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Extramoenia

Definizione

Attività professionale privata svolta da un medico dipendente del Servizio Sanitario Nazionale al di fuori della struttura pubblica di appartenenza. È soggetta a specifiche regole, specialmente se il medico percepisce un'indennità di esclusiva.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rientro in esclusività: no alla retribuzione di posizione automatica
Due dirigenti medici, dopo un periodo in regime di extramoenia (lavoro non esclusivo), sono rientrati nel rapporto di lavoro esclusivo (intramoenia). L'Azienda Ospedaliera ha ripristinato l'indennità di esclusività ma non la retribuzione di posizione minima unificata, rimasta a zero fino al conferimento di un nuovo incarico. I medici hanno fatto causa chiedendo il pagamento arretrato di tale voce stipendiale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che, in base al contratto collettivo nazionale, il rientro nel regime di esclusività non comporta il ripristino automatico delle componenti variabili dello stipendio. Nelle more del conferimento di un nuovo incarico dirigenziale, la retribuzione di posizione resta determinata nella misura effettivamente goduta al momento del rientro, che nel caso specifico era pari a zero.
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Indennità di esclusività: il medico che lavora fuori deve restituirla
Un dirigente medico, pur avendo optato per il regime di lavoro esclusivo con un ospedale convenzionato, ha svolto attività privata esterna (extramoenia) non autorizzata emettendo fatture con propria partita IVA. L'ospedale ha richiesto la restituzione delle somme versate a titolo di indennità di esclusività e di posizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del medico, confermando l'obbligo di restituire oltre 34.000 euro. La Corte ha stabilito che l'eventuale inadempimento dell'ospedale nel fornire gli spazi per l'attività interna non autorizza il medico a lavorare all'esterno di propria iniziativa, potendo quest'ultimo solo richiedere il risarcimento dei danni.
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Sequestro preventivo per frode: quando è legittimo?
Un medico e sua moglie sono stati oggetto di un sequestro preventivo per una presunta frode ai danni del sistema sanitario, avendo omesso di dichiarare l'attività privata del medico pur percependo un'indennità di esclusiva. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro, ritenendo sussistenti sia il 'fumus commissi delicti' (parvenza di reato) sia il 'periculum in mora' (rischio di dispersione dei beni), quest'ultimo provato da movimentazioni finanziarie sospette. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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