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Falsa Attestazione Di Identità

Definizione

Il reato commesso da chi dichiara o attesta falsamente a un pubblico ufficiale la propria identità o qualità personali, o quelle di altri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Falsa attestazione di identità: ricorso vago, la condanna resta
L'imputato ha subito una condanna per il reato di falsa attestazione di identità fornita a un pubblico ufficiale, con l'aggravante della recidiva. La Corte di Appello ha confermato la decisione di primo grado. L'uomo ha quindi presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, lamentando un presunto difetto di motivazione sulla propria responsabilità penale. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. Il ricorso presentava infatti motivi del tutto generici e privi di indicazioni puntuali sugli errori commessi dai giudici precedenti, violando le regole procedurali di specificità. Di conseguenza, la condanna a carico del ricorrente è divenuta definitiva. La Corte ha inoltre obbligato l'uomo a sostenere tutte le spese legali e a versare una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione di identità: condanna confermata per false generalità
Un Uomo è stato condannato per aver fornito false dichiarazioni sulla propria identità a ufficiali di polizia durante un controllo stradale, affermando di essere un'altra persona. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione. L'Uomo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione del reato e la mancata applicazione di pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la condotta integra il reato di falsa attestazione di identità (art. 495 c.p.) e che i precedenti penali giustificavano la mancata sostituzione della pena.
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Falsa Attestazione di Identità: Cassazione conferma condanna
Un Lavoratore, coinvolto in un sinistro stradale, ha esibito a un agente di polizia locale la patente di guida del fratello, compiendo una `falsa attestazione di identità`. L'obiettivo era nascondere che guidava con patente revocata. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, rigettando il ricorso del Lavoratore. La Corte ha ritenuto irrilevanti le contestazioni sulla credibilità dei testimoni e ha negato la sospensione condizionale della pena, considerando i precedenti penali e la finalità del reato di eludere le conseguenze legali.
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Falsa attestazione di identità: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino, già condannato per il reato di falsa attestazione di identità. Il Ricorrente aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Torino, che aveva confermato la sua condanna. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso privo di specifiche ragioni legali e di riferimenti adeguati alla motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, confermando l'importanza di motivazioni precise nei ricorsi.
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Falsa attestazione di identità: il passaporto smentisce l’uomo
L'Imputato ha subito una condanna per il delitto di falsa attestazione di identità per aver fornito false generalità alle autorità, attribuendosi il nome di un'altra persona. Il confronto visivo con la copia del passaporto del legittimo titolare ha smentito inequivocabilmente le dichiarazioni del soggetto, dimostrando la diversa identità fisica. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione lamentando un presunto difetto di motivazione della sentenza di secondo grado. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile a causa della genericità delle censure difensive, che non hanno affrontato la prova regina del documento smentito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale, imponendo al ricorrente il versamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione di identità: mentire più volte è sempre reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di falsa attestazione di identità (art. 495 c.p.). L'imputato sosteneva l'impossibilità di stabilire in quale specifica occasione avesse mentito, avendo fornito nomi diversi in più controlli. I giudici hanno chiarito che il reato si configura in ognuna delle occasioni in cui vengono fornite false generalità alle autorità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione di identità: la fuga finisce in Cassazione
Un uomo evaso dal carcere ha utilizzato per oltre un anno una carta d'identità contraffatta con la propria foto ma i dati di un'altra persona. Fermato in due occasioni nel 2013 e infine arrestato nel 2014, è stato condannato per il reato di falsa attestazione di identità. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che non vi fosse la certezza che nei controlli del 2013 l'utilizzatore del documento fosse effettivamente l'imputato, ipotizzando l'uso da parte di terzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la ricostruzione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito e che gli indizi, come la presenza costante di un complice e il ritrovamento di effetti personali, collegano in modo logico e univoco l'imputato all'utilizzo del documento falso durante tutto il periodo di latitanza.
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Falsa attestazione di identità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di falsa attestazione di identità a un pubblico ufficiale. Il ricorrente aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello di Milano che, pur rideterminando la pena, ne aveva confermato la responsabilità penale. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso si limitavano a contestazioni di fatto già esaminate e respinte nei gradi precedenti, rendendo l'impugnazione non idonea al vaglio di legittimità. Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione di identità: la condanna è valida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di **falsa attestazione di identità** a carico di un soggetto che aveva fornito molteplici generalità discordanti a pubblici ufficiali. La difesa sosteneva che l'incertezza sull'identità reale dovesse condurre all'assoluzione, ma i giudici hanno ribadito che la condotta di fornire nomi diversi integra il reato a prescindere dall'accertamento della verità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per aspecificità dei motivi, confermando anche il calcolo della pena in continuazione.
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Falsa attestazione identità: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per il reato di falsa attestazione identità a un pubblico ufficiale. Il ricorrente aveva impugnato la sentenza di appello lamentando un'eccessiva severità della pena e la mancata esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quanto già discusso in secondo grado, senza apportare critiche specifiche. La decisione ribadisce che la determinazione della sanzione e il riconoscimento delle aggravanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché supportati da una motivazione logica e coerente con i fatti accertati.
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Falsa attestazione identità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere e falsa attestazione identità. Il ricorrente contestava la configurabilità del reato di falso sostenendo che la polizia non fosse stata tratta in inganno, ma la Suprema Corte ha ribadito che tale valutazione di fatto, già operata dai giudici di merito, non può essere oggetto di riesame in sede di legittimità. La decisione comporta la conferma della condanna e il pagamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione identità: reato istantaneo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa attestazione identità a carico di un soggetto che aveva fornito generalità non veritiere alla polizia. La Suprema Corte ha ribadito che il reato si consuma nell'istante della dichiarazione mendace, rendendo irrilevante una successiva ammissione della verità, specialmente se avvenuta dopo i controlli degli agenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Falsa attestazione identità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per il reato di falsa attestazione identità. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e basati su una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione identità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26086/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di falsa attestazione identità. La Corte ha chiarito che fornire false generalità oralmente a un pubblico ufficiale durante un controllo stradale, in assenza di documenti, integra il più grave reato di cui all'art. 495 c.p. e non la fattispecie meno grave dell'art. 496 c.p., poiché tali dichiarazioni assumono valore di attestazione formale.
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Falsa attestazione identità: condanna anche se rettificata
Un soggetto viene condannato per resistenza a pubblico ufficiale e per falsa attestazione identità. In Cassazione, lamenta di aver successivamente fornito le generalità corrette. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il reato di falsa attestazione identità si configura anche in caso di dichiarazioni contrastanti, poiché è certo che almeno una sia falsa, a prescindere da una successiva rettifica. La pena è stata ritenuta congrua alla gravità dei fatti.
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