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Estrema ratio

Definizione

Espressione latina che significa 'ultima risorsa'. Nel diritto penale, indica che la detenzione in carcere deve essere applicata solo quando nessun'altra misura meno afflittiva è ritenuta adeguata.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: il braccialetto non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per reati di spaccio di cocaina e resistenza a pubblico ufficiale, confermando la custodia cautelare in carcere. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ritenendo la prigione una misura eccessiva. La Suprema Corte ha invece confermato la decisione del Tribunale del Riesame: la custodia cautelare in carcere e l'unica misura idonea. L'indagato deteneva ingenti quantita di droga e strumenti di confezionamento proprio in casa, dimostrando che le mura domestiche non avrebbero impedito la continuazione dell'attivita illecita. Inoltre, il braccialetto elettronico non garantisce l'impossibilita di fuga nell'intervallo di tempo necessario alle forze dell'ordine per intervenire. Il ricorrente e stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso tributario: vince il contribuente
Una società riceveva avvisi di accertamento TARSU e proponeva ricorso. I giudici di merito dichiaravano l'inammissibilità del ricorso tributario perché la data di notifica sull'atto del contribuente appariva corretta a penna e incerta. La Cassazione accoglie il ricorso della società. La Suprema Corte stabilisce che, in caso di contestazioni sulla data di notifica tramite servizio postale diretto, il giudice non può dichiarare subito l'inammissibilità. Egli ha l'obbligo di ordinare l'esibizione dell'avviso di ricevimento originale al concessionario della riscossione, che è l'unico a possederlo. L'inammissibilità deve essere solo un'estrema ratio.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: la svolta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21872/2023, ha chiarito i confini del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, focalizzandosi sull'obbligo di repechage (ricollocamento). Il caso riguarda un lavoratore licenziato a causa della riorganizzazione aziendale e della soppressione della sua posizione lavorativa. L'azienda sosteneva l'impossibilità di impiegare il dipendente in altre mansioni. I giudici hanno stabilito che il datore di lavoro deve dimostrare in modo rigoroso l'impossibilità di ricollocare il dipendente, non solo in mansioni equivalenti ma anche in mansioni inferiori, qualora ciò sia necessario per salvare il posto di lavoro e vi sia il consenso del lavoratore. La Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, confermando che la mancanza di tale prova rende il licenziamento illegittimo.
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Misure alternative: valutazione attuale pericolosità
Un detenuto si è visto negare le misure alternative sulla base del suo passato criminale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e concreta, considerando i progressi del condannato e non solo i reati commessi anni prima. Il provvedimento ha chiarito che anche il volontariato può essere valido per la semilibertà.
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