'atto è destinato a provare la verità.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 288 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 28%
- Rigettato 27%
- Inammissibile 42%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 567%
- Penale Sez. 717%
- Penale Sez. 616%
Precedenti più richiamati
- Cass. 37880/2021in 7 provvedimenti
- Cass. 38720/2008in 7 provvedimenti
- Cass. 15901/2021in 9 provvedimenti
- Cass. 5896/2020in 11 provvedimenti
- Cass. S.U. 36551/2010in 6 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
I funzionari di un'autorità portuale e alcuni imprenditori affrontavano un processo per falso ideologico in atto pubblico e abuso d'ufficio. L'accusa contestava il reiterato rilascio di autorizzazioni provvisorie per l'uso di banchine demaniali, ritenendo falsamente attestata la natura contingente delle esigenze per evitare la gara pubblica. Il Tribunale assolveva tutti gli imputati. La Corte di appello ribaltava la pronuncia condannando alcuni imputati per falso e disponendo risarcimenti civili. La Corte di Cassazione annulla la condanna senza rinvio ed esclude ogni responsabilità penale e civile. I giudici supremi affermano che l'uso errato di uno strumento amministrativo per esigenze reali attiene alla legittimità dell'atto e non costituisce falso ideologico in atto pubblico. La Corte azzera anche le condanne risarcitorie.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per due ispettori previdenziali responsabili del delitto di falso ideologico in atto pubblico. I funzionari avevano attestato nel verbale di accertamento di aver concluso le verifiche mediante un accesso presso lo studio del consulente del lavoro dell'imprenditore, alla presenza di quest'ultimo. Tale incontro non era mai avvenuto. Gli ispettori sostenevano che la falsa attestazione integrasse un mero errore materiale o un falso innocuo privo di effetti. La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva. L'inveritiera datazione dell'accertamento ha spostato artificialmente in avanti il termine di decadenza per la notifica dell'infrazione, impedendo all'azienda di eccepire l'estinzione del debito e provocando il blocco del DURC per circa un anno. La dichiarazione di inammissibilità ha precluso la prescrizione.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione inflitta a un dirigente comunale per il delitto di falso ideologico in atto pubblico. Il pubblico ufficiale aveva attestato la natura precaria di alcune strutture balneari all'interno di un parere tecnico, sebbene le forze dell'ordine e i giudici amministrativi ne avessero già accertato la natura stabile e abusiva. La difesa sosteneva che il parere costituisse solo un passaggio interno senza valore decisivo e invocava l'intervenuta prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno respinto queste tesi: gli atti interni al procedimento amministrativo possiedono piena rilevanza penale e le norme di sospensione della prescrizione vigenti al momento della condotta escludono l'estinzione del reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un ufficiale delle forze dell'ordine ha riportato nei registri di servizio orari di lavoro superiori a quelli realmente prestati, allontanandosi dalla caserma in ventuno occasioni. Tale condotta ha procurato un ingiusto profitto stipendiale di circa 1.800 euro ai danni dell'amministrazione militare. I giudici hanno ricostruito le assenze incrociando i filmati delle telecamere di sorveglianza e i dati delle celle telefoniche. La difesa sosteneva che le assenze fossero dovute a compiti esterni d'ufficio e contestava la competenza del tribunale militare. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa aggravata per falso orario, stabilendo che le mere giustificazioni generiche dell'imputato non smentiscono le prove oggettive raccolte dall'accusa.
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Un agente di polizia locale ha attestato falsamente la dimora abituale di tre cittadini stranieri senza svolgere le verifiche presso l'indirizzo dichiarato. L'ufficiale ha concordato un rapido incontro su strada con l'intermediario privato, osservando i richiedenti a distanza durante i rilievi di un sinistro stradale. Il Tribunale del riesame ha applicato all'indagata la sospensione dal pubblico ufficio per sei mesi. La Corte di Cassazione ha confermato la misura interdittiva, respingendo il ricorso dell'indagata. I giudici hanno chiarito che integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico la condotta del pubblico ufficiale che certifica l'effettiva residenza senza un sopralluogo sul posto. Il controllo visivo sommario non sana l'omessa verifica abitativa e sussiste il pericolo di reiterazione della condotta criminosa.
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L'Amministratore Unico di una società ha richiesto finanziamenti pubblici autocertificando l'assenza di procedimenti penali a carico dell'ente. L'imprenditore conosceva l'esistenza delle indagini, avendo ricevuto notifiche e avvisi giudiziari, sebbene il certificato dei carichi pendenti risultasse formalmente pulito. I giudici di merito hanno riqualificato l'accusa originaria contestando il falso ideologico in autocertificazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la violazione del diritto di difesa, l'assenza di dolo e la natura innocua dell'errore, ritenendo l'attestazione ininfluente per ottenere i fondi. La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso. I giudici hanno confermato la condanna: la riqualificazione non ha modificato il fatto storico e chi autocertifica il falso dinanzi alla pubblica amministrazione lede la fede pubblica, rendendo del tutto irrilevante l'effettiva incidenza del dato sui requisiti del bando.
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I giudici di merito hanno condannato L'Imputato per i reati di falsità ideologica indotta e sostituzione di persona. L'accusato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando la mancata confluenza della prima fattispecie nella seconda. La difesa sosteneva che il falso assorbisse l'inganno sull'identità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il ricorrente non aveva sollevato questa specifica contestazione durante il giudizio di secondo grado. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno respinto le doglianze senza valutarle nel merito, imponendo a L'Imputato il pagamento delle spese del giudizio, una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende e il rimborso delle spese legali a favore de La Parte Civile.
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I proprietari di un complesso alberghiero, condannati in via definitiva con confisca dei beni per lottizzazione abusiva nonostante la sopravvenuta prescrizione, hanno richiesto la revisione della sentenza penale. I ricorrenti miravano a dimostrare, mediante nuove perizie e documenti di cantiere, l'anteriorità delle opere abusive per anticipare la data di prescrizione e impedire l'esproprio pubblico dell'immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità dell'istanza. I giudici hanno chiarito che il rimedio straordinario della revisione serve esclusivamente a dimostrare l'innocenza del condannato e non a ridiscutere la decorrenza della prescrizione o a proporre riletture tecniche di fatti già esaminati nel processo.
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Un Locatore ha citato in giudizio gli Inquilini per morosità nel pagamento dei canoni di locazione. Gli Inquilini hanno prodotto una quietanza di pagamento, la cui sottoscrizione è stata riconosciuta autentica. Tuttavia, il Locatore ha contestato l'alterazione del testo della quietanza, sostenendo che l'importo e la causale erano stati modificati. I giudici di merito hanno accolto la contestazione del Locatore senza richiedere la proposizione di una `querela di falso`. La Cassazione ha ribadito che, per contestare la falsità materiale di una scrittura privata con sottoscrizione autentica, è indispensabile proporre la `querela di falso`. La sentenza di appello è stata cassata, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Un Giudice di pace è stato condannato per falso ideologico. Ha attestato falsamente in una sentenza depositata di aver letto in udienza un dispositivo diverso da quello effettivamente pronunciato. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità, escludendo che la falsità fosse "innocua" o "grossolana". La condotta ha alterato la funzione documentale dell'atto e non era palesemente riconoscibile. La Corte ha ribadito che la consapevolezza della falsità è sufficiente per la condanna, indipendentemente dall'ignoranza sulla sua illiceità. Il Giudice è stato condannato.
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Un Lavoratore è stato condannato per falso ideologico e per aver realizzato opere senza autorizzazione su un'area cimiteriale. Egli aveva dichiarato falsamente di essere erede per ottenere la concessione di un loculo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Ha confermato che la dichiarazione falsa non era un "falso innocuo" poiché aveva ingannato i funzionari e causato un danno a terzi, permettendo al Lavoratore di ottenere la concessione e avviare lavori. La Corte ha anche escluso l'applicazione della non punibilità per tenuità del fatto, data la gravità della condotta. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e risarcire le parti civili.
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Un Maresciallo dei Carabinieri ha ricevuto una condanna per peculato e falso ideologico. I fatti riguardano l'appropriazione di 5.400 euro durante una perquisizione, con la successiva falsificazione dei verbali che attestavano il ritrovamento di soli 600 euro. Il Maresciallo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'attendibilità dei testimoni e la logicità della motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la valutazione delle prove e la credibilità dei testimoni da parte dei giudici precedenti fossero logiche e non presentassero vizi manifesti, confermando così la condanna per peculato e falso ideologico.
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Un funzionario pubblico ha subito la sospensione dal servizio per un anno a causa dell'accusa di falso ideologico. Il dipendente avrebbe verbalizzato falsamente la presenza di un delegato alle commissioni elettorali. Successivamente, il giudice ha disposto la revoca del provvedimento. Nonostante la cessazione della sanzione, il lavoratore ha impugnato la decisione iniziale davanti alla Corte di Cassazione per tutelare la propria reputazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che la cessazione della misura cautelare fa venir meno l'interesse giuridico a contestare il provvedimento originale. L'imputato non subisce più un pregiudizio diretto da una misura oramai inefficace. Di conseguenza, il dipendente ha perso la causa e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di quattro individui coinvolti in tentata percezione indebita di erogazioni pubbliche e falso ideologico. Tre di loro, condannati in appello, hanno visto i loro reati estinti per intervenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza per questi imputati. Per la quarta imputata, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la sua condanna e il pagamento delle spese processuali, poiché le sue argomentazioni non sono state ritenute valide.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per concorso in falso ideologico in atto pubblico, relativo a una falsa dichiarazione di vendita di un veicolo al pubblico registro automobilistico. La Corte ha riqualificato il fatto come falso ideologico commesso dal privato (Art. 483 c.p.), anziché quello commesso dal pubblico ufficiale. Questa riqualificazione ha permesso di accertare che il reato era estinto per prescrizione, poiché erano trascorsi più di dieci anni dalla data del fatto, anche considerando la recidiva. L'imputato ha quindi ottenuto l'annullamento della condanna.
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Due agenti e un funzionario della Polizia Stradale sono stati accusati di falso ideologico in documenti informatici e abuso d'ufficio. Avevano alterato i database per simulare ricorsi amministrativi contro multe e rilasciato false certificazioni per esentare veicoli. La Corte d'Appello aveva già parzialmente riformato le condanne, dichiarando alcuni reati estinti per prescrizione. La Corte di Cassazione, esaminando i ricorsi, ha stabilito che anche i reati rimanenti erano ormai coperti dalla **prescrizione dei reati**. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata senza rinvio, ponendo fine al processo per decorrenza dei termini legali, senza un giudizio sul merito delle accuse.
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Un Cittadino ha falsamente denunciato lo smarrimento della sua carta di circolazione, che in realtà era stata ritirata dalla Polizia. Ha così ottenuto un duplicato illecito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falso ideologico e falso per induzione, ritenendo che la falsa denuncia di smarrimento integri il reato di cui all'art. 483 c.p. e che il rilascio del duplicato, basato su tale falsità, configuri il falso per induzione. Il ricorso del Cittadino è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese.
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Un individuo è stato condannato per esercizio abusivo della professione, sostituzione di persona e falso ideologico. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità, rideterminando la pena. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'esclusione della particolare tenuità del fatto per l'esercizio abusivo della professione e la configurazione separata dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'esercizio abusivo della professione, per sua natura ripetitiva, non rientra nell'ambito della particolare tenuità del fatto. Ha inoltre confermato che la sostituzione di persona e il falso ideologico erano reati distinti, non assorbibili, poiché le condotte erano autonome. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Il Lavoratore, accusato di associazione per delinquere, falso ideologico e autoriciclaggio, aveva ottenuto un parziale annullamento della custodia cautelare. La Cassazione, in un precedente giudizio, aveva richiesto una nuova valutazione degli indizi di colpevolezza sul suo ruolo nell'associazione. Il Tribunale del Riesame ha poi confermato i gravi indizi, ritenendo il ricorso del Lavoratore inammissibile. La Suprema Corte ha ora dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando la validità della valutazione degli indizi di colpevolezza operata dal Tribunale del Riesame e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Una Persona ha ottenuto un contributo pubblico dichiarando falsamente la propria residenza e le condizioni di reddito. I giudici di merito l'hanno condannata per falso ideologico in atto pubblico per induzione e indebita percezione di erogazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del difensore. Ha stabilito che le false dichiarazioni di residenza costituiscono un "Falso in dichiarazione sostitutiva" (Art. 483 c.p.), non un falso per induzione del pubblico ufficiale. La sentenza è stata annullata con rinvio per ricalcolare la pena, riconoscendo una diversa e meno grave qualificazione giuridica per le dichiarazioni mendaci.
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